ur_kunft © DavidBaltzer

TThikwa-©-David-Baltzer

Il teatro Thikwa è un teatro ed un esperimento artistico per persone diversamente abili e non, avviato in Germania nel 1991.

Tutte le produzioni del teatro hanno in comune la ricerca di un’estetica che esprima sia la particolare diversità dei partecipanti, sia le loro somiglianze. Vi vengono espresse le aree artistiche di dramma, performance, musica, lingua e danza e la loro adiacenza. L’obiettivo è affrontare queste discipline artistiche in modo produttivo. Tutte le performance sono co-prodotte da attori, con e senza disabilità, e portate sul palcoscenico. Attori esterni, musicisti, ballerini o altri artisti e registi o coreografi vengono assunti per le singole produzioni.

Una di queste è lo spettacolo “Ur* Kunft, all’inizio era PEN BIG BANG”, la cui prima c’è stata il 10 aprile scorso e le cui repliche si protrarranno fino al 20 del mese.

“Ur” è la forma primordiale, il potere primordiale, il mondo primordiale. L’inizio della terra torna al Big Bang o alla creazione di Dio? La Terra ha la forma di un guscio di tartaruga o è rotonda come un uovo? La grande domanda è se il pollo o l’uovo erano lì per primi? Le madri o noi? Più semplice, ma da esso derivano non meno domande esistenziali: per colazione piuttosto un uovo fritto, una frittata o un uovo a sorpresa? E da dove viene il pollo di KFC o di McDonald’s? Con immaginazione visivamente sbalorditiva, Thikwa sogna un mito di creazione unico tra iperrealismo e fantascienza. I collage delle immagini sono densi, e si mescolano con enigmi personali e ipotesi creando un nuovo mondo.

Yuko Kaseki © artemisia

Ho avuto modo di intervistare la regista e coreografa dello spettacolo Yuko Kaseki

Cosa significa Ur * Kunft, perché questo titolo?
«Ho parlato con Antonis Anissegos, un musicista greco, quando abbiamo immaginato il pezzo, poi ho avuto un’idea del genere di fantascienza e allo stesso tempo della storia del tempo e dell’esaurimento. Poi abbiamo considerato quale poteva essere il titolo migliore: orologio come l’inizio e il primitivo quasi tra passato e futuro insieme, il presente, la storia della fatica di nascere in questo mondo che è diverso per ogni paese. Volevamo comunicare un nuovo futuro attraverso il Thikwa Theater per far uscire di nuovo le persone dalla storia, questa era l’idea».

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Da quanto tempo lavora con il Teatro Thikwa?
«10 anni»

Ho visto molti dei suoi spettacoli teatrali nel Teatro Thikwa e li trovo sempre molto interessanti. Come madre di Lia, che lavora anche in questo spettacolo teatrale, la mia domanda è come fa a lavorare come coreografa con le persone disabili?
«Non ce la facevo mai all’inizio. Prima di lavorare con Thikwa, non ho mai lavorato con persone disabili, all’inizio ero totalmente distrutta, perché è diverso, ognuno è diverso, non si può dire: “lo facciamo”. Non funziona. Quindi ho pensato che fosse un’assurdità, che il mio pensiero era totalmente privo di senso e non potevo comunicarlo in modo definito. Quindi ho pensato di dare immagini come semi e li lascio crescere attraverso il loro intuito e ogni fase è molto interessante. Io non sono la coreografa, ma la regista, quindi ho pensato che se si lavora più liberamente improvvisiamo e quindi costruiamo il pezzo.

Vuol dire che ha un’idea originale approssimativa di quello che vuol fare che poi cresce insieme a loro. Dopo tanti anni di lavoro, trova che gli attori del Thikwa siano sempre un po’ più veloci ad entrare in gioco, o trova sempre difficoltà all’inizio?
«Naturalmente i colleghi ora mi conoscono e le cose in Thikwa si stanno sviluppando artisticamente. Ci sono sempre più persone che capiscono il senso del mio lavoro e con esso anche il Thikwa cresce, per cui anche gli attori entrano con molta più facilità nella creazione di un pezzo teatrale».

