Tiergartenstrasse 4 © il Deutsch-Italia
Tiergartenstrasse 4 © il Deutsch-Italia
Tiergartenstrasse © il Deutsch-Italia

Tiergartenstrasse © il Deutsch-Italia

Aktion T4, questo il progetto (dal nome della strada di Berlino dove era situato il quartier generale dalla Gemeinnützige Stiftung für Heil- und Anstaltspflege, l’Ente pubblico per la salute e l’assistenza sociale, attualmente alle spalle della Filarmonica della capitale) messo in atto dai nazisti a danno di circa trecentomila disabili e malati mentali, come una sorta di mostruosa prova generale della Shoah.

Ma cos’era esattamente l’Aktion T4? Le sue origini prendono le mosse dal concetto di eugenetica, in voga in molte nazioni (Stati Uniti, Germania, Regno Unito, Svezia, Svizzera ed altri ancora), all’inizio del ventesimo secolo. Hitler in prima persona fece propri, portandoli a livelli di follia omicida, i concetti espressi nel libro Das Recht auf den Tod , Il diritto alla morte (1895), dello psicologo austriaco Adolf Jost. In pratica nel libro si sosteneva il diritto dello Stato di imporre la morte all’individuo per salvaguardare la purezza e la vitalità del Volk, cioè del popolo.

Martin Bormann © Bundesarkiv B 146-1968-100-21A Friedrich Franz Bauer CC BY-SA 3.0

Martin Bormann © Bundesarkiv B 146-1968-100-21A Friedrich Franz Bauer CC BY-SA 3.0

Partendo da tale concetto, ulteriormente sviluppato durante gli anni venti da Alfred Hoche e Karl Binding (psichiatra il primo e giurista il secondo) nel loro libro Die Freigabe der Vernichtung lebensunwerten Lebens (Il permesso di annientare vite indegne di vita), Hitler diede incarico di implementare una politica di «igiene razziale». Fu così che Martin Bormann (stretto collaboratore, all’epoca, ed in seguito segretario personale del Führer), Wilhelm Frick (Ministro dell’Interno) ed altri collaboratori si diedero un gran da fare per applicare la la Gesetz zur Verhütung erbkranken Nachwuchses, ovvero la “legge sulla prevenzione della nascita di persone affette da malattie ereditarie”. In pratica un piano di sterilizzazione su vasta scala che permise al regime nazista anche di colpire oppositori politici, oltre che a persone affette da una serie di malattie ereditarie – o supposte tali – tra le quali schizofrenia, epilessia, cecità, sordità, corea di Huntington e ritardo mentale. Tra le 200 e le 350mila furono le persone a cui fu applicata la sterilizzazione forzata tra il 1933 ed il 1939. Tale concetto di sterilizzazione degli individui considerati “malati” non era proprio del nazionalsocialismo, ma era largamente diffuso in più nazioni. La Germania hitleriana, però, portò tali concetti su di un piano ulteriormente aberrante.

Fu così che, approfittando dello scoppio del conflitto mondiale, Hitler fece passare il suo programma di eugenetica come una necessità per la scarsità dei mezzi di cura. Infatti i malati, anche se sterilizzati, continuavano a dover essere ricoverati in appositi istituti e, di conseguenza, ad occupare spazi e risorse che avrebbero potuto essere utilizzati per i soldati feriti e per gli sfollati delle città bombardate.

Per preparare la vera e propria operazione di eugenetica, vennero progressivamente chiuse le istituzioni medico-religiose, dalle quali ci si aspettava naturalmente una forte resistenza all’uccisione dei pazienti. Questi ultimi vennero quindi trasferiti negli istituti medici statali, andando a peggiorare le già precarie condizioni di sovraffollamento, e aumentando le possibilità propagandistiche delle campagne a favore dell’eugenetica.

Viktor Bracht © USHMM WC

Viktor Bracht © USHMM WC

Copiosi mezzi di diffusione dell’idea di “necessità” dell’uccisione degli individui considerati come un peso per la società furono messi in pratica da parte del regime. Fra gli altri quello cinematografico fu molto efficace. In particolare il film di Wolfgang Liebeneiner Ich klage an, “Io accuso” del 1941. Tale pellicola raccontava la storia di un medico che uccideva la moglie, malata di sclerosi multipla, che lo supplicava di mettere fine alle sue sofferenze. Processato, veniva assolto dalla giuria che si interrogava circa la domanda fatta dallo stesso accusato: «Vorreste voi, se invalidi, continuare a vegetare per sempre?».

Hitler autorizzò inoltre la creazione della Reichsausschuß zur wissenschaftlichen Erfassung erb- und anlagebedingter schwerer Leiden, cioè il “Comitato del Reich per il rilevamento scientifico di malattie ereditarie e congenite gravi”, mettendovi a capo lo stesso Brandt. Tale Commissione era diretta da Hans Hefelmann e dipendeva direttamente da Viktor Brack; entrambi facevano parte della Cancelleria privata del Führer che diresse il programma in collaborazione con il Dipartimento di Sanità del Ministero degli Interni. Hitler autorizzò nel contempo Brandt e Bouhler (capo della Cancelleria privata del Führer) a procedere con l’eutanasia di bambini (nel periodo dal 1938 al 1941).

