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© il Deutsch-Italia

In Italia è oggetto di discussione da anni, e puntualmente è un argomento che viene riproposto ora dall’una ora dall’altra parte politica, principalmente in periodo di campagna elettorale. Stiamo parlando della tassa sulla casa. Da noi ha preso nomi diversi e modalità di prelievo differenti: istituita con un Decreto legislativo (del 30/12/1992) con il nome di ICI (Imposta Comunale sugli Immobili) si è trasformata nel corso del tempo in IMU (Imposta Municipale Unica) ed è stata successivamente integrata nella IUC (Imposta Unica Comunale) nel 2013, per poi trasformarsi con la Legge di stabilità del 2016.

Dal 2014 sono esenti dall’IMU le abitazioni principali delle categorie catastali A/2, A/3, A/4, A/5, A/6, A/7. In pratica la maggior parte degli italiani proprietari d’immobili non di lusso non la pagano se prima abitazione. Lasciamo stare le polemiche legate alla questione del reddito, perché ci porterebbe lontano. A casa nostra l’abitazione è sempre stata parte del patrimonio familiare, tant’è che abbiamo 56milioni di immobili che sono di proprietà di persone fisiche, mentre la percentuale di famiglie italiane che vive in case di proprietà tocca quota 77,4 per cento. È in pratica parte della nostro patrimonio culturale cercare di diventare proprietari di un immobile.

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In altri Paesi come la Germania, almeno fino ad un po’ di tempo fa, non era così. Nel Paese di Frau Merkel sono infatti circa 35milioni gli immobili di proprietà, e se si guarda ad una città come Berlino, molti dei proprietari sono stranieri (italiani compresi, attirati, soprattutto negli anni precedenti, dei prezzi d’acquisto decisamente inferiori). Ma le cose potrebbero cambiare. Ieri infatti si è riunita a Karlsruhe la Corte costituzionale federale per ascoltare il parere del Tribunale federale delle Finanze in merito alla richiesta di cambiamento della Grundsteuer, appunto la tassa sul terreno, che è in un certo qual modo l’equivalente della nostra IMU.

Quasi, perché appunto la “tassa fondiaria” tedesca riguarda il terreno su cui l’immobile è edificato e non l’immobile stesso, e si divide in categoria A, per i terreni agricoli, e categoria B, per quelli edificabili. Le entrate che derivano da questa tassazione, che dagli anni ’90 sono praticamente triplicate, sono di competenza comunale, ma le decisioni in merito alle modifiche della tassa stessa sono apportate a livello nazionale e i singoli Länder vi si devono adeguare. Di qui le difficoltà nel corso degli anni che sono sorte per una riforma della stessa.

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Il calcolo delle Grundsteuer è complesso e risale a quanto stabilito in epoca nazista, nel 1935, e i suoi valori andrebbero aggiornati una volta ogni 6 anni, cosa avvenuta soltanto nel 1964 nell’allora Germania Ovest, mentre in quella dell’Est tale aggiornamento non è stato mai messo in pratica. Inoltre il calcolo su cui si basa è abbastanza complesso ed è determinato da tre fattori principali: c’è un valore di base che viene a sua volta moltiplicato per un indice di tassazione (che varia da Stato a Stato e dal tipo di terreno preso in considerazione). Il tutto alla fine viene moltiplicato con un’aliquota fiscale comunale, che come si può ben immaginare varia da comune a comune. Comunque, a titolo di esempio, in un comune come quello di Berlino, un terreno risalente al 1950 di 500 metri quadri paga attualmente sui 7.921 euro di imposte (suddivise fra i vari proprietari dell’immobile stesso). Tuttavia queste cifre potrebbero cambiare

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considerevolmente per il futuro, almeno per gli edifici nuovi. Negli ultimi due anni, infatti, il costo degli immobili è mediamente aumentato del 25 per cento. In base ai nuovi calcoli, valutati sul prezzo di mercato della zona di riferimento, paradossalmente, secondo l’esperto del mercato immobiliare Hannes Wendt, i proprietari di vecchi immobili potrebbero beneficiare di ulteriori diminuzioni della tassa a seguito della eventuale riforma, mentre a rimetterci sarebbero i proprietari di immobili nuovi. Sempre prendendo l’esempio fatto prima del terreno berlinese del 1950, il vantaggio per i proprietari potrebbe arrivare ad un 54 per cento, mentre se l’edificio fosse nuovo ci sarebbe un aggravio di circa il 46 per cento per i proprietari.

Qualunque sia la decisione che prenderà in merito la Corte di Karlsruhe per il momento i proprietari possono dormire sonni tranquilli, secondo Wendt, almeno fino al 2027. Dopo quella data però, potrebbero servire delle pasticche per prendere sonno.

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Una decisione importante quella della Corte di Karlsruhe

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