Foto © Emilio Esbardo

«Quando Angela Merkel mandò un sms a mia figlia», scrive Matteo Renzi nel suo libro “Avanti”. «Durante un Consiglio europeo, avendo notato che sto scrivendo un sms a mia figlia, Angela Merkel mi chiede il telefonino e invia personalmente a Ester un sms». Bene, Frau Doktor Merkel è una signora gentile, e l’ex premier non si è reso conto che intendeva dargli con tatto una lezione: come faceva a sapere che stava mandando un messaggio all’ultimogenita? L’ha visto intento a trafficare con il cellulare, Handy per i tedeschi, cosa che non sopporta, mentre si discute di cose serie.

Ricordate la scenetta della Cancelliera che attende Berlusconi intento a telefonare? Lei sorrise, sbuffò e lo lasciò solo in riva al Reno. Si è avvicinata dunque a Renzi, e ha messaggiato al suo posto. Come dire: e adesso, smettila e ascolta.

Foto © Emilio Esbardo*

Spero che non esca mai “Vorwärts”, cioè la traduzione in tedesco di “Avanti”, le memorie di Matteo, a evitare commenti e ironie dei miei amici berlinesi. Renzi racconta la sua versione delle esperienze in Europa a tu per tu con Angela, ma a Berlino ne hanno un altro ricordo. Metto le mani avanti: non ho un partito preso contro Renzi. Al contrario. I nostri primi ministri e ministri sono per me, e gli italiani all’estero, un po’ come la squadra azzurra. Si fa il tifo per loro, a prescindere dalle idee politiche. Io ho sostenuto la Juve massacrata dal Barcellona, anche se i bianconeri mi sono antipatici quando giocano in Italia. Si vorrebbe che i nostri politici in trasferta facciano almeno bella figura, vincano o perdano. Ho sofferto persino per le gaffes di Silvio. Non per lui, per me. Ho passato serate difficili a cena a Berlino. Una volta, a causa di Berlusconi, una signora seduta al mio fianco, quasi non voleva parlare con me, appena le ho detto che ero italiano.

Ho letto alcune pagine di Avanti pubblicate in anteprima. Tutti timorosi davanti a Angela, critica l’ex premier, «… l’idea che nessuno possa permettersi di sollevare la minima perplessità sulle contraddizioni tedesche mi fa infervorare». Ha reso la vita difficile a Angela, fa capire «non sai che pace che c’è senza di te a Bruxelles», gli dice Joseph Muscat, il premier maltese.

Renzi fa i conti soprattutto con i suoi predecessori Monti e Letta, che avrebbero sempre piegato il capo in Europa. Non ha torto. Invece lui poi ha finito sempre per firmare tutto, come il professore e Enrico «stai sereno». A Berlino lo ricordano come un avversario «petulante e aggressivo». Sulla “Süddeutsche Zeitung” e la “Frankfurter Allgemeine” lo descrivono come un Halbstark, cioè un bulletto, e lo invitano: «dopo le parole, facci vedere i fatti». In Europa, la voce grossa è segno di debolezza: bisogna mostrarsi fermi e gelidi, e avanzare controproposte concrete. Altrimenti non ti sopportano perché fai perdere tempo.

Si vanta di aver guadagnato più flessibilità in confronto a Monti e a Letta, ed anche questo è vero. Ma in cambio di che? La signora Bonino, ex ministro degli Esteri, rivela che si è offerto di accogliere tutti i profughi che giungono via mare. Un bell’affare. Lui ha smentito, ma le date sembrano dare ragione a Frau Emma. La flessibilità, secondo Angela, doveva servire a ridurre il nostro debito e avviare le riforme. È rimasta delusa dal suo «amico fiorentino».

Renzi ha sprecato l’ultima grande chance dopo il vertice a Ventotene. La Merkel non gradiva e non gradisce essere isolata in Europa, dopo la Brexit, le era rimasto a fianco l’impresentabile Hollande. L’Italia, come ai tempi di Andreotti e di Craxi, poteva tornare al vertice, tra Francia e Germania, sia pure in posizione più debole. Ma un paio di giorni dopo la gita a Ventotene, Renzi è tornato ad attaccarla duramente. Pensa ai suoi elettori, hanno spiegato i corrispondenti da Roma. Matteo, sempre più fiorentino che europeo, ma Machiavelli è un’altra cosa.

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Le anticipazioni del libro di Renzi

La forte dipendenza dell’ex premier dall’utilizzo degli sms

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