La protesta contro Amazon © youtube rt deutsch

Il sindacati tedeschi del settore dei servizi Ver.Di (Vereinte Dienstleistungsgewerkschaft) si preparano a festeggiare un triste anniversario, e lo fanno annunciando nuovi scioperi: si tratta della mobilitazione dei dipendenti di Amazon in Germania, cominciata esattamente da 5 anni, ma ancora del tutto improduttiva. Le visioni delle due parti non sono mai state tanto distanti quanto ora, spiegano gli esperti, tanto diverse quanto gli interessi che Amazon e Ver.Di rispettivamente difendono, e questo significa inconciliabili. E c’è chi comincia a dubitare che si possa davvero arrivare a una soluzione, inserendo il caso dell’azienda statunitense in un contesto molto più ampio di evoluzione sociale.

Amazon è uno dei maggiori portali di commercio online e gestisce la metà delle compravendite che avvengono complessivamente via internet. Sul mercato da più di vent’anni (e dopo alcune difficoltà iniziali), l’azienda si è assestata a tal punto da diventare ora esemplare per un nuovo tipo di business, il commercio 2.0. Gli affari funzionano, il fondatore Jeff Bezos è uno degli uomini più ricchi al mondo e l’azienda di e-commerce è in continua espansione, soprattutto in Germania. Dal 2010 a questa parte, Amazon ha investito nel Paese più di otto miliardi di euro in infrastrutture e ha annunciato in questi giorni l’inserimento di duemila nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato nelle varie sedi, da Berlino a Coblenza.

La protesta contro Amazon © youtube rt deutsch

Un curriculum immacolato, tuttavia, che non soddisfa tutti, a cominciare dalla maggior parte dei 16mila dipendenti già assunti dal colosso statunitense in Germania. I sindacati tedeschi, infatti, combattono ininterrottamente da ben 5 anni chiedendo salari più equi e un miglioramento delle condizioni di lavoro. Per i Ver.Di, la società di e-commerce con sede a Seattle si può permettere di negare gli accordi collettivi su base regolare, e questo non garantisce ai dipendenti alcuna stabilità economica.

A questo proposito, il quotidiano tedesco di economia e finanza “Handelsblattricorda che ben l’80 per cento delle aziende tedesche operanti nell’ambito del commercio virtuale non è legato a nessun accordo collettivo. Amazon è forse il caso più rilevante per numero di dipendenti, ma, potenzialmente, potrebbe non essere l’unico.

Un’interessante analisi dell’autorevole “Der Spiegel”, nella sua versione online, vede il “non rispetto” di alcune categorie di lavoratori addirittura come una tappa inevitabile nel processo di digitalizzazione del lavoro: Amazon, quindi, così come Facebook e tutte le altre imprese che operano principalmente grazie al web 2.0, non legate a nessun tipo di compromesso con i propri dipendenti sono destinate  ad accrescere la disparità sociale.

La protesta contro Amazon © youtube rt deutsch

Più che “rubare” lavoro all’uomo, commenta “Der Spiegel”, l’intelligenza artificiale aumenta il divario fra attività specializzate, pagate tanto, e una moltitudine di impieghi non qualificati, non retribuiti a sufficienza. Un esempio: la media dei salari annuali lordi presso Facebook è di 150mila dollari, mentre per Amazon è di 28mila dollari. La disparità è presto spiegata se inserita nel contesto della digitalizzazione del mondo professionale.

La piattaforma di comunicazione Facebook, infatti, opera interamente nel virtuale, e impiega solo sviluppatori informatici: questi ultimi appartengono alla categoria specializzata e ben pagata. Amazon, invece, ha a che fare con magazzini e consegne, e per gli incarichi a questo livello non c’è bisogno di alcuna qualifica. I processi e i sistemi sono talmente ottimizzati da rendere ogni operaio in sostanza interscambiabile, tant’è che i salari sono bassi e spesso non bastano a mantenere una famiglia.

Se da una parte non si può far a meno di ammirare la tenacia dei Ver.Di dall’altra potremmo cominciare a dubitare di una possibilità di cambiamento effettivo. Se il sindacato tedesco, dopo 5 anni, ancora non ha raggiunto il suo scopo, è difficile che lo raggiunga in futuro.

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Le proteste dei lavoratori di Amazon a Berlino

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