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Come se non bastasse l’instabilità politica, non sapere se Frau Angela continuerà a guidarli per altri quattro anni, o se andrà in pensione, i tedeschi vedono in pericolo le loro adorate Pommes frites. L’Unione Europea mette in guardia contro la pericolosità delle patatine amate dai bambini di tutto il mondo, e dagli adulti, e prescrive misure severe sulla frittura. Veramente, la notizia è di quest’estate, ma è stata rilanciata mentre si aprivano i mercatini di Natale che sono stati 2.500 in tutto il Paese, 80 a Berlino, gli addetti sono stati circa 188mila e ogni visitatore ha speso in media dai 27 ai 30 euro.

Una porzione di Pommes, come vengono chiamate brevemente senza badare alla pronuncia francese, circa 150 grammi, non è costata meno di due euro, anche tre, a seconda del mercatino, in città o in provincia. Le patate sono uno dei fattori principali del fatturato dei mercatini, che quest’anno ha superato i cinque miliardi di euro. I chioschi comprano le patate congelate e già fatte a tocchetti: una materia prima senza rischi di spreco. Inutile precisare che una porzione di patatine, oltre a essere cara, è una bomba calorica, 450 calorie, senza salse. Ma i tedeschi le consumano con Mayo, cioè maionese, oppure con Ketchup, e i ragazzini per non sbagliare, mischiano le salse, l’una e l’altra. Una ricetta che sfiora le mille calorie.

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I burocrati di Bruxelles non si preoccupano dell’overdose calorica, ma dell’“acrilammide”, la sostanza pericolosa che si sviluppa con la frittura. Chi consuma patatine fritte due volte alla settimana rischia di ammalarsi di cancro. Il calore dell’olio non dovrebbe superare i 120 gradi, mentre di norma si aggira sui 220. Le patatine super fritte verranno messe al bando al partire dal 2019. Il consiglio della UE: le patatine cucinatele al forno senza olio. Sarà, ma è un’altra cosa, sostengono i golosi.

Ricordo la mia lontanissima estate a Londra, per migliorare l’inglese, prima dei Beatles. Mi nutrivo di fish and chips, merluzzo fritto e patatine, servite in un cartoccio di carta di giornale, impregnata d’inchiostro di stampa. I quotidiani non sono più stampati in modo ottocentesco e, comunque, sono minacciati di estinzione come il merluzzo, e il baccalà, ieri alimenti poveri, oggi leccornie di lusso. Sono sopravvissuto, forse perché ero allenato dal consumo di panelle palermitane, le frittelle di farina di ceci fritte in un calderone d’olio mantenuto a tempertaura ben oltre i 200 gradi, per ore e ore, al mercato della Vucciria, quello del quadro di Guttuso, quasi scomparso a sua volta. Altri tempi.

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Sono sicuro che le friggitorie di Palermo ignoreranno i timori di Bruxelles, mentre a Berlino sono preoccupati. In Germania si consumano 300mila tonnellate di Pommes frites all’anno. Quantità che mi sembra eccessiva, forse sono calcolate anche le tonnellate destinate all’esportazione. Il consumo pro capite si aggira sui 57 chili di Kartoffeln all’anno, bollite o al forno, e i tedeschi non sono i primi consumatori al mondo, superati dai Paesi dell’Est.

La “Dehoga”, la Deutsche Hotel und Gaststättenverband, cioè l’associazione tedesca degli hotel e dei ristoranti, passa al contrattacco e definisce la norma di Bruxelles: “il simbolo di un’esagerata frenesia regolamentatrice”. Sarà, ma se i chioschi di Wurstel e Pommes dovranno sostituire le friggitrice il prezzo di una porzione fra due Natali dovrà aumentare.

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Quale sarà il futuro delle patatine fritte?

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