Bonn-Center_© CC BY-SA 3.0 de Eckhard Henkel

È sempre stato brutto, era diventato inutile, l’hanno condannato a morte. Domenica mattina alle 11, come annunciato, con 250 chili di esplosivo è stato fatto saltare il “grattacielo” di Bonn: davanti alle telecamere si è afflosciato su se stesso, sanzionando la fine di un’éra, quella della Repubblica Federale nata nel dopoguerra. La capitale era sul Reno, a poco più di un’ora d’autostrada da Bruxelles, più vicina a Parigi che alla Berlino del “muro”, circondata dall’Armata Rossa al di là della Cortina di Ferro che divideva il mondo in due parti che si consideravano un paradiso, ma di segno opposto, quello rosso e quello capitalista.

Il Bonn Center fu inaugurato il 25 novembre del 1969, Willy Brandt era Cancelliere da poche settimane, la prima volta per un socialdemocratico dal 1933 che aveva visto l’arrivo al potere di Adolf Hitler. Domenica, è stato eletto a capo dell’SPD Martin Schulz, con il cento per cento dei voti, 606 su 605, mai avvenuto nella storia del partito, una percentuale da far arrossire i capi della vecchia DDR che, per pudore, cercavano di fermarsi al 99. Martin batterà a settembre la Merkel, ponendo fine al suo regno di 12 anni?


Bundesarchiv_©-CC-BY-SA-3.0-Gräfingholt-Detlef

Quando il Bonn Center accolse i suoi primi ospiti, Frau Angela aveva quindici anni, e il Reno per lei era irraggiungibile. Un minigrattacielo, per dire la verità, con i suoi 55 metri d’altezza e i 18 piani, sormontato dalla stella della Mercedes, simbolo della rinascita economia della Germania ridotta in macerie dalla guerra. Stella che ruotava anche sull’Europa Center nel cuore di Berlino Ovest, visibile anche dai berlinesi orientali prigionieri al di là del Muro. Ma in proporzione per Bonn, paesone di 100mila abitanti, era cento volte più alto dei grattacieli di New York.

Negli ultimi cinque piani si trovava lo Steigenberger Hotel. Nell’articolo sull’inaugurazione, quasi mezzo secolo fa, lo “Spiegel” scrisse, tra l’orgoglio e l’autoironia, che dal gabinetto della suite presidenziale si scorgeva la rocca al di là del Reno, dove Sigfrido avrebbe ucciso il suo drago. Il mio giornale, “Il Giorno” di allora, mi spedì come corrispondente ad Amburgo. Così mi trovai a lavorare in Germania, mentre i miei colleghi erano confinati in un ghetto per stranieri, tra politici e diplomatici. Vent’anni dopo, tornai, ma a Bonn, e in attesa di trovare casa, alloggiai al Bonn Center. L’inserviente che badava alla mia stanza, dopo qualche giorno mi confidò che era un ex poliziotto. Un modo per mettermi in guardia, sorvegliava anche me. I giornalisti stranieri, avevo letto sullo “Stern”, erano controllati dal BND, il servizio segreto. Li avrò annoiati.

Brandt-Guillaume © CC BY-SA 3.0 Pelz

Anche David Cornwell, che conoscete come John Le Carré, l’autore della “Spia che venne dal freddo”, aveva lavorato come addetto stampa all’Ambasciata britannica nel sobborgo di Bad Godesberg, dove l’SPD nel 1959, cominciò a stingere le sue bandiere rosse. A Bonn, dedicò un altro romanzo “A small town in Germany” – occorre tradurre? – in cui la descrive come una noiosa cittadina balcanica.

Willy Brandt e il suo consigliere Egon Bahr quando discutevano della Ostpolitik, l’apertura ai paesi dell’Est, invisa agli americani, si chiudevano in bagno e aprivano la doccia per non venire ascoltati dal BND, gli agenti tedeschi obbedivano alla CIA. Decenni dopo, Obama è stato sorpreso a “spiare” il telefonino di Angela. Donald l’accusa di aver controllato anche lui. Non ha le prove, ma in queste faccende non esistono. Ma dov’è la notizia? Sarebbe sorprendente se Barack non l’avesse fatto.

Bonn-Center_©-CC-BY-SA-4.0-Bierschwamm

Nel ‘74, passai al Bonn Center qualche settimana per seguire la fine di Brandt, costretto a dimettersi perché era stata scoperto Günther Guillaume, la spia della Germania Est, suo collaboratore alla Cancelleria.

Nel giugno del 1991, il Bundestag decise di spostare la capitale da Bonn a Berlino, un voto di misura con appena 18 voti di maggioranza (Kohl era contrario), e il grattacielo sul Reno cominciò a decadere. Difficile trovare nuovi inquilini per i suoi 25mila metri quadrati. Domenica ho seguito con malinconia alla TV la sua spettacolare e perfetta “implosione”. Non solo per ricordi personali: con quel goffo edificio è sparito un simbolo di una Germania renana, provinciale come una grande Svizzera. Anche un simbolo di un’Europa che credeva in se stessa.

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La distruzione del Bonn Center

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