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L’anno scorso avete partecipato al Festival internazionale di Kiada con “Ur*Kunft” a Seoul, in Corea del Sud. Come è stata questa esperienza unica?
«C’era un forte entusiasmo ed emozione. È stato molto divertente. Scoprire un nuovo paese, c’era curiosità, non abbiamo avuto alcun problema, nonostante ci fosse pochissimo tempo per le prove generali, è andato tutto bene, considerando che abbiamo lavorato in un altro teatro, ha funzionato immediatamente. È stato straordinario».

Lei è anche, oltre che la regista dello spettacolo, coreografa e la sa specialità è la Butõ danza. Può spiegare cosa significa?
«Butõ è il nome di varie tecniche e forme di danza contemporanea ispirate dal movimento “danza tenebrosa” attivo in Giappone negli anni 50, sviluppatasi con diverse generazioni. La Butõ danza si è diffusa anche in altri paesi come la Germania ed è cresciuta e si è sviluppata per ognuno diversamente e in diverse direzioni. Si base più profondamente nel movimento in movimento, non nel movimento dove e quando questo processo si realizza in modo speciale, ma nel mezzo. Lavoro come tutti gli altri, la danza originale del cerchio. La Butõ danza ha ancora possibilità di uno sviluppo neurologico, forse emotivamente più profondo, più elementare, ha la forza della vigilanza del profondo».

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Mi sembra di capire con questo movimento lento si sviluppa ciò che è in ogni persona fa emergere quel movimento poetico, attraverso una performance di danza.
Io lavoro con diverse collaborazioni, Butõ è performativo, un’altra via. Butõ è la base, cerco gli altri e ogni pezzo è diverso e porta una nuova espressione».

È lei l’iniziatrice a Berlino della scuola di danza Butõ?
«No, altri sono venuti prima di me.»

Quando è arrivata in Germania?
«Nel 1991»

Quasi come me. Si sente tedesca?
«No, non potrei»

C’è una scena con molti cavi, molto bella, dove cerca di sbarazzarsi di quei cavi. Mi fa pensare che sia come Internet, come se volesse dimostrare che tutto il mondo può comunicare via wi-fi, ma allo stesso tempo ne è prigioniero. Sembra come se volesse liberarsi da questa comunicazione e questa prigione allo stesso tempo. È giusta la mia interpretazione?
«Sì, è bello in ogni danza si può leggere quello che vuoi. Sono quei cicli di vita e morte che continuano a morire e poi rinascono e rinascono in modo circolare, ma c’è un annodarsi e quella è solo una parte e poi ricongiungersi si connette e continua a girare e si dissolve di nuovo come una storia circolare».

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Come pensare che l’uomo non sia libero, ma ritorni in un altro cerchio…
«Ho molte idee diverse: ad esempio, il microfono dell’elettronica rende il cerchio un incontro diverso, ma la connessione viene quindi incasinata e disattivata, e potrebbe entrare in una nuova dimensione».

La mia interpretazione era come se rappresentasse il futuro e dovevamo liberarcene. C’è anche questo movimento con l’altro ballerino, che interpreta il movimento dell’uccello, che ha anche a che fare con l’uovo, o solo con la libertà? Questa scena cosa rappresenta?
«Nella storia dell’esaurimento giapponese, due divinità creano un bambino, qualcosa di incompiuto, non la perfezione di Dio, ma l’incompiuto».

Perfezione e non perfezione, cosa ne pensa Dio di questo? Perché le persone disabili non sono accettate in Giappone?
«No, non è così, ma dal momento che Dio ha gettato l’incompiuto nell’acqua e nessuno sa cosa sia successo, mi ha affascinato. Il potere che viene dal non definito, ma ancora in grado di volare, saltare, esistere, è il potere che voglio mostrare a Dio, che vuole sempre la perfezione, mostrargli che anche questo ha la sua forza, un’energia. Nella cultura greca delle divinità c’è la perfezione, il Dio meraviglioso, questo tema ha la sua forza, ma anche un diverso modo di esistere ha la sua forza».

Quando prepara una nuova esibizione, ovviamente, costruisce lo spettacolo insieme agli attori del Teatro Thikwa. Come lo fa? Quando ne parla, sanno cosa significa la scena? Discute il pezzo con loro? Perché lo sta facendo?
«Abbiamo un processo creativo, per esempio, chiediamo come hanno fatto ciò che vorremmo fare, quindi prendiamo l’idea più appropriata».

