© Società Dante Alighieri Berlino e.V.

Da poco si è conclusa la famosa notte degli Oscar, l’evento più prestigioso di tutti i tempi in ambito cinematografico. Ma ben prima di qualsiasi capolavoro ripreso da una macchina da presa, le storie prendevano vita all’aperto, direttamente nelle piazze: c’erano attori e commediografi, maschere e costumi. Parliamo oggi di quel teatro antico, ma che ancora fa divertire, nato per passione e un po per caso tra i canali di Venezia.

Siamo nella metà del Settecento e, tra le numerose forme di intrattenimento artistico, un giovane Goldoni scrive commedie, alternando l’italiano al dialetto veneziano. Nei suoi lavori la realtà gioca un ruolo sempre più centrale, distanziandosi quel desiderio di continua invenzione che aveva caratterizzato la fine del secolo precedente. I principi chiave delle sue opere sono infatti la “verosimiglianza e la “realtà”, ovvero il tentativo di rappresentare un quotidiano nel quale il pubblico possa identificarsi.

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Ma su quali basi si appoggiano le sue opere? L’intreccio semplice si rifà alla Commedia dell’Arte: spettacoli dove a partire da un semplice canovaccio l’attore improvvisava liberamente, rimanendo peró fedele al carattere e al ruolo del suo personaggio. Ne sono esempi Pantalone, Arlecchino, Colombina… Tutte maschere riconoscibili subito dall’aspetto e dall’atteggiamento. Tuttavia su questi punti Goldoni attua una vera rivoluzione: resosi conto che la società del tempo andava via via distaccandosi dalla tradizione delle maschere e che le esigenze dei vari ceti sociali stavano cambiando, il teatro goldoniano prese un’altra direzione. Egli per prima cosa introdusse dei veri e propri copioni con battute da imparare a memoria e tempi da rispettare, inoltre scomparvero le maschere tipiche, ormai incatenate in schemi fissi e ridotte a banali stereotipi. Al loro posto si sostituirono personaggi nei quali il ceto borghese riusciva ad identificarsi. L’indole creativa del commediografo si ispirava infatti “direttamente all’immenso serbatoio della vita reale” come scrive A. Stussi in Goldoni e l’ambiente veneziano. Ne consegue un cambiamento, già visibile a partire dal 1749, che si concretizza in opere come l’Uomo prudente, La putta onorata, La famiglia dell’antiquario.

I personaggi delle commedie di carattere sono ispirati alle persone piú o meno influenti della borghesia veneziana che Goldoni incontrava nei caffé, e le baruffe familiari o le scenate di gelosia non erano molto diverse da quelle alle quali il pubblico assisteva nel proprio quotidiano. Accade quindi che alcuni personaggi entrano per sempre nell’immaginario collettivo dell’epoca: è il caso dell’astuta e imprevedibile Mirandolina, personaggio ispirato alla maschera di Colombina, che ancora oggi, insieme alla La Locandiera, ha un grande successo. Quest’opera, insieme ai testi racchiusi nella trilogia della villeggiatura e ai Rusteghi, centra nella trama non solo la critica alla vanità della società borghese veneziana, ma anche quella ai popolani piú semplici.

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Goldoni ha la capacità di captare le vicende della società e i cambiamenti in atto per poi filtrare il tutto attraverso la sua esperienza, ponendosi sempre sulla linea di confine tra verità e immaginazione. L’autore cerca di rappresentare un mondo fatto di bellezza, ma anche di problemi sociali e di incomprensioni impossibili da tacere. E per quanto la realtà potesse essere un po’ amara, Goldoni era riuscito a intercettare l’esigenza del pubblico di identificarsi nel teatro, di sentirsi lodato e qualche volta anche preso in giro: il teatro non è piú il distacco dal quotidiano, ma il desiderio di immergersi, quasi di specchiarsi, nella propria realtà.

Eppure le radici restano ben piantate nella Commedia dellArte, che per prima coglie pregi e difetti del popolo enfatizzandoli nelle maschere, le quali identificavano dei veri e propri “topoi della società. Per quanto Goldoni volesse allontanarsi da quel teatro, la sua riforma deve molto alle maschere, alle quali l’autore dà un volto scoperto, un nome proprio e una personalità ancora piú complessa.

Se il teatro vi appassiona e volete saperne di piú, la Dante Alighieri di Berlino vi aspetta il 15 marzo a Oldenburger str. 46.

Lassociazione “no profit” è lieta di ospitare il giovane attore Niccoló Rossi, berlinese d’adozione, che approfondirà il tema con una sua presentazione a partire dalle ore 19:00.

Entrata 7 euro, gratuita per i soci.

Qui il link all’evento Facebook

L’associazione Dante Alighieri é stata fondata a Roma nel 1889 con l’obiettivo di diffondere la cultura e la lingua italiana in tutto il mondo. La sede di Berlino, attiva dal 1956, organizza corsi di lingua, eventi culturali aperti a tutti e offre la possibilità di consultare e prendere in prestito libri dalla biblioteca. Per informazioni e interesse contattatela su facebook e visitate il sito.

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