Una chiassosa kermesse. Una ribalta con venditori di salsicce e orchestrine etniche pittoresche. Una babele di lingue e insegne dove le diversità si attraggono, si uniscono e finiscono per convivere all’insegna del business. E questo il clima che si respira alla Borsa internazionale del turismo (ITB) in corso fino a sabato a Berlino.

Un centro vitale dove è rappresentato il mondo. Frotte di hostess, uomini d’affari con i loro trolley, stand allestiti con speciali salette e punti di aggregazione per firmare contratti. Impiegati e impiegate dai tratti esotici, dalle pelli candide o brunite, vestiti con costumi tradizionali, sempre pronti a sfoderare sorrisi di benvenuto.

Ecco la BIT di oggi. È in questo clima che il pensiero corre all’indietro. Una volta il turismo era viaggiare per formarsi, per scambiarsi conoscenza: il Grand Tour, i lunghi viaggi che la crema della gioventù europea affrontava in Francia, Grecia e Italia per erudirsi, studiare arte, storia e filosofia. Si volevano capire le radici fondanti dell’Europa. Ci si spostava in carrozza tra chiese, biblioteche e pinacoteche.

Oggi tutto è cambiato. I Paesi espositori, 185, sono arrivati in massa e mostrano i muscoli: le loro compagnie aeree con i velivoli più sofisticati, i treni che viaggiano a trecento all’ora, i pullman dotati di ogni confort e, infine, i prezzi.

Il turismo, a giudicare da quanto si è visto, e si vedrà, si combatterà a colpi di offerte. Vinceranno i Paesi più competitivi, più moderni e con più appeal.

Sono arrivati anche gli italiani: allegri, chiassosi e con i capi rigorosamente firmati. Diciamocelo con tutta franchezza, dovranno lavorare sodo per (ri)conquistare le posizioni perdute nella classifica mondiale del turismo.

Già nell’Ottocento l’Italienische Landschaft (il paesaggio italiano) era una sorta di marchio di garanzia per far sognare i viaggiatori: Sehnsuchtsland, ossia il Paese del desiderio, o come diceva Goethe la nuova Arcadia, dove almeno una volta nella vita ciascuno sarebbe dovuto andare. I tempi sono cambiati. Oggi la concorrenza è tanta e i numerosi scioperi del Belpaese non aiutano, e l’Italia dovrà battersi per riuscire ad affermare le sue tante bellezze e eliminare nel contempo il reticolo delle differenze geografiche.

Di strada da qualche anno fa ne è stata fatta molta, ma siamo proprio sicuri che sia stata fatta nella direzione giusta? Siamo ancora così attraenti per il turismo internazionale come lo eravamo una volta? Anche il modo di presentarsi conta. E molto. Quale migliore biglietto da visita da lasciare ai visitatori di tutto il mondo se non un’immagine moderna, organizzata, piena d’attenzioni per chi vi si avvicina incuriosito, dando la sensazione di poter trovare un qualcosa in più, che non sia il semplice paesaggio che il destino c’ha concesso come una meravigliosa cornice in cui presentarci?

Fino a qualche anno fa il nostro stand era un vero e proprio punto di riferimento all’interno della Fiera berlinese. Oggi in molti altri hanno imparato a vendere il proprio territorio, arricchendolo di servizi, gentilezza e sorrisi. Il turismo è una delle nostre più grandi risorse, e bisogna saperlo presentare al grande pubblico in occasioni come queste. Se non lo si fa bene si rischia di perdere posizioni e prestigio nella gara con gli altri Paesi.

La gara è aperta, vinca il migliore…

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Un giro per il padiglione italiano

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