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Prendequesta idea e poi ne discute con loro? A volte chiedo a mia figlia: “Sai cosa significa quello che fai?”. E la maggior parte delle volte non può rispondermi, non sa esattamente perché c’è un uovo…, spesso ripete l’ordine delle sequenze a casa, l’intero movimento. È molto concentrata nel periodo in cui presenta un nuovo pezzo sul palcoscenico. Ha difficoltà a discutere l’argomento dello spettacolo con loro?
«Non parliamo molto, comunichiamo attraverso il movimento. Le nostre esibizioni non vogliono essere esattamente come in teatro, dove tutti sanno esattamente cosa significa e cosa fare».

Come può interpretare la nascita, per esempio?
«Quando un uccello esce da un uovo o come esprime questo movimento, lascio una grande libertà di interpretazione».

Gli attori hanno dovuto pertanto allenarsi molto bene?
«Facciamo ogni mattina allenamento e ogni giorno è una persona diversa il conduttore, il coaching, non sono sempre io il leader che dà l’input. Oggi può essere Anne Sopfhie, ieri era Sthefan».

È molto interessante. È semplice fare questo?
«Non sempre! A volte sì, a volte no. Ognuno ha una idea diversa del movimento e della comunicazione, ci sono alcune interpretazioni personali interessanti e molto belle. Sono fortemente motivati ad esprimersi con il corpo e ad interpretare, in questo sono molto sicuri, come dei veri e propri attori teatrali».

© artemisia

Pensa che lavorare con persone con disabilità sia nel complesso un risultato soddisfacente? Diventeranno più indipendenti, più sicuri di sé?
«Mi piace pensare al confronto con se stessi».

Si ricordano il pezzo? Le sequenze? Quanto tempo ci è voluto per costruire l’intero spettacolo?
«Si sentono molto forti e sicuri e dopo un anno le emozioni sono ora più profonde, da una settimana stiamo riprovando, il risultato è in costante miglioramento. All’inizio, hanno bisogno di tempo per ricordare tutte le sequenze. Ma ieri, dopo la prima settimana di ripetizione, erano molto più concentrati, tutto era profondamente più fluido».

Quanto tempo ha impiegato a mettere in scena lo spettacolo l’anno scorso?
«Due mesi, la ripetizione ora dura due settimane e poi torniamo sul palcoscenico».

La ringrazio per l’intervista

Amelia Massetti è la presidentessa e fondatrice a Berlino di Artemisia e.V. Inklusion für alle

Cosa: “Ur*Kunft all’inizio era PEN BIG BANG”

Dove: Teatro Thikwa

Quando: fino al 20 aprile

 

Un momento dello spettacolo

ur?kunft – operatic dance fiction from theater thikwa on Vimeo.

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Das Theater Thikwa ist ein Theater für Menschen mit und ohne Behinderungen, ein künstlerisches Experiment mit behinderten Künstlern, das 1991 in Berlin gegründet wurde. Allen Produktionen von Thikwa ist die Suche nach einer Ästhetik gemeinsam, die sowohl die besondere Vielfalt der Teilnehmer als auch ihre Gemeinsamkeiten ausdrückt.

Die künstlerischen Bereiche Drama, Performance, Musik, Sprache und Tanz kommen zum Ausdruck und ihre Nachbarschaft. Ziel ist es, diese künstlerischen Disziplinen produktiv zu bearbeiten. Alle Produktionen von Thikwa werden von Schauspielern mit und ohne Behinderung koproduziert und auf die Bühne gebracht. Für einzelne Produktionen werden externe Schauspieler, Musiker, Tänzer oder andere Künstler und Regisseure oder Choreografen eingestellt.

Ursprung, Urform, Urkraft, Urwelt … – Ur verweist auf das erste, primitive, ursprüngliche. Kommt der Anfang der Erde zurück zum Urknall oder zur Schöpfung Gottes? Ist die Erde in Form einer Schildkrötenpanzer oder ist sie rund wie ein Ei? Die große Frage ist, ob das Huhn oder das Ei zuerst da waren? Mütter oder wir? Einfachere, aber nicht weniger existenzielle Fragen ergeben sich daraus: Zum Frühstück eher ein Spiegelei oder ein Omelett oder ein Überraschungsei? Und woher kommt KFC oder McDonalds Huhn?

