Pina Bausch © Teatro La Fenice
Pina Bausch © M. Crosera Teatro La Fenice
Pina Bausch © Teatro La Fenice

Pina Bausch © Teatro La Fenice

Nella storia della Germania del ‘900, le innovazioni dell’Espressionismo, che avevano coinvolto ogni tipo di arte, pervasero anche il teatro con la nascita dell’Ausdruckstanz, la danza moderna tedesca che, a partire dai primi anni ’70, si diramò in una nuova corrente chiamata “Tanztheater”, della quale la coreografa tedesca Pina Bausch viene ricordata come uno dei massimi esponenti.

Pina Bausch © Teatro La Fenice

Pina Bausch © Teatro La Fenice

La Bausch, uno degli astri più splendenti della danza moderna internazionale, prima di fondare una propria compagnia di ballo, aveva fatto gavetta nella città della modernità per eccellenza, New York, dove la danza moderna aveva visto i suoi primi albori. Nella Grande Mela Pina Bausch era arrivata a soli 18 anni, grazie ad una borsa di studio che le aveva permesso di lasciare la città tedesca di Essen, dove all’età di 14 anni si era trasferita da Solingen (città in cui era nata nel 1940) per frequentare il liceo delle arti. Sempre a New York era rimasta per accettare la sua prima vera offerta di lavoro, quella di Antony Tudor, direttore artistico del Metropolitan Opera. Nel 1962 il richiamo della patria teutonica era stato però così forte da farle abbandonare le luci della ribalta americana per tornare in Germania, prima ad Essen, poi a Wuppertal, dove divenne direttrice del corpo di ballo e del teatro della città.

Una donna come Pina Bausch, dal temperamento forte e rivoluzionario, che aveva patito la fame in America per poter andare ogni sera a teatro e perfezionarsi ammirando i grandi della danza contemporanea, da Balanchine a Martha Graham, non avrebbe potuto non sentire il bisogno di esprimere la sua arte attraverso una comunicazione più libera e meno aderente alle forme canoniche del balletto tradizionale.

Pina Bausch © Teatro La Fenice

© M. Crosera Teatro La Fenice

Ella decise infatti, nel 1973, di fondare una sua compagnia di ballo, la “Tanztheater Wuppertal”, per poter realizzare il suo progetto: sperimentare un nuovo modo di fare danza, perché il movimento potesse diventare la manifestazione del subconscio del ballerino; danza e teatro insieme, la danza quale espressione nuda dell’interiorità di ciascun danzatore.

Nella Germania degli anni ‘70, questa innovazione venne vista come una rottura con il balletto classico tradizionale – di cui Pina lasciava invariate solo le musiche – e l’apprezzamento da parte di pubblico e critici tardò ad arrivare. Nonostante i primi insuccessi, la Bausch non si diede per vinta, continuando a lavorare e a sperimentare con i suoi ballerini, fino a quando finalmente il suo linguaggio artistico cominciò ad essere compreso e la sua interpretazione innovativa del balletto classico iniziò ad essere applaudita prima in Germania, poi in tutti i teatri del mondo, tanto da attirare l’ammirazione anche dei registi Federico Fellini e Pedro Almodovar che la vollero in alcune parti cinematografiche.

Il resto della sua vita, dagli anni ‘80 fino al 2009, si è cristallizzato in una delle pagine più importanti della storia del teatro e della danza moderna e di cui tuttora la compagnia Wuppertal si fa portavoce in tutto il mondo.

Pina Bausch © Teatro La Fenice

Pina Bausch © Teatro La Fenice

Il 30 giugno ricorre il decimo anniversario della scomparsa di Pina Bausch e, per l’occasione, il “Teatro La Fenice” di Venezia si propone di ricordarla e celebrarla con una retrospettiva sui suoi anni veneziani, organizzata dall’Archivio storico della Fondazione Teatro La Fenice e curata da Franco Bolletta, responsabile artistico e organizzativo delle attività di danza.

L’esposizione “Pina Bausch. Gli anni veneziani” darà la possibilità di ammirare le foto di scena degli spettacoli che la danzatrice e coreografa del “Tanzthater Wuppertal” ha allestito in Fenice dal 1981 al 2007. Attraverso le immagini il visitatore potrà ripercorrere  le tappe artistiche più importanti della Bausch e della storia della sua compagnia: da “Kontakthof”, nato nel 1978 e in scena a Venezia nel luglio del 1981, passando per la celebre passeggiata “Nelken” (1983) che ancora oggi viene replicata in tutto il mondo; oppure “Blaubart” (1985) che riprende l’opera lirica “Il castello del duca Barbablù” di Bartók e la fiaba di Charles Perrault; e ancora l’applauditissimo “Café Müller” sulla musica di Henry Purcell (1985), “Das Frühlingsopfer” (1985), “Bandoneon” (1985), “Viktor” (1992), “Für die Kinder von gestern, heute und morgen” (2005).

Pina Bausch © Teatro La Fenice

Pina Bausch © Teatro La Fenice

Dulcis in fundo, sono state rese disponibili al pubblico anche le immagini dell’opera più recente della Bausch, “Água” (2007) che si ispira alle atmosfere brasiliane e viene danzata, con i costumi di Marion Cito, sui video di Peter Pabst. Questo l’ultimo spettacolo venne presentato dalla Bausch a Venezia e messo in scena pochi mesi dopo aver ricevuto il “Leone d’oro” alla carriera per la danza.

L’omaggio della Fenice a Pina Bausch e ai suoi anni veneziani prevede inoltre la proiezione in loop di “Pina Bausch”, un film di Anne Linsel, coprodotto “WDR” e “Arte”, in parte girato anche negli spazi del “Teatro La Fenice”. La mostra resterà aperta fino a domenica 14 luglio 2019 e sarà fruibile nel tradizionale percorso delle visite guidate al “Teatro La Fenice” e durante tutte le rappresentazioni nella sala di Campo San Fantin.

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Café Müller – Pina Bausch

© Youtube Miriam Di Primo

Concetta De Mauro
Nata a Taranto, vive e studia a Roma. Laureanda in Giurisprudenza presso l'Università "La Sapienza" di Roma, ama il mare e il rispetto dell'ambiente. Le sue passioni: arte, letteratura, teatro e cinema.

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