Secondo le direttive impartite, dovevano essere segnalati “tutti i bambini di età inferiore ai tre anni nei quali sia sospetta una delle seguenti gravi malattie ereditarie: idiozia e sindrome di Down (specialmente se associato a cecità o sordità), macrocefalia, idrocefalia, malformazioni di ogni genere specialmente agli arti, la testa e la colonna vertebrale; inoltre le paralisi, incluse le condizioni spastiche”. Le segnalazioni venivano valutate da una speciale commissione, composta da tre membri, che dovevano raggiungere il consenso unanime prima di procedere all’uccisione. Quando l’intero Programma T4 venne sospeso nel 1941, a seguito delle numerose proteste, erano stati uccisi un totale di circa 5.000 bambini. In realtà le uccisioni proseguirono fino al 1945, con l’ultimo caso documentato a Kaufbeuren, in Baviera, due settimane dopo la fine del conflitto mondiale.

Karl Brandt-© USHMM WC

Karl Brandt-© USHMM WC

Le prime vittime adulte del folle piano di Brandt e Bouhler furono polacche. Ad iniziare dagli ospiti degli ospedali e degli istituti psichiatrici del Reichsgau Wartheland, una regione della Polonia occidentale che era stata inglobata direttamente nel Reich, subito dopo l’invasione. L’idea di uccidere gli “inutili” pazienti mentalmente disabili si propagò rapidamente dalla Polonia occupata alle contigue aree della stessa Germania, probabilmente perché le autorità tedesche di queste aree già conoscevano bene quello che si stava verificando in Polonia. Inoltre i soldati tedeschi feriti nel corso della campagna polacca venivano evacuati presso queste aree di confine e necessitavano di spazio all’interno degli ospedali.

Tutto il programma di uccisione di adulti con disabilità mentali e fisiche prese avvio, ufficialmente, con una lettera che Hitler indirizzò a Bouhler e Brandt nell’ottobre del 1939, ma la lettera venne retrodatata al 1° settembre, per dargli la necessaria copertura “legale” alle uccisioni già effettuate, e per creare una più stretta correlazione tra il “programma T4” e lo scoppio del conflitto, facendo pensare che l’intero progetto fosse una reale “necessità” di guerra.

Il folle progetto fu amministrato, come dicevo, dallo staff di Viktor Brack, capo dell’Amt 2, l’ufficio 2, della Cancelleria del Führer, che aveva sede in Tiergartenstrasse al numero 4. La supervisione era di Bouhler (del quale Brack era diretto subordinato) e di Brandt.

I casi degli adulti erano esaminati da una speciale commissione, che operava negli uffici della Tiergartenstrasse. Gli esperti dell’ufficio dovevano valutare i casi solo in base alle informazioni riportate su di un modulo che veniva loro fornito, tralasciando quindi la storia clinica dei pazienti e senza effettuare ulteriori visite mediche agli stessi. Inizialmente i pazienti vennero uccisi, come già accadeva nel programma per i bambini, con iniezioni letali. Il metodo era però lento ed inefficace e con il prosieguo della guerra, quando i farmaci utilizzati nelle iniezioni divennero sempre più scarsi, divenne chiaro che sarebbe stato necessario trovare un nuovo metodo. Hitler stesso, basandosi sul consiglio del professor Heyde, propose a Brandt l’utilizzo di monossido di carbonio, tristemente famoso per la cosiddetta “soluzione finale” degli ebrei. Fu infatti assistendo a queste uccisioni che ad Heinrich Himmler venne l’idea delle successive gassazioni nei campi di sterminio.

Hans Gerhard Creutzfeldt (ca. 1920)

Hans Gerhard Creutzfeldt (ca. 1920)

I centri dove venivano operate le uccisioni dei pazienti vennero utilizzati anche per l’eliminazione degli internati dei campi di concentramento ammalati, e ormai non più in grado di lavorare per il Reich. L’operazione di eliminazione degli internati prese il nome di Aktion 14f13.

I casi di ribellione fra la popolazione che si rendeva conto della falsità della propaganda del regime furono duramente repressi. Alcuni medici si rifiutarono di sottostare alle direttive ricevute, mettendo a rischio la propria di vita. Fra questi vi fu il professor Hans Gerhard Creutzfeldt – scopritore della malattia di Creutzfeldt-Jakob – che riuscì a salvare praticamente tutti i suoi pazienti. Le proteste da parte delle Chiese tedesche si fecero sentire sia dal credo protestante che da quello cattolico, e solo il timore delle gerarchie del regime di suscitare la ribellione fra i soldati, soprattutto quelli cattolici largamente impegnati sul fronte russo, portò alla sospensione del programma nell’agosto del 1941. In realtà, le uccisioni, come abbiamo detto, continuarono fino al 1945.

Oggi, sul luogo dove sorgeva l’Amt 2, si erge un monumento alla memoria di questo orrore della follia umana.

.

L’eutanasia nazista

© Youtube Russel Tarr

Quel marchio tedesco che fa mangiare milioni di italiani

Articolo precedente

Assisi, gioiello umbro che piace anche alla Cancelliera

Articolo successivo

Ti potrebbe piacere anche

Commenti

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *