Alex Weber © CC BY-SA 2.0 Flickr

Alex Weber © CC BY-SA 2.0 Flickr

Axel Weber, passato recentemente alla banca svizzera Ubs voltando le spalle al vertice della Bundesbank per la sua avversione alla politica della Banca Centrale Europea, non ha peli sulla lingua. La Bce di Mario Draghi, con i suoi bassi tassi, starebbe cercando di ovviare alle manchevolezze della politica europea, ma la massa di denaro che il Governatore sta riversando sul mercato non riesce a ridar lancio alla congiuntura e ad aumentare il tasso d’inflazione. Di fatto, la liquidità non raggiunge l’economia e ritorna sui conti della banca centrale con l’unico risultato di svalutare i risparmi del semplice normale correntista, che fino a qualche tempo fa poteva affidarli alla sua banca con la certezza di un tasso garantito. Tempi passati ormai. Qualche banca ha già cominciato chiedere un prezzo per il conto corrente e altre seguiranno molto presto. Anche l’inglese John Cryan, amministratore delegato (ad) della Deutsche Bank, la più grande banca tedesca, ha lanciato un ennesimo durissimo attacco contro la Banca Centrale Europea di Francoforte e contro il suo presidente italiano, Mario Draghi. Secondo Cryan, la politica monetaria della Bce, imperniata sulla ricetta dei tassi zero, minaccia di arrecare più danni che vantaggi all’economie della Ue. La conclusione dell’ad della Deutsche Bank è che una simile politica minaccia di incidere pesantemente sui profitti delle banche, arrecando nello stesso tempo effetti disastrosi ai danni dei sistemi pensionistici e dei risparmiatori tedeschi. Quest’ultimi subirebbero gravissime conseguenze, mentre le aziende si vedrebbero costrette a rinunciare agli investimenti a causa delle perduranti incertezze sullo sviluppo economico. Cryan non è l’unico in Germania ad aver perso la fiducia sulla capacità della Bce di rilanciare l’economia europea con la politica del denaro a buon mercato o addirittura a tasso zero, una linea che Draghi ha tutta l’aria di voler proseguire ancora a lungo.

Schäuble e Draghi ai ferri corti

 

© Emilio Esbardo per il Deutsch-Italia

© Emilio Esbardo per il Deutsch-Italia

Anche il Ministro federale tedesco delle Finanze, Wolfgang Schäuble, non perde ormai occasione per criticare la politica dei bassi tassi d’interesse o addirittura di tassi negativi, come è il caso delle obbligazioni federali tedesche con scadenza a dieci anni, sostenendo che sarà possibile rinunciare a una simile politica soltanto in virtù di coraggiose riforme strutturali e di maggiori investimenti. Per Hans-Werner Sinn (ex-presidente dell’istituto di ricerca economica Ifo di Monaco) i bassi tassi d’interesse della Bce avrebbero soltanto effetti temporanei, e una volta esauriti provocherebbero la necessità di un ulteriore calo dei tassi, finendo praticamente per agire come una droga. Due membri del consiglio dei “cinque saggi dell’economia” – Peter Bofinger e Volker Wielandsostengono che la Bce a suo tempo giustamente avrebbe reagito alla crisi finanziaria con la riduzione dei tassi, ma secondo loro l’errore è di continuare a credere che gli effetti della politica dei bassi tassi possano essere duraturi, anche ampiando ulteriormente il volume degli acquisti delle obbligazioni

Hans Werner Sinn © CC BY-SA 2.0 blu-news.org

Hans Werner Sinn © CC BY-SA 2.0 blu-news.org

societarie. Stando alle critiche del ministro delle Finanze della Cancelliera Angela Merkel, le ultime scelte della banca centrale europea, guidata da Mario Draghi, con tassi di deposito in negativo, starebbero causando seri problemi all’intero sistema finanziario della Germania. Da almeno due anni Schäuble e Draghi conducono un’implacabile guerra, senza che nessuno di loro riesca ad avere il sopravvento sull’altro. La Germania è il paese più forte e influente della Ue, ma all’estero il presidente della Bce raccoglie decisamente più consensi del ministro tedesco. La tesi di Schäuble è che la politica monetaria dei bassi tassi ha ormai esaurito di mezzi di cui disponeva. Draghi, dal canto suo, continua ad insistere sulla necessità di un maggior contributo della Germania a favore di una crescita del resto dell’Europa, una tesi che raccoglie molti consensi soprattutto nell’Europa meridionale. Nel corso della conferenza stampa, dopo l’ultima riunione del comitato esecutivo Bce in luglio, Draghi ha confermato le scelte monetarie degli ultimi mesi, chiedendo alla stampa specializzata di opporsi alla tentazione di accusare i bassi tassi di interesse come causa di tutto ciò che in Europa non funziona, precisando inoltre che la Bce ha un mandato per perseguire la stabilità dei prezzi e lo sviluppo economico in tutta la zona dell’euro, e non nella sola Germania.

La Bce non è la causa della debole crescita

piggy-bank-61672_1280Dare la colpa alla Banca Centrale Europea delle difficoltà in cui si dibattono attualmente le banche tedesche, e insieme con loro i pensionati tedeschi come sostiene Schäuble, non è corretto secondo Draghi, perché non sarebbero i bassi tassi a generare le attuali difficoltà economiche della Ue. Il vero problema, secondo il presidente della Bce starebbe, invece, nell’attuale basso livello degli investimenti e nella mancanza di riforme strutturali in Germania, come anche in altri Paesi dell’euro. Il meccanismo che spinge i tassi al ribasso, spiega Draghi, è in primo luogo l’eccesso del risparmio. In passato i Paesi dell’euro con un attivo dei conti con l’estero potevano esportare l’eccesso del risparmio, con la certezza di un ritorno a tassi sostenuti, ma oggi non ci sarebbe più una sufficiente domanda di capitali in grado di assorbire l’eccesso del risparmio e di garantire nello stesso tempo anche un accettabile ritorno.

Se è vero che la maggior parte dei pensionati tedeschi ha dovuto rinunciare ultimamente agli interessi che le banche pagavano loro per i risparmi depositati, è anche vero che molti di loro hanno avuto oggi la possibilità di trovare un “mini-job”, che sicuramente rende molto di più e che, oltre tutto, li aiuta a dare più senso alla loro vita.

Angela Merkel con la sua politica di accoglienza dei migranti non del tutto illuminata, come generalmente si ammette, ha avuto almeno il merito di aver regalato alla Germania un eccezionale boom edilizio anche, nota bene, grazie ai bassi tassi della Bce. Per quanto riguarda il severo ministro Schäuble, egli non dovrebbe dimenticare che il crescente attivo nel bilancio dello Stato tedesco è dovuto in parte anche alla politica monetaria di Draghi. L’eccezionale attivo record del bilancio federale di 18,5miliardi di euro nel primo semestre 2016 dovrebbe di per sé indurre il ministro Schäuble a ripensare la sua politica di risparmio, investendo in infrastrutture e dando così impulso a quegli stimoli di crescita che i soli bassi tassi evidentemente non riescono a dare. Anche le banche tedesche dovrebbero por mano quanto prima possibile alla loro radicale ristrutturazione. La Deutsche Bank ha già fatto il primo passo, decidendo la chiusura di non poche delle sue filiali. Lo stesso farà presto anche la sua concorrente Commerzbank. Si è già accennato anche a una fusione tra Deutsche Bank e Commerzbank che a livello europeo darebbe vita a un vero colosso bancario.

Mario Draghi vs Wolfgang Schäuble

Print Friendly, PDF & Email