Quando un amante della lettura si trova a Roma non può non fare un salto presso la libreria “Fahrenheit 451, un piccolo scrigno la cui porta d’entrata guarda la statua di Giordano Bruno, situata al centro della piazza Campo de’ fiori, e che si sviluppa in lunghezza con un susseguirsi di scaffali che offrono al lettore una vasta scelta di titoli della letteratura internazionale.

Si possono trovare preziose rarità come una delle prime edizioni de “Il vampiro” di Luigi Capuana, monografie di grandi attori del passato come Humphrey Bogart, libri d’arte di ogni periodo, e piccoli, originali libriccini editi da “L’Orma editore, che contengono brevi lettere d’autore o interessanti informazioni e curiosità su città come Roma o Berlino, già pronti per essere affrancati e spediti, ideali per i nostalgici romantici che alla tecnologia preferiscono la tradizionale epistola.

In questo salottino per “librofili” ogni cosa sembra disposta sapientemente, persino la panca cigolante della saletta in cui generalmente si svolgono interessanti eventi letterari come quello del tardo pomeriggio giovedì 12 gennaio: la presentazione della prima traduzione italiana del “Der Tui-Roman” di Bertolt Brecht, edita per l’appunto da “L’Orma Editore”, casa editrice con sede a Roma, fondata nel 2012 da due giovani esperti di letteratura comparata e di traduzione, Marco Federici Solari e Lorenzo Flabbi (traduttore del romanzo “Les Années” di Annie Ernaux, vincitore dell’edizione 2016 del Premio Strega Europeo.).

ADN-ZB/Sturm/01.05.1954/Berlin/1. Mai 1954, Marx-Engels-Platz. Der Wagen des Berliner Ensembles mit Bertolt Brecht und Helene Weigel.

A mettere in scena alcuni dei brani tratti dal “Romanzo dei tui” è stata per l’occasione l’attrice teatrale Edda Gaber che magistralmente, con la sua lettura empatica, con una semplice smorfia del viso o cambiando il tono della voce, ha fatto rivivere quel teatro epico di cui il commediografo tedesco è stato l’inventore.

Edda, durante la sua interpretazione, guardava ogni presente e sembrava dire “sto leggendo proprio per te!” e ciascuno degli spettatori non ha potuto fare a meno di partecipare alla lettura schiudendo la bocca in un sorriso. Ad ogni lettura della Gaber, è seguito il puntuale commento di Marco Federici Solari, curatore della traduzione dal tedesco dell’inedito brechtiano.

Il “romanzo dei tui” di “romanzo” ha solo il titolo: è una frammentaria raccolta di aneddoti e parabole, rimasta incompiuta, pubblicata per la prima volta in Germania nel 1968 e che “L’Orma editore” ha voluto tradurre e ricomprendere nella collana “Kreuzville Aleph” (nome derivato dalla crasi di Kreuzberg e Belleville, i quartieri di Berlino e Parigi dove i due editori hanno vissuto.)

Il filo rosso che percorre e da omogeneità alle pagine di quest’opera è la figura dell’intellettuale tedesco, a cui Brecht addebita la mancanza di senso pratico nella partecipazione all’esperienza burocratica ed istituzionale (molto diffusa durante la Repubblica di Weimar), e il fatto di non aver compreso i segni premonitori dell’ascesa del Nazismo: l’“Intellektuelle” (che Brecht storpia in “Tellekt-uell-in” ricavandone, dall’unione delle iniziali, il simpatico neologismo “tui”.)

Marco Federici Solari e Lorenzo Flabbi

Sullo sfondo di questo palcoscenico letterario ci sono gli eventi storici tra il declino della poco longeva Weimarer Republik e l’ascesa del Nazismo, c’è l’allegoria di una Germania che diventa un territorio geograficamente inesistente chiamato “Cima”, un termine inventato che rimanda alla Cina imperiale, da cui Brecht è stato sempre affascinato, e di cui si trova un ulteriore riferimento nella descrizione della formazione del “tui”, che richiama quella degli aspiranti burocrati dell’impero cinese. Gli intellettuali di questo libro sono personaggi storici realmente esisti che l’autore tedesco vede come mercificatori di idee e di cultura, trasformandoli in grottesche caricature, a partire dagli stessi nomi che vengono ludicamente storpiati (per esempio, Berlino viene chiamata “Pe-link” e “Gogher Gogh” è in realtà Adolf Hitler.)

La penna con cui viene scritto il “Romanzo dei tui” è intinta costantemente in un concentrato di brillante sarcasmo e caustiche descrizioni, tanto che nessun intellettuale viene risparmiato, neanche David Herbert Lawrence e il suo romanzo “L’amante di lady Chatterley”.

L’aspetto interessante dell’opera è che la trasfigurazione in chiave pantomimica dei fatti storici realmente accaduti lascia intatta la funzione dell’amara denuncia delle gravi mancanze del ceto intellettuale, secondo il punto di vista di Brecht.

A questo proposito, è molto significativo il paragrafo dove con intelligente ironia si narra della nascita dell’atto costitutivo tedesco del primo dopoguerra, la Costituzione di Weimar del 1919 o, meglio, “La Costituzione dei tui”: “Wei-wei (l’imperatore tedesco Guglielmo I) riuscì a scovare tra i tui democratici un uomo con cui una volta aveva bevuto una birra e che si dimostrò adatto. Era uno studioso di diritto e si chiamava Sa-u-proh (il giurista Hugo Preuss, principale artefice della Costituzione e Ministro degli Interni a partire dal 1919).

Seppur lontano dall’essere uno scritto autobiografico, nel canovaccio dell’opera serpeggia lo stato d’animo di un autore profondamente ferito e deluso dal proprio Paese, ma che riesce a mantenere il giusto distacco da spettatore esule che ha lasciato Berlino il 28 febbraio del 1933 (il “romanzo dei tui” copre un periodo di stesura che va dal 1931 al 1942, e Brech tornò in patria solo nel 1948).

In merito al rapporto tra la realtà storica e l’élite degli intellettuali, abbiamo chiesto a Marco Federici Solari: “Lei crede che questa opera brechtiana possa trovare riscontri interpretativi anche nella realtà storica dei nostri giorni?

Si, la figura dell’intellettuale di Bretch è attuale e le vicende del panorama internazionale lo dimostrano. Molti di coloro che hanno recensito il libro, ad esempio, vi hanno trovato un riferimento all’odierna diffusione dei populismi e alla posizione degli intellettuali di fronte a tale fenomeno.

Non si può non esser d’accordo con Marco Federici Solari se si legge uno dei passaggi più significativi di questo libro “L’arte del leccapiedi”: “Quasi tutti sono in grado di eseguire in maniera non troppo penosa una leccata senza infamia e senza lode, basta dare libero corso alla propria predisposizione naturale. L’arte del leccapiedi è però un’altra cosa: richiede studio e allenamento. (…) Si compiono gli atti più audaci, si sfida il mondo intero per poter presto o tardi leccare un bel paio di piedi.

A colpi di satira in quest’opera, che Walter Benjamin definì “una panoramica enciclopedica sulle idiozie degli intellettuali”, Brecht ha fatto molto di più che ridicolizzare gli intellettuali e le scelte politiche della sua epoca: è riuscito a consegnare ai posteri la lungimirante caratterizzazione dell’erudito ruffiano dei potenti e della costante dialettica tra due élite, quella politica e quella culturale, che inevitabilmente influenzano le vicende di un Paese in ogni epoca storica.

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Brecht: il Romanzo dei tui

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