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Neve a Roma © Alfonso Scarpati

Cade la neve a Roma, parenti e amici mi chiamano a Berlino: “Ma come fai tu, lassù?” Non faccio, la guardo dalla finestra, e resto a casa. Non perché sia un siculo esiliato in Prussia. Mi comporto esattamente come loro, i tedeschi che secondo gli italiani passeggiano tranquillamente, vanno in auto e in treno, sotto la tormenta polare, con trenta gradi sotto zero. Dieci centimetri di neve hanno paralizzato la Città Eterna, e bloccherebbero anche la Capitale di Frau Angela. Però, non per giorni.

Come fanno i tedeschi a far funzionare i loro treni? Si indigna il ministro Graziano Delrio che, all’italiana urla e se la prende con i responsabili. Da noi, è sempre colpa di qualcun altro. Eppure è stato sindaco di Reggio Emilia, era colpa sua quando calava la nebbia in Val Padana?

© Alfonso Scarpati

Si fanno beffe della sindaca Raggi sorpresa da Burian, la tempesta russa, al sole del Messico. Non sono grillino, e mai lo sarò, ma cosa sarebbe cambiato se fosse rimasta a casa? Avrebbe spalato la neve personalmente, imitando il predecessore Alemanno che sparse il sale con le sue mani? A proposito, il sale non si usa da decenni nel resto d’Europa, serve a poco, e danneggia le auto. A Berlino si sparge del brecciolino, Kieselstein nella lingua di Goethe. Dato che sono parsimoniosi, quando torna il bel tempo con apposite macchine vengono a risucchiarlo, per riciclarlo alla prossima nevicata.

Ricordo la mitica nevicata del ‘56, a Roma. Il Visconti, il mio liceo in pieno centro, rimase chiuso per tre giorni. E la Raggi non era ancora nata. Sindaco era Rebecchini, democristiano. Ricordo le nevicate a Torino negli Anni Sessanta. E quella dell’85, sindaco Ugo Vetere comunista, che mi sorprese tra Roma e Milano. Due metropoli bloccate e quando giunse il disgelo a Milano la neve cadeva in blocchi schiacciando le macchine intrappolate. Un metro cubo pesa un quintale. A Roma nevicò anche nell’86, e ricordo un gigantesco pino che spiaccicò un’auto in via Savoia, dove abitavo, sullo stesso pianerottolo della madre di Veltroni. Quando nevica i pini di Roma crollano. Gli abeti in Prussia sono più allenati. Tra ieri e oggi noto solo un miglioramento: i miei colleghi non scrivono più la “bianca coltre” per evitare la ripetizione.

La basilica di san Paolo a Roma © il Deutsch-Italia

Provate a cercare su google “Schneechaos Deutschland” e scoprirete quante volte la neve ha sprofondato la Germania nel caos. Nel 1978 la DDR rimase paralizzata. Comunisti orientali sprovveduti e retrogadi? Vi assicuro di no, sempre tedeschi erano e sono. Nel dicembre del 2005, la tormenta si abbatté sulla Nord Renania Vestfalia, dove mi trovavo per caso. Rimasi per giorni prigioniero in albergo, nella Foresta di Teutoburgo, dove Varo perse le sue legioni 2009 anni or sono, ma in estate.

Lo stesso è avvenuto lo scorso dicembre, con aeroporti chiusi, e treni in ritardo. Il 6 marzo del 2010 andai ad Amburgo per il battesimo della supernave “Magnifica”. In treno, e per 300 chilometri impiegai il doppio del previsto, oltre quattro ore, a causa della neve. La capotreno passava distribuendo gratis caffè e biscottini, ripetendo «non è colpa mia». Il ministro Delrio l’avrebbe licenziata? Gli scambi si ghiacciano anche nella mitica Germania. Nel 2013, la “bianca coltre” a Berlino si ghiacciò e resisté per più di un mese. Bilancio, 400 feriti per scivoloni, e due morti.

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Se non cade la neve, crolla il termometro. L’altra notte, a meno nove. Gli aerei devono essere scongelati, l’operazione non può essere simultanea per decine di apparecchi, né eseguita con troppo anticipo, altrimenti le ali tornano a gelarsi. I ritardi sono inevitabili, però le compagnie ti avvertono con un sms sul cellulare.

Qualche differenza c’è tra il Gianicolo e il mio quartiere di Charlottenburg, a parte il fatto che Berlino è in pianura e Roma è ondulata. Pago qualche euro per spese di condominio: siamo assicurati in caso di neve, pur di notte senza perdere tempo una ditta manda qualcuno a spalare il nostro marciapiede. Se scivola, un passante ci potrebbe fare causa. E i negozianti spalano davanti alle loro vetrine.

Sulla mia auto devo montare gomme invernali. Da quando? I teutonici così precisi non stabiliscono la data: “da quando è necessario”, dice la legge rimandando la decisione al mio libero arbitrio. Cioè, il cittadino è responsabile, non il fato o lo Stato, o il sindaco di turno. E se viaggio in auto, devo avere sempre il serbatoio metà pieno, nel caso finisca intrappolato in un ingorgo gigantesco nell’esodo delle vacanze o per il maltempo. Se rimango a secco, la Polizei mi aiuta, e poi mi multa.

Ascolta il file audio dell’articolo

Lettura di Leopoldo Innocenti

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La neve a Roma, per sorridere un po’

Un giretto in una città di certo non attrezzata per la neve

Per gentile concessione di Italia Oggi

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Roberto Giardina, dal 1986 in Germania, è corrispondente per il QN (Giorno-Resto del Carlino- La Nazione) e Italia Oggi. Autore di diversi romanzi e saggi, tradotti in francese, spagnolo, tedesco. In Germania è uscito "Guida per amare i tedeschi", "Anleitung die Deutschen zu lieben" (Argon e Goldmann), "Complotto Reale" (Bertelsmann), "In difesa delle donne rosse" (Argon), "Hundert Zeilen", e ultimamente "Berlin liegt am Mittelmeer" (Avinus Verlag).

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