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La casa di Irmgard Keun © il Deutsch-Italia

Tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900 una prima ondata di emancipazione femminile coinvolge le donne di tutto il mondo. Soprattutto tra le giovanissime americane ed inglesi si impone un nuovo ideale di donna che si libera dal corsetto dell’epoca vittoriana, cerca impiego per rendersi indipendente e vive liberamente la propria sessualità. Nella Germania della Repubblica di Weimar, il modello della “neue Frau” arriva, seppur in ritardo, attraverso l’industria cinematografica tedesca particolarmente attiva negli anni ’20-’30, ma anche con la letteratura, le pubblicità, gli spettacoli a teatro. È in questo contesto sociale e culturale che si inserisce la prima attività letteraria della scrittrice tedesca Irmgard Keun.

Nata a Charlottenburg (oggi quartiere di Berlino) nel 1905, Irmgard Keun prima di cimentarsi nella scrittura lavora come dattilografa e successivamente come attrice teatrale. Incoraggiata dallo scrittore tedesco Alfred Döblin, pubblica tra il 1931 e il 1932 i suoi primi due romanzi “Gilgi, eine von uns” e “Das Kunstseidene Mädchen, ottenendo un grande successo soprattutto con il secondo che diventerà best seller internazionale a poche settimane dalla pubblicazione.

Marlene Dietrich © Bundesarchiv_Bild_102-14627

Ad interrompere l’ascesa dell’esordiente scrittrice è il partito nazionalsocialista che, nel 1933, inserisce entrambi i libri nella lista della “Letteratura nociva ed inopportuna”. Di cosa ha paura il partito di regime tanto da ritenere che lo stile letterario di Irmgard Keun sia “nocivo ed inopportuno”? Nell’ideologia nazista, la donna viene vista come vestale del focolare domestico atta a procreare sani discendenti della razza ariana pura, lontana da ogni forma di emancipazione. Al contrario, nei romanzi della giovane Keun, la donna diventa libera, indipendente, e prende a modello l’emancipazione delle anglosassoni “flapper”, giovani poco più che adolescenti che scoprono le caviglie, accorciano i capelli, che vestono alla moda, che ascoltano il jazz e sognano di ballare il charleston con il grande Gatsby di Fitzgerald, e di stregare lo sguardo di ogni uomo come la “Venere bionda” di Marlene Dietrich.

Quando Irgmard Keun scrive “Das Kunstseidene Mädchen Cocò Chanel ha già sdoganato i pantaloni per donne, la giovane Anais Nin pubblica il suo saggio su Lawrence e sta cominciando a scrivere i suoi scabrosi diari, mentre Hertha Thiele veste i panni di Manuela, una collegiale innamorata della sua insegnante, nel film “Mädchen in Uniform”. Irmgard Keun non fa altro che farsi portavoce delle nuove tendenze femminili attraverso i personaggi dei suoi libri.

In “Das Kunstseidene Mädchen, il romanzo più conosciuto della scrittrice, si dà voce al personaggio di Doris, una giovanissima dattilografa di provincia, proveniente da una famiglia povera, che ama le praline con le nocciole e civettare con i tanti uomini che la corteggiano, di cui fa esilaranti quanto cattive descrizioni.

Doris ha un carattere impertinente ed anarchico: scrive un diario, il suo “libro”, sogna in grande, si licenzia dall’avvocato per cui lavora, ed intraprende una fulminea carriera da attrice teatrale. Rubata una pelliccia dal reparto costumi, fugge a Berlino, la grande città da cui rimane esterrefatta: “Mi sono sentita avvolta da Berlino come una coperta a fiori rossi fiammanti”.

Quale svagata diciottenne, amante della moda, purché non sia “di seta artificiale”, perché il tessuto misto seta si sgualcisce prima durante gli incontri amorosi, Doris è descritta in maniera tale da risultare apparentemente leggera e frivola, ma attraverso i suoi pensieri e le sue parole si può ben evincere il contesto degli ultimi anni della Repubblica di Weimar. Nelle trame del racconto infatti, mentre Doris si tiene stretto quel bel pellicciotto che ha rubato, sono intessuti i temi salienti del primo dopoguerra tedesco, come la povertà, la disoccupazione e la brusca frenata dell’emancipazione femminile. Non mancano gli accenni al contesto politico, sapientemente dissimulati in qualche frase sarcasticamente proferita dalla protagonista o da qualche suo interlocutore, inserita nel testo in maniera tale da sembrare quasi senza importanza, giacché la ragazza viene descritta come poco istruita. “Poveracci ‘sti uomini, sempre a dover scegliere: il presidente Hindenburg, le donne, i comunisti”. E ancora: “Di solito è politicamente schierato per le bionde. Per alcuni uomini la sfera politica va a braccetto con quella erotica a furia di parlare di razze e di ideali”.

© Kürschner-Wikipedia

Nell’edizione italiana del libro, pubblicata da L’orma editore con il titolo “Doris, la ragazza misto seta”, la traduzione dello scrittore Vins Gallico riesce nell’impresa, tutt’altro che semplice, di far indossare al personaggio la giusta taglia di quei panni già disegnati dall’autrice in modo ironico e divertente.

Ma chi è Doris?

Ogni donna può trovare in questo personaggio sopra le righe un particolare che le somigli, uno stato d’animo, una convinzione sugli uomini o sull’amore. Qualsiasi donna o almeno la maggior parte avrà pensato almeno una volta nella vita “Che fatica l’amore!”.

Durante la lettura, si incontra una bella ragazza generosa e sfortunata, che vive nella perenne contraddizione tra “Mi domando dove sia un uomo che mi possa salvare” e “Che razza di cattiveria essere buono con me!”, dipingendo un personaggio perfettamente attuale anche a distanza di quasi un secolo.

“Doris, la ragazza misto seta” è stato il maggiore romanzo di successo di Irmgard Keun. Dopo la censura da parte del partito nazista, a cui si ribella venendo poi arrestata, tra il 1936 e il 1940 scappa in esilio prima in Belgio, poi nei Paesi Bassi. Dal 1936 al 1938 ha una relazione sentimentale con il giornalista e scrittore Joseph Roth con cui vive, lavora e si lascia influenzare proficuamente anche a livello letterario. Tornata in Germania dopo l’invasione tedesca dei Paesi Bassi, rimane nascosta fino al 1945, protetta dalla diffusione della notizia del suo suicidio. Nel 1950 pubblica il romanzo “Ferdinand, der Mann mit dem freundlichen Herzen (Ferdinand, l’uomo con il cuore buono) che non riscuote alcun successo. A causa dell’alcolismo, viene ricoverata dal 1966 al 1972 nel reparto psichiatrico dell’ospedale di Bonn. Ammalatasidi cancro ai polmoni, si spegne nella città sul Reno nel 1982.

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Una giovanissima Giulietta Masina in Das Kunstseidene Mädchen

La figlia di Irmgard Keun sulla madre

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