Mit visuell überwältigender Fantasie träumt Thikwa von einem Mythos einzigartiger Kreation zwischen Hyperrealismus und Science-Fiction. Die Collage von Bildern ist dicht und vermischt sich mit persönlichen Rätseln und Hypothesen, die eine neue Welt erschaffen.

 

Yuko Kaseki © artemisia

Ich konnte den Regisseur und Choreograf der Show Yuko Kaseki interviewen

Was bedeutet Ur * Kunft, warum dieser Titel?
Ich habe mit Antonis Anissegos, einem griechischen Musiker, gesprochen, als wir uns der Show vorgestellt haben, dann hatte ich eine Vorstellung von der Art von Sciencefiction und gleichzeitig von der Geschichte von Zeit und Anstrengung,dann haben wir überlegt, was der gute Titel ist: und Uhr, Uhr als Anfang und das Primitive fast Vergangenheit und Zukunft zusammen, die Gegenwart, aber die Geschichte der Bemühung, in dieser Welt geboren zu werden, die für jedes Land unterschiedlich ist. Wir wollten mit dem Thikwa-Theater eine neue Zukunft kommunizieren, Menschen aus der Geschichte herausholen, eine neue Zukunft haben, das war die Idee».

Wie lange arbeitest du schon mit Thikwa?
«10 Jahre»

Ich habe viele deiner Theateraufführungen im Thikwa-Theater gesehen und finde sie immer sehr interessant. Als Lias Mutter, die auch in dieser Theatershow arbeitet, ist meine Frage, wie arbeiten Sie als Choreografin mit behinderten Menschen?
«Ich könnte es am Anfang nie tun. Bevor ich mit Thikwa zusammenarbeitete, habe ich nie mit Menschen mit Behinderung gearbeitet, am Anfang war ich total zerstört, weil es anders ist, jeder anders ist, wir können nicht sagen: “Wir machen es”. Es funktioniert nicht. Also dachte ich, dass es eine Absurdität sei, dass mein Gedanke völlig sinnlos sei und ich es nicht auf eine bestimmte Art und Weise kommunizieren könne. Ich dachte also, Bilder als Samen zu geben und sie durch ihre Intuition wachsen zu lassen und jede Pause ist sehr interessant. Ich bin nicht der Choreograf, sondern der Regisseur, also dachte ich, wenn wir freier arbeiten, improvisieren wir und dann bauen wir das Stück».

TThikwa-©-David-Baltzer

Meinst du, du hast eine originelle ungefähre Vorstellung davon, was du machen willst, das dann zusammenwächst? Jetzt, nach so vielen Jahren der Zusammenarbeit, finden Sie, dass Thikwa-Schauspieler immer ein bisschen schneller sind, um sich zu engagieren, oder es fällt Ihnen immer schwer anzufangen.
«Natürlich jezt kennen mich meine Kollegen und Dinge in Thikwa entwickeln sich künstlerisch. Es gibt immer mehr Menschen, die die Bedeutung meiner Arbeit verstehen und mit ihr wächst auch Thikwa, so dass selbst die Schauspieler viel leichter in die Kreation eines theatralischen Stücks eintreten».

Letztes Jahr hast du mit Ur * Kunft in Seoul, Südkorea an dem internationalen Festival von Kiada teilgenommen. Wie war diese einzigartige und besondere Erfahrung?
«Es gab eine starke Begeisterung und Emotion. Es hat viel Spaß gemacht, ein neues Land zu entdecken, die waren Neugierich da, wir hatten kein Problem, obwohl es für die Generalproben wenig Zeit gab, alles lief gut, wenn man bedenkt, dass wir in einem anderen Theater gearbeitet haben, hat es sofort funktioniert. Es war außergewöhnlich».

