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Sinistra italiana e tedesca come in uno specchio. È il Pd, e gli altri partitini nati negli ultimi tempi, a copiare i socialdemocratici, o il contrario? Un po’ una cosa e un po’ l’altra, come direbbe Veltroni. Il congresso dell’Spd che si è chiuso sabato scorso dimostra perché le primarie che ci piacciono tanto siano in realtà una scopiazzatura di quelle americane priva di senso, se allestite all’italiana.

Se un partito ha una struttura democratica, bene o male, non