Per le quattro domeniche d’Avvento negozi e grandi magazzini rimangono aperti. Nei ristoranti al week end non riuscite a trovare un tavolo se non avete prenotato a novembre, e dove lo conquistate quasi sempre scoprite che era meglio cenare a casa. L’Opera e la Filarmonica a Berlino sono prenotate anche un anno per l’altro. I bambini affollano gli spettacoli tradizionali adatti a loro, dai balletti come “Cenerentola” o la “Principessa delle nevi” al classico “Flauto Magico”.

La Chiesa cattolica, non ancora quella protestante, è contraria. Vorrebbe che si rispettasse il giorno del Signore. Invece di abbandonarsi al consumismo, stare in famiglia, e andare a messa. Probabilmente, anche dando ragione a Di Maio, le chiese rimarrebbero vuote, e i tedeschi passerebbero il giorno festivo innanzi alla Tv. Neanche lo stadio sarebbe un’alternativa, perché qui la Bundesliga, la Serie A, gioca al sabato. Oppure farebbero i loro acquisti online arricchendo i colossi della distribuzione e accelerando la crisi dei piccoli negozianti. Fallimenti e commessi disoccupati. La Chiesa luterana per il momento non ha preso posizione, ma molti pastori durante la predica ammoniscono a loro volta contro il consumismo.

© il Deutsch-Italia

Nel 1960 dodici milioni di cattolici andavano a messa la domenica, scrive “WirtschaftsWoche”, il più importante settimanale economico, l’anno scorso sono stati due milioni e 400mila (un calo dell’80 per cento), e nel frattempo grazie alla riunificazione la popolazione è cresciuta di 17milioni, superando gli 82milioni. Shopping festivo o non shopping, la situazione non cambierebbe.

Secondo le statistiche, appena il 66 per cento dei fedeli va a messa almeno una volta all’anno. Di solito a Natale, ma sempre una minoranza. Alla funzione del 24 dicembre vanno otto milioni e trecentomila protestanti, su 23 milioni, cioè poco più di un terzo. E le funzioni, tra canti e musica, diventano spesso un grande spettacolo. I fedeli, cattolici e luterani, sono tuttavia generosi con le donazioni. Perché lamentarsi e cercare di imporre con i divieti un ritorno al passato?

L’anno scorso lo shopping natalizio ha sfiorato i 94,5miliardi di euro, quest’anno si dovrebbe andare oltre, come lascia sperare già il fatturato di novembre e dicembre. Si prevede che l’aumento sia del tre per cento. Per i regali ai figli, si spendono in media 131 euro a testa, una decina in più. Si regalano giocattoli (sempre più sofisticati), ma anche libri: il 48 per cento dei piccoli si troverà sotto l’albero un volume. La lettura e la carta sopravvivono anche grazie al Natale. Come mai? Perché, si spiega, i regali vengono scelti quasi sempre dalle madri, e sono le donne (il 67 per cento) quelle che leggono di più, di tutto.

I libri sono il regalo preferito anche per gli adulti, il 35 per cento, e in media per uno o più volumi si spendono 41 euro. I giocattoli seguono con il 34 per cento, capi d’abbigliamento con il 29. I tedeschi sono pragmatici, e uno su quattro preferisce donare un buono d’acquisto. Poco poetico, ma si evitano errori.

Il Natale per molte categorie commerciali rappresenta la salvezza. Alcuni settori raggiungono il 50 per cento del fatturato annuo, e perfino vendono quanto negli altri undici mesi dell’anno. Inoltre, a Natale, si preferisce uscire, invece di fare shopping al computer: le vendite online nel 2017 salgono del dieci per cento, ma a dicembre il 68 per cento torna al passato e compra i doni personalmente nei negozi. Per i piccoli commercianti, è la salvezza.

.

I mercatini di Natale in Baviera

Print Friendly, PDF & Email