Mostra "Schedati, perseguitati, sterminati"
Mostra "Schedati, perseguitati, sterminati"
tiergartenstrasse

Tiergartenstrasse 4, il luogo di Berlino dove venivano internate le vittime

«Siamo spiacenti di informarvi che vostra figlia, la signorina Magdalene Maier-Leibnitz […] è morta all’improvviso a causa di un’emorragia polmonare provocata da tubercolosi polmonare. In conformità alle disposizioni di legge, la polizia locale ha disposto l’immediata cremazione del corpo e la sterilizzazione dei suoi effetti personali.» Questa la lettera di condoglianze che i genitori di Pipa, al secolo Magdalene Maier-Leibniz, ricevettero l’8 maggio 1941. Una lettera asciutta, scarna e piena di dati falsi, come da prassi negli anni dell’Aktion T4, il programma nazista che prevedeva l’eliminazione sistematica di portatori di handicap mentali o genetici.

Karl Brandt-© USHMM WC

Karl Brandt-© USHMM WC

«Sarebbe bello se le malattie fossero sempre e soltanto malattie immaginarie. Se così fosse, io sarei sana». Così scriveva la sedicenne ai genitori. In queste parole emerge una profonda consapevolezza della propria fragilità e un enorme bisogno di cure, di affetto. Pipa non trovò nulla di tutto questo: ricoverata giovanissima dopo una diagnosi di schizofrenia, morì, o meglio, fu uccisa nel giro di soli tre anni. Suo padre sporse denuncia di omicidio soltanto nel 1945, pochi giorni prima che gli statunitensi arrivassero a Esslingen, senza però intraprendere altre azioni per scoprire la verità sulla morte della figlia. Il dramma degli internati nelle cliniche psichiatriche rimase prigioniero di un lungo silenzio: nel Dopoguerra nessuno aveva intenzione di riaprire una ferita tanto profonda. Furono gli stessi “matti”, quegli uomini indegni di vivere, a doversi mobilitare per ottenere un pubblico riconoscimento delle torture cui erano stati sottoposti – «Il fatto che la nostra realtà di persone perseguitate dal regime nazista non venisse riconosciuta e che fossimo costretti a raccogliere prove in tal senso, senza mai ottenere il risultato voluto, costituì per tutti noi un secondo trauma»spiega Klara Nowak, una delle tante vittime della sterilizzazione forzata. Nel 1987, Klara fondò la BEZ (Confederazione delle vittime dell’“eutanasia” e delle sterilizzazioni forzate) per rendere l’opinione pubblica consapevole della barbarie dell’Aktion T4. Soltanto a partire dagli anni ‘80 i sopravvissuti furono riconosciuti come perseguitati dal regime nazista.

Tiergartenstrasse © il Deutsch-Italia

Tiergartenstrasse © il Deutsch-Italia

Quattrocentomila. Questo è il primo dato davanti al quale si rimane pietrificati. Dietro il numero si celano i volti e i nomi di tanti, troppi, uomini e donne, bambini e anziani, tedeschi e italiani, accomunati da un terribile destino: 400mila sono stati i tedeschi sterilizzati a partire dal 1934. Duecentomila le vite stroncate perché “indegne di essere vissute”, quelle cioè degli internati assassinati tra il 1940 e il 1945. Tra loro, uomini e donne di tutte le età, anche minori. Un capitolo difficile da trattare, per anni nascosto. Ci si vergogna nell’ammettere che medici, infermieri e professori universitari si siano resi complici di un piano tanto insano. Cedere a un’ideologia così folle, così malata, da parte di chi dovrebbe proteggere e curare rappresenta una sconfitta per l’umanità.

Topographie des Terrors © il Deutsch-Italia

Topographie des Terrors © il Deutsch-Italia

La mostra è stata realizzata, a partire dal 2014, dalla DGPPN Gesellschaft, la Società Tedesca di Psichiatria, Psicoterapia e Psicosomatica in collaborazione con la Fondazione Memoriale per gli Ebrei Assassinati d‘Europa e la Fondazione Topografia del Terrore di Berlino, riadattata dalla SIP (Società italiana di Psichiatria) e dal Network Europeo per la Ricerca e Formazione in Psichiatria Psicodinamica (Netfropp), ed è stata proposta già 48 volte, in Germania e all’estero, arrivando a contare oltre 350mila visitatori.

In Italia la mostra si arricchisce della sezione “Malati, manicomi e psichiatri in Italia: dal ventennio fascista alla Seconda Guerra Mondiale”, curata dalla SIP, che intende mostrare quali sono state le conseguenze concrete dell’applicazione di un’ideologia discriminatoria e razzista. Dal 1938 gli psichiatri italiani aderirono alle leggi razziali. Il numero dei ricoverati nelle cliniche psichiatriche crebbe in modo spaventoso: se nel 1926 erano 60mila, nel 1940 arrivarono a 96.500. I manicomi si trasformarono anche in un’arma da utilizzare per eliminare persone scomode, in primo luogo oppositori politici, come il sindacalista Giuseppe Massarenti, o psichiatri che rifiutavano la retorica della razza, tra cui Guglielmo Lippi Francesconi e Luigi Scabia, direttori dei manicomi di Lucca e Volterra.

Tiergartenstrasse 4 © il Deutsch-Italia

Tiergartenstrasse 4 © il Deutsch-Italia

Prime tappe italiane sono state Roma e Bolzano nel 2017, seguite da Trento e Collegno nel 2018. Dopo Cagliari e Milano, nel 2019 la mostra è approdata al Palazzo Morpurgo di Udine, promossa all’interno del progetto “Dove ci portate?”. Il progetto, nato da una ricerca storica e sociologica sulla deportazione di un gruppo pazienti psichiatrici appartenenti alle minoranze linguistiche e culturali della Val Canale, intende raccontare una vicenda poco nota che viene approfondita, attraverso testimonianze e ricostruzioni, nelle pagine del libro “Dove ci portate? Wohin bringt ihr uns? Kam nas peljete? La deportazione dei pazienti psichiatrici della Val Canale e le opzioni italo-tedesche 1939 – 1940”, a cura di Kirsten Maria Duesberg, sociologa e promotrice del progetto, e dello storico Paolo Ferrari. A corredo della mostra, sono previste ulteriori iniziative, tra cui si segnalano le conferenze “Un’altra storia: manicomi, repressione politica e di genere nell’Italia fascista”, a cura di Anpi e Guarnerio soc. Coop., prevista per oggi, mercoledì 27 marzo, e “Storie e memorie dei territori, della psichiatria e delle persone”, in programma per il 9 aprile 2019, con la partecipazione di Thomas Müller, responsabile del Museo della Psichiatria della Sassonia (Lipsia).

In un periodo storico delicato come questo, risuona prepotente il messaggio dei promotori della mostra Conoscere e comprendere le atrocità del passato è importante per capire il mondo di oggi, i suoi drammi, i conflitti, le tragedie e la crescente intolleranza nei confronti del diverso. Come associazioni psichiatriche europee non possiamo rimanere in silenzio di fronte a chi alimenta conflitti a partire dalle differenze fra paesi e persone, dimenticando che dalle ceneri della seconda guerra mondiale emerse un grande ideale di pace comune che si chiama Europa -.

 

Dove: Palazzo Morpurgo di Udine

Quando: fino al 31 marzo

Aktion T4 (Tiergartenstraße 4)

© Youtube dvhshadow123

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Cittadina del mondo, viaggiatrice e lettrice infaticabile, laureata in filosofia, ha scoperto la Germania durante gli studi universitari e da allora non può farne a meno. Collabora con "Comunicazione Filosofica".

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