Una vittoria di Martin contro Angela viene data dai bookmaker londinesi sette a uno. Un buon affare, si può tentare pensando a Trump. La conferma della Merkel dovrebbe essere sicura, ma non si sa mai. Per la verità a Berlino non si sa neanche quanti deputati verranno eletti, e quanti saranno i partiti che entreranno al Bundestag.

Ai vecchi tempi, era facile azzardare pronostici e fidarsi dei sondaggi: esistevano tre partiti, o tre e mezzo, dato che la CDU e la CSU bavarese sono compagini sorelle, ma pur sempre divise, più socialdemocratici e liberali. I neonazisti dell’NPD rimanevano sempre fuori, non superando lo sbarramento del cinque per cento. Poi arrivano i Verdi, e dopo la caduta del muro i post comunisti della Linke. Adesso, per la prima volta dovrebbe entrare in Parlamento un movimento dell’estrema destra come l’AfD, insieme con i liberali in ripresa. Siamo a quota sei, e i soliti pessimisti cominciano già a riparlare di Weimar, e di crisi della democrazia.

Ma non si sa neanche quanti saranno gli Abgeordnete, i parlamentari. Se si fosse votato una settimana fa, in base a calcoli complessi, sarebbero stati 706, 76 più di oggi, e 108 più dei 598 che sarebbe il numero previsto dalla legge. C’è il rischio di un Mega-Bundestag, scrive “Die Welt”, e la popolare “Bild” parla più volgarmente di “Bläh-Bundestag”, di un Parlamento che soffre di flatulenza. Il politologo Frank Decker, dell’Università di Bonn, pensa che il 24 settembre possano perfino essere eletti 730 deputati, e forse ancora di più.

Come è possibile? Anche se da noi ci si ostina a dire che in Germania non esistono le preferenze, i tedeschi hanno due voti: uno per il partito, e l’altro per il candidato che preferiscono, anche se appartiene a un altro movimento. Metà dei deputati viene eletta in base ai voti ricevuti da SPD o da CDU, e vanno in Parlamento i primi nella lista chiusa presentata da socialdemocratici o cristianodemocratici.

Se si esagera nel cosiddetto voto schizofrenico, diviso tra partito e politico preferito, finiscono per essere eletti più deputati di quanti ne sono previsti. I mandati supplementari finiscono per premiare il partito che ha già una maggioranza sia pure di misura, una sorta di premio come vogliamo noi, con altre regole e di ben altre proporzioni. Nel 2002, Gerhard Schröder fu riconfermato in extremis proprio grazie a una decina di Abgeordnete eletti grazie al doppio voto.

Si parla da decenni di modificare la legge elettorale, ma è ovvio il perché non si cambi. Il partito che di volta in volta è al potere non ha alcun interesse a modificare il meccanismo perdendo un vantaggio. A parte i costi crescenti, a Berlino ci si preoccupa anche per un Parlamento sempre meno compatto, e meno controllabile.

Il prossimo voto è incerto proprio per la presenza di troppi partiti con chance di superare lo sbarramento. Molti elettori possono magari non volere che il vecchio FDP, il partito liberale, torni al Bundestag, però stimano un loro candidato, e potrebbero votare per lui. E lo stesso potrebbe avvenire per l’AfD, l’Alternative für Deutschland: non si vuole che un movimento populista e xenofobo possa avere successo, però si stima personalmente un loro candidato, ragionevole e non sospetto. Se avrà il 50 più uno dei voti nella sua circoscrizione verrà eletto, anche se il suo partito non ce la dovesse fare. Però, se tre candidati la spuntano, la clausola del 5 per cento non vale più, e il partito da zero rappresentanti ne avrà quanti gliene toccano in base alla percentuale, sia pure il due o il tre per cento. Due rimangono due, ma tre possono diventare dieci o quindici.

Il presidente del Bundestag, il cristianodemocratico Norbert Lammert, si allarma, ma sulla riforma si dovrebbe discutere già adesso, prima del voto, prima di quando la partita sarà decisa. Ma nessuno ha il tempo, o la voglia. I tedeschi si dovranno abituare a un Parlamento all’italiana sempre più sovrappeso.

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Come funzioneranno le prossime elezioni in Germania

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