die-zeitIl tentativo politico di trasformare l’Italia sul modello tedesco è fallito, Die Zeit, riporta il parere del sociologo Wolfgang Streeck, 70 anni, direttore emerito del Max-Planck Institut di Colonia. Forse non serviva scomodare un professore per rendere autorevole il giudizio. Il settimanale di Amburgo si preoccupa di quanto sta avvenendo in Italia.

A Berlino si fa il tifo per il «sì», ma si teme che, chiunque vinca, seguirà un altro lungo periodo di confronto interno e che si perda tempo, come è avvenuto quest’anno. Renzi sostiene che il nuovo Senato sarà simile al Bundesrat, letteralmente il Consiglio federale, ma sarebbe la Camera delle regioni, che si affianca al Bundestag, il Parlamento federale. È vero oppure no? Ja ed anche nein. Gli italiani, come sempre, copiano aggiungendo le opportune modifiche, ma sarebbe come costruire la copia di una Porsche, aggiungendo il carburatore di una 500, oppure il contrario. In un caso e nell’altro si rischia di fondere.

Palazzo-Madama-©-CC-BY-SA-2.0-Francesco-Gasparetti

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È avvenuto anche in passato. La nostra Costituzione e la Grundgesetz, che qualcuno si ostina a tradurre in “legge fondamentale”, sono molto simili, per la semplice ragione che furono scritte nel dopoguerra sotto la stretta sorveglianza degli alleati, preoccupati del possibile avvento di un nuovo Hitler o Mussolini. La Costituzione di Weimar era bellissima, ma i partiti, troppi e litigiosi, portarono alla dittatura (e Adolf fu eletto democraticamente). Quindi il sistema proporzionale fu corretto con uno sbarramento al 5 per cento. L’Italia l’ha copiato «all’italiana», e quindi aggirato: i partitini infatti si mettono insieme prima del voto, e tornano a dividersi dopo. Nessuna costituzione può regolare la nostra masochistica furbizia.

In Germania la Carta si occupa dei partiti che devono avere uno statuto democratico, i nostri padri costituenti fecero finta di dimenticarsene: come vietare il risorto movimento sociale o il Pci? I partiti tedeschi di conseguenza non hanno bisogno di scimmiottare le primarie americane per scegliere il loro leader.

 Zusammensetzung_Bundesrat-©-CC-BY-SA-4.0-Shabidoo

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Nel tentativo di spiegare che cosa sia in gioco con il referendum (non previsto dalla Grundgesetz) i corrispondenti da Roma, se la cavano puntando sulla riforma del Senato, modellato sul Bundesrat, ma non scendono nei particolari, e aggiungono «più o meno», «quasi», «in una certa maniera». Lasciano capire che sarà una vaga imitazione. Il Bundesrat è composto da 69 membri, senza prebende, e senza immunità, inviati dai Länder, in base alla composizione dei parlamenti regionali. Però, quasi all’americana, senza rispettare rigidamente il numero degli abitanti: la Saar ha 990mila abitanti e tre voti, la Baviera ha 12milioni e 600mila abitanti, e appena 6 voti, in proporzione ne dovrebbe avere 46 o 49. Però ogni Land vota compatto in base alla coalizione al potere localmente, ed esprime un solo voto: sono 16, in caso di parità, il presidente di turno conta per due. È pericoloso non rispettare l’autonomia locale. Nei mesi scorsi, la Baviera cristianosociale è arrivata a minacciare la cristianodemocratica Merkel di denunciarla alla Corte Costituzionale perché, aprendo senza controllo le frontiere al milione di profughi, aveva violato i diritti dei bavaresi.

 Bundesrat_Deutschland_Plenarsaal.©-CC-BY-SA-4.0-My-Name


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Il Bundesrat ha anche una funzione legislativa, può proporre delle leggi che sottopone al Bundestag, ed ha il diritto di veto su ogni legge federale che abbia un’importanza locale, quindi su quasi tutte. Non è il bicameralismo perfetto, ma quasi. Attualmente, in base ai risultati regionali, la Grosse Koalition di Frau Merkel ha solo 20 voti sicuri al Bundesrat. Comunque, non sempre le Regioni sono d’accordo con quanto deciso a Berlino, e spesso il Bundesrat ha una maggioranza di segno opposto rispetto al Parlamento federale, come può avvenire negli Stati Uniti o in Francia. Helmut Kohl e Gerhard Schröder si sono dovuti confrontare a lungo con un Bundesrat controllato dall’opposizione. Si sarebbe potuto giungere a una paralisi totale ma, prima a Bonn e poi a Berlino, si è andati avanti di compromesso in compromesso. Una sorta di Grosse Koalition non ufficiale. Il governo centrale, prima di varare una legge, era costretto a consultarsi con l’opposizione per giungere a un accordo. Legiferare in fretta non è una virtù, purché dopo la legge venga applicata e rispettata. E non si fa catenaccio solo per mettere in difficoltà l’avversario, danneggiando il Paese. Ma questo non può essere regolato da nessuna Costituzione.

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Come funziona il Bundesrat tedeesco?

Quali competenze ha, oltre a un po’ di storia…

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