© CC BY-SA 2.0 Andreas Trojak

Lo “Spiegel”, il più quotato tra i settimanali tedeschi, in un editoriale sulla sua versione online, a firma di Sascha Lobo, ha trattato uno dei temi più tristemente noti ultimamente, ossia quello del terrorismo che da un po’ di tempo a questa parte sta colpendo anche l’Europa. Il 42enne giornalista-blogger tedesco ha analizzato i principali attacchi terroristici che ci sono stati dal 2014 ai giorni nostri, e il quadro che ne esce fuori è senz’altro interessante d’analizzare, nonché inquietante.

Pur premettendo che la valutazione fatta dai servizi di sicurezza spesso è molto complessa, quel che salta agli occhi è che dal 2014 su 24 persone che hanno commesso attentati, ben 22 avevano avuto contatti con altri islamisti o reti islamiste; 21 erano in liste del terrore o segnalati; 17 avevano avuto precedenti condanne con obbligo di segnalazione; 13 erano stati in aree a rischio in Siria o Iraq e 12 di questi erano già stati monitorati dalla polizia.

© CC BY-SA 3.0 Karl-Ludwig Poggemann Flickr

In questa non di certo allegra lista il caso che fa più scalpore, man mano che le indagini in corso proseguono e saltano fuori altri particolari, è quello di Anis Amri, l’attentatore del mercatino di Natale a Berlino che, il 19 dicembre scorso, con un camion uccise 12 persone, fra cui la nostra connazionale Fabrizia Di Lorenzo, e ne ferì altre 56. L’assassino di Breitscheidtplatz detiene probabilmente il record per i segnali di pericolo che aveva nel corso del tempo sparso in giro per l’Europa. Era stato condannato in Italia per aggressione e incendio doloso a quattro anni di reclusione. I Servizi italiani lo avevano monitorato dopo la detenzione per sospetto di radicalizzazione, così come la polizia di Krefeld, cittadina a metà strada tra Duisburg e Düsseldorf. Faceva inoltre parte della scena islamista di Hildesheim, nei pressi di Hannover, dove le forze di sicurezza (Sek) avevano chiuso una moschea e l’associazione islamista “Fussilet 33”, accusata di fare proselitismo a favore dell’estremismo salafita. Era inoltre stato segnalato come individuo pericoloso dalla polizia criminale (Lka) della Renania Settentrionale-Vestfalia. Contro di lui c’era un’inchiesta per frode sociale e diversi uomini provenienti dal suo ambiente erano stati arrestati. I servizi segreti marocchini avevano avvertito quelli tedeschi due volte di possibili attacchi terroristici, e aveva assunto 14 identità differenti, oltre ad essere stato coinvolto in un accoltellamento in un bar del quartiere berlinese di Neukölln per una vicenda legata allo spaccio di stupefacenti.

Il tema della sicurezza sarà senz’altro uno dei temi principali della campagna elettorale tedesca, e non solo. Ma a questo punto, afferma Lobo, occorre chiedersi come mai la politica voglia adottare un giro di vite sulle comunicazioni di tutti i cittadini, decriptando i messaggi di WhatsApp o di Messenger, oppure ascoltando le conversazioni telefoniche dei cittadini comuni, quando le autorità competenti nulla o poco hanno invece fatto per fermare personaggi pericolosi che erano loro ben noti e segnalati già da lungo tempo, prima che compissero atti dalle conseguenze terribili. C’è inoltre da chiedersi quale sia la soglia degli avvertimenti da tenere in considerazione oltre la quale le autorità possano agire e se ci sono colpe politiche in tutto ciò. Secondo il commentatore del settimanale tedesco, quel che sembra emergere è la carenza di mezzi delle agenzie di sicurezza, oltre che una loro incompetenza, e un’impotenza della politica che sfocia in una sicurezza più percepita che reale.

La mia fiducia è bassa”, conclude, “non tanto a causa della realtà, quanto piuttosto per il fatto che il cento per cento degli attentatori fosse già noto alle autorità per i loro atti di violenza. Questo faccio veramente fatica a dimenticarlo”.

.

Un anno di terrore in Germania

Print Friendly, PDF & Email