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A 17 anni alla guida di un colosso da decine di tonnellate? In Germania mancano gli autisti di autotreni, quelli esperti hanno un’età media elevata, e vanno in pensione senza trovare sostituti. Allora, chiedono le società di trasporti, diamo la patente anche ai minorenni. Perché avere pregiudizi? Sono più in forma, hanno riflessi veloci, resistono a lungo alla stanchezza. Ma si chiedono anche esami per la patente meno complicati. E questo dovrebbe destare qualche preoccupazione. Chi ricorda Convoy (1978) di Sam Peckinpah, che paragona i camionisti a moderni cowboys? Non è l’unico film dedicato alla loro vita. E non manca una certa retorica: un lavoro libero sulle strade del mondo. La realtà è ben diversa. La paga è scarsa, si dorme male, si mangia peggio, si rischia sulle autostrade per giungere in orario. In Germania, il trasporto su strada continua ad aumentare: vent’anni fa, gli autotreni percorsero 300miliardi di chilometri, saranno il doppio tra dieci anni, e oggi siamo già sopra i 500miliardi, si legge sulla “Die Welt”.

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Mancano 45mila camionisti e ogni anno vanno in pensione circa 30mila, contro 16mila nuovi autisti. Il settore rischia presto il collasso. Si chiede di chiudere un occhio sugli esami di guida. Si può cominciare a frequentare una scuola per autotreni a sedici anni, ma si deve aspettare due anni per ottenere la patente, molti giovani si stancano e lasciano perdere. Perché richiedere ancora una competenza meccanica che ormai serve a poco? Un moderno autotreno è dotato di strutture elettroniche che nessuno può mettere a posto per strada in caso di guasto. Si cerca di arruolare autisti nei paesi dell’Est, ma si chiede la conoscenza almeno elementare del tedesco. Non basta saper riconoscere i cartelli stradali? Forse è meglio restare severi. Altre richieste sono invece ragionevoli. Mancano piazzole di sosta confortevoli, lamenta il 40 per cento dei camionisti. Ne mancano almeno 31mila, e si è costretti a pernottare dove capita con grave rischio di venire aggrediti e derubati. Sono in azione bande dell’Est specializzate nell’assalto ai camionisti, come nel romantico Far West si assaltavano le diligenze. In quelle esistenti le strutture sono carenti e invecchiate:

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stanze comode e economiche, per non dormire sempre in cuccetta, docce, ristoranti, spacci. Le imprese di trasporto rimpiangono ancora il tempo del servizio militare obbligatorio: dopo la leva, migliaia di giovani avevano la patente per guidare camion. Ancor oggi, un quinto dei camionisti in servizio è stato addestrato dall’esercito.

Ma un problema di cui i responsabili del settore preferiscono non parlare è la paga. All’inizio, difficilmente si guadagna più di 1.800 euro al mese, e non a tutti vengono rimborsate le spese, oppure si paga un forfait ben lontano dai costi reali. Negli ultimi tempi si sono avuti degli aumenti, dai 2.000 euro lordi, a 2.500 o 3mila, ma non basta. Si è costretti a risparmiare, a scapito della salute e della sicurezza. In media, nel 2016, il salario annuo è stato di 28.703 euro, e nelle piccole ditte meno di 26mila. Pochi, i più esperti, arrivano a guadagnare 4.500 euro al mese, ma grazie a extra, e se hanno l’addestramento necessario per trasportare beni deperibili o pericolosi.

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Mancano camionisti in Germania

 

Per gentile  concessione di Italia Oggi

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