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Leggere e comprendere un testo scritto è importante, ma è anche spesso una cosa che viene erroneamente data per scontata. In realtà la difficoltà di comprendere adeguatamente ciò che si legge è molto più diffusa di quanto non si sospetti. Tale incapacità viene definita dagli esperti con il termine di analfabetismo funzionale. Quest’ultimo non va confuso con l’analfabetismo tout court che è l’incapacità di leggere e scrivere, dovuta per lo più a una mancata istruzione o a una pratica insufficiente. Per deficit “funzionale” s’intende l’incapacità di un individuo di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana. Non si tratta quindi di un’incapacità assoluta, in quanto l’individuo possiede comunque una conoscenza di base di lettura e scrittura, che usa però in maniera incompleta e non ottimale.

In Germania si calcola che gli analfabeti siano circa sette milioni e mezzo (fra cui sono inclusi gli immigrati), di cui uno nella ricca Baviera. Un terzo del totale sono analfabeti “funzionali”. Circa un quarto di tutti i lavoratori tedeschi hanno problemi di scrittura legale. La maggior parte degli analfabeti sono in una fascia di età tra i 40 e i 64 anni, hanno studiato e lavorano. Anche da noi il professor Tullio De Mauro, docente universitario nonché ex ministro della Pubblica Istruzione (2000-2001), deceduto all’inizio di quest’anno, aveva lanciato già da tempo l’allarme: l’Italia sta diventando una nazione di ignoranti. La percentuale di nostri connazionali in grado, secondo il professore, di comprendere discorsi politici era (ed è) inferiore al 30 per cento. Questo lo si è rilevato anche in base a test effettuati dall’Ocse circa le competenze collegate alle tecnologie dell’informazione e comunicazione, fornendo indicazioni su come le persone fanno uso delle competenze non solo nella loro vita personale, ma anche durante la loro attività lavorativa. Un adulto con queste difficoltà è stato un bambino con difficoltà analoghe, che anzi si sono ingigantite con il tempo.

La Germania è cosciente del problema e lancia l’allarme circa il tasso di alunni delle scuole elementari (uno su cinque) che non sarebbero in grado di leggere correttamente un testo alla fine della scuola elementare. Questo è infatti quanto emerge da uno studio, l’“Esame internazionale di lettura primaria” (Iglu) del 2016, condotto dall’Università tecnica di Dortmund. Lo studio che viene condotto su un totale di 47 Stati e 10 regioni in tutto il mondo, in Germania ha coinvolto 4.277 studenti di 208 scuole.

In realtà i risultati degli scolari tedeschi non sono peggiorati un granché rispetto allo studio precedente (se ne fa uno ogni 5 anni) in paragone agli altri Stati: l’andamento della lettura dei bambini di quarta elementare in Germania non è cambiato in modo significativo rispetto al primo sondaggio (2001: 539 punti; 2016: 537 punti). Sono al di sopra della media internazionale (521 punti), e leggermente sotto la media della Ue (540 punti) e di quella Ocse (541 punti). È aumentata la percentuale di studenti ad alto rendimento (livello di competenza V) dall’8,6 per cento del 2001 all’11,1 nel 2016. Tuttavia, è aumentata anche la percentuale di alunni di quarta elementare a basso grado di alfabetizzazione (livello di competenza III): nel 2001 erano il 16,9 per cento del totale, mentre nel 2016 sono saliti al 18,9. Le più motivate alla lettura risultano essere le bambine, e ciò che risulta essere determinante nella capacità esaminata sembra proprio essere il numero di libri in famiglia e lo status professionale dei genitori. In generale, dal 2001 ad oggi, è calata la voglia di leggere di cinque punti percentuali, attestandosi intorno al 70 per cento: «Questo di per sé è un risultato triste», ha affermato il prof. Wilfried Bos, coordinatore dello studio. «Vuol dire che gli Stati federali non hanno fatto abbastanza in merito», ha chiosato.

Il ministro della Cultura, della gioventù e dello sport del Baden-Württemberg, Susanne Eisenmann (Cdu) ha risposto indirettamente dicendo: «Il corpo studentesco sempre più eterogeneo pone sfide importanti per le scuole elementari in Germania. Il confronto internazionale mostra che un certo numero di Paesi sono maggiormente in grado di migliorare le prestazioni di lettura dell’istruzione primaria. Questo progresso deve essere analizzato».

Il Sottosegretario di Stato del ministero federale dell’Istruzione e della ricerca, Cornelia Quennet-Thielen (Cdu) ha dichiarato a seguito dei risultati dello studio: «È particolarmente importante che gli insegnanti siano formati nel miglior modo possibile e che siano preparati per le nuove sfide della società. Le lezioni sono ora più esigenti rispetto a prima, per via della diversità nelle scuole elementari. Inoltre i genitori devono essere costantemente coinvolti, in quanto questo è l’unico modo in cui possono supportare efficacemente i loro figli».

E in Italia? “Consoliamoci”. Una volta tanto siamo un po’ sopra la Germania nella classifica generale, con 548 punti, piazzandoci una decina di posizioni più su. Anche da noi le bambine sembrano essere quelle con una maggiore propensione alla lettura, il che, in una società che generalmente penalizza il genere femminile, è un elemento estremamente rilevante e significativo.

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I bambini hanno sempre più difficoltà a leggere

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