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La prima colonna, in Münzstrasse

Nessuno ha più monumenti al mondo, anche se al di fuori della Germania pochi o, direi, nessuno conosce il suo nome. L’11 febbraio, Herr Ernst Litfaß avrebbe compiuto duecento e uno anni, e a lui si devono quelle colonne mozzate ricoperte di manifesti disseminate per tutto il Paese, oltre 67mila, tremila solo a Berlino. Tutte con il suo nome, impossibile non vederle, ormai fanno parte del panorama tedesco. Potrebbe sembrare un’invenzione da niente, e invece quando fu posta la prima nel cuore della capitale della Prussia, il primo luglio del 1855, fu una piccola rivoluzione: nessuno avrebbe più ricoperto e deturpato i muri con manifesti, incollati caoticamente. E la pubblicità sarebbe stata più efficace, appunto perché costretta in un “posto” a lei riservata. Da allora i passanti non resistono a gettare un’occhiata alle Litfaßsäule, le colonne del signor Ernst. Nella strada in cui fu posta la prima, la Münzstrasse, nel cuore di Berlino, nei pressi dell’Alexanderplatz, a ricordo è stata posta una colonna di bronzo, all’inventore è stata dedicata una strada, e una scuola, e presto forse una piazza. Un onore meritato.

Ernst Litfass

Ernst Litfass

Un successo che Litfaß non aveva previsto. Quando nel 1854, a 28 anni, chiese al Polizeipräsident il permesso per l’installazione, aveva previsto al massimo di installare 150 colonne. In breve conquistò la Prussia e gli altri Stati tedeschi, ancor prima del Reich di Bismarck. Divenne ilReklamekönig”, il re della pubblicità, e un uomo ricco.

Una biografia complicata e affascinante. Ernst Amandus Theodor Litfaß, nato a Berlino, orfano di padre, giovanissimo, cercò la fama sul palcoscenico con lo pseudonimo di “Flodoardo”, chiaramente ispirato alla Commedia dell’Arte. Aveva bella presenza e non altrettanto talento, poi divenne poeta, impresario, animatore e organizzatore di feste e di eventi. Infine si dedicò alla tipografia del padrigno, e si inventò editore. Stampava volantini, e qualcuno dei clienti li andava attaccando qua e là per la capitale. Lui pensava in grande e cominciò a produrre

© il Deutsch-Italia

manifesti giganteschi, 20 piedi per trenta, cioè 6 metri e 30 per 9 e 40, che non era facile collocare. Gli venne l’idea delle colonnine, riservate ai suoi manifesti. E poi a quelli di chiunque. Anche a quelli del municipio per comunicare nuove ordinanze. Le Litfaßsäule divennero un punto d’incontro dei cittadini, una sorta di giornale rotondo e colorato: anche la pubblicità è una notizia, affermò il giovane Ernst, sempre in anticipo sui tempi. Sulle colonne si legge ancor oggi in anticipo quando avverrà una prima teatrale, o il concerto estivo di Justin Bieber, dove trovare i biglietti e quanto costano, l’uscita del nuovo bestseller, o il nuovo film di Tarantino. E anche il programma politico di questo o quel partito, e l’orario di una conferenza. Tutto a modico prezzo: per un’inserzione nello “Spiegel online”, il settimanale più autorevole del paese, si pagano circa 8mila euro per una settimana. Per un manifesto su 100 colonnine visibile per una settimana si sborsano 700 euro, appena un euro a colonna al giorno. Lo vede l’intera città, e se non viene ricoperto da un altro manifesto resta in vita ancora più a lungo. Però, al contrario di quanto si nota sui giornali online, quando una pubblicità non è più attuale viene tolta o ricoperta, per non dare l’impressione di trascuratezza. Le Litfaßsaüle non restano ancorate al passato, adottano le nuove tecnologie, diventano schermi rotondi che trasmettano messaggi diversi e continui, anche se si cerca di non esagerare: meglio rimanere fedeli alla tradizione, che è anche sinonimo di affidabilità. Il signor Ernst sarebbe inorridito a vedere le mura di Roma ricoperte di cartaccia che annuncia campagne elettorali vecchie di un decennio, o prodotti scomparsi da tempo, o cartelloni pericolosi che impediscono la vista agli incroci.

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Quante sono le Litfaßsäulen?

Per gentile concessione di Italia Oggi

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