Du bist auch jenseits des Regisseurs der Show, ich denke auch, Choreograf und deine Spezialität ist der Butoh Tanz. Kannst du erklären, was es bedeutet?
«Butoh ist der japanische Ausdruckstanz der 50er Jahre verschiedener Generationen. Es hat sich auch auf andere Länder wie Deutschland ausgeweitet und ist für alle unterschiedlich und in verschiedene Richtungen gewachsen und entwickelt worden. Es basiert tiefer auf der Bewegung in der Bewegung, nicht in der Bewegung, wo und wann dieser Prozess auf eine besondere Weise realisiert wird, sondern in der Mitte und arbeitet wie alle anderen der ursprüngliche Tanz des Kreises. Der Butoh Tanz hat immer noch die Möglichkeit einer neurologischen Entwicklung, vielleicht emotional tiefer, elementarer, hat die Stärke der Wachsamkeit der Tiefe».

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Ich verstehe mit diesem langsamen Bewegung, was in jeder Person ist, bringt diese poetische Bewegung durch eine Tanzperformance hervor?
«Ich arbeite mit verschiedenen Kollaborationen, Butoh ist performativ, ein anderer Weg. Butoh ist die Basis, ich suche nach den anderen und jedes Stück ist anders und bringt einen neuen Ausdruck».

Bist du der Initiator der Butoh Tanzschule in Berlin?
«Nein, andere sind vor mir gekommen».

 Wann bist du nach Deutschland gekommen?
«1991».

Fast wie ich, fühlst du dich deutsch?
«Nein, nein, ich könnte nicht».

Ich auch nicht. Was möchtest du durch Sciencefiction kommunizieren? Das Ei, das im Zentrum der Show steht, simbolisiert den Ursprung der Menschheit?
«Ich habe diese Themen studiert und herausgefunden, dass Menschen auf der ganzen Welt viele verschiedene Ideen über das gewachsene Kosmos-Ei haben. Der Hauptteil ist das Eigelb und da wächst das Leben, es gibt verschiedene Geschichten und das hat mich fasziniert».

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Wenn die Eier zerbrochen sind, was bedeutet es, dass die Menschheit zerstört wird?
«Es ist der nächste Sprung und die Macht dann die Explosion, und dann kommt die neue Situation der Bing Beng als der Phoenix, das Ei der Vogel der kosmischen Energie steigt aus seiner Asche, wie Sciencefiction, und dann a neuer Anfang».

Es gibt eine Szene mit vielen Kabeln, sehr schön, wo du versuchst, diese Kabel loszuwerden. Es lässt mich denken, dass es wie das Internet ist, als wolltest du zeigen, dass die ganze Welt über Wi-Fi kommunizieren kann, aber gleichzeitig ist es ein Gefangener. Es scheint, als ob ich dich von dieser Kommunikation und diesem Gefängnis zur gleichen Zeit befreien wollte, ist meine Interpretation richtig?
«Ja, es ist schön in jedem Tanz, den du lesen kannst, was du willst. Sind jene Zyklen von Leben und Tod, die weiter sterben und dann wiedergeboren und wiedergeboren werden in einem Kreis,. aber es gibt einen Knoten und das ist nur ein Teil und dann wieder verbinden verbindet und dreht sich weiter und löst sich wieder auf, wie wenn eine Geschichte zirkuliert».

Wie man denkt, dass der Mensch nicht frei ist, sondern in einen anderen Kreis zurückkehrt?
«Ich habe viele verschiedene Ideen: Zum Beispiel macht das Mikrofon der Elektronik den Kreis zu einem anderen Meeting, aber die Verbindung wird dann durcheinander gebracht und abgestellt und kommt vielleicht in einer neuen Dimension an».

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Meine Interpretation war so, als ob sie die Zukunft repräsentiere und wir müssten uns davon befreien. Gibt es auch diese Bewegung mit dem anderen Tänzer, der die Bewegung des Vogels, die auch mit dem Ei zu tun hat, oder nur mit Freiheit interpretiert? Die Szene mit dem Vogel, was repräsentiert es?
«In der Geschichte der japanischen Erschöpfung erschaffen zwei Gottheiten ein Kind, etwas Unfertiges, nicht die Vollkommenheit Gottes, sondern das Unfertige».

Perfektion und nicht Perfektion, was denkt Gott darüber? Warum werden behinderte Menschen in Japan nicht akzeptiert?
«Nein, das ist nicht so, aber da Gott das Unfertige ins Wasser geworfen hat und niemand weiß, was passiert ist, hat er mich fasziniert. Die Kraft, die aus dem Undefinierten kommt, die aber immer noch fliegen, springen, existieren kann, ist die Kraft, die ich Gott zeigen will, der immer Perfektion will, ihm zeigen, dass auch dies seine Stärke hat, eine Energie. In der griechischen Kultur der Gottheiten gibt es Vollkommenheit, der wunderbare Gott, dieses Thema hat seine Stärke, aber auch eine andere Lebensweise hat ihre Stärke».

Wenn du eine neue Aufführung vorbereitest, baue die Stück natürlich zusammen mit den Schauspielern des Thikwa Theaters. Wie machst du es? Wenn Sie darüber sprechen, wissen Sie, was die Szene bedeutet? Diskutierst du das Stück mit ihnen? Warum machst du es?
«Wir haben einen kreativen Prozess, zum Beispiel fragen wir, wie sie gemacht haben, was wir tun wollen, also nehmen wir die am besten geeignete Idee».

TThikwa-©-David-Baltzer

Nimm diese Idee und diskutiere sie dann mit ihnen? Manchmal frage ich meine Tochter: “Du weißt, was du meinst, was machst du?” Und die meiste Zeit kann sie mir nicht antworten, sie weiß nicht genau, warum es ein Ei gibt… sie wiederholt oft die Reihenfolge der Sequenzen zu Hause, Sie ist sehr konzentriert in der Zeit, in der sie ein neues Stück auf der Bühne präsentiert. Haben Sie Schwierigkeiten, das Thema der Show mit ihnen zu diskutieren?
«Wir reden nicht viel, wir kommunizieren durch die Bewegung. Unsere Aufführungen wollen nicht genau wie im Theater sein, wo jeder genau weiß, was es bedeutet und was zu tun ist».

Wie kannst du zum Beispiel die Geburt interpretieren?
«Wenn ein Vogel aus einem Ei kommt oder wie er diese Bewegung ausdrückt, hinterlasse ich eine große Interpretationsfreiheit».

Deshalb mussten die Schauspieler sehr gut trainieren?
«Wir machen jeden Morgen Training und jeden Tag ist eine andere Person der Leiter, Coaching, ich bin nicht immer der Anführer, der den Input gibt. Heute Anne Sopfhie, gestern war Sthefan».

Es ist sehr interessant. Ist das einfach zu machen?
«Nicht immer! Manchmal ja, manchmal nicht. Jeder hat eine andere Vorstellung von Bewegung und Kommunikation, es gibt einige interessante und sehr schöne persönliche Interpretationen. Sie sind stark motiviert, sich mit dem Körper auszudrücken und zu interpretieren, dabei sind sie sehr sicher, wie echte Theaterschauspieler».

© artemisia

Denken Sie, dass die Arbeit mit Menschen mit Behinderungen insgesamt ein zufriedenstellendes Ergebnis ist? Werden sie unabhängiger, selbstbewusster?
«Ich denke gerne über den Vergleich mit sich selbst nach».

Erinnerst du dich an das Stück? die Sequenzen? Wie lange hat es gedauert, die ganze Show zu bauen? Und jetzt, wo versuchen sie es in etwa zwei Wochen wieder? Wie funktioniert es?
«Sie fühlen sich sehr stark und zuversichtlich, und nach einem Jahr die Emotionen sind jetzt tiefer, wir versuchen, wieder für eine Woche, war das Ergebnis verbessert sich stetig. Zu Beginn brauchen sie Zeit, um sich an alle Sequenzen zu erinnern. Aber gestern, nach der ersten Woche der Wiederholung, waren sie viel konzentrierter, alles in der Tiefe war flüssiger».

 Wie lange musstest du letztes Jahr an dem Stück arbeiten?
«Zwei Monate, die Wiederholung dauert jetzt zwei Wochen und dann gehen wir zurück auf die Bühne»

Vielen Dank für das Interview

Amelia Massetti ist Präsident und Gründer Artemisia e.V. Inklusion für alle

Was: “Ur * Kunft am Anfang war PEN BIG BANG”

Wo: Thikwa Theater

Wann: bis zum 20. April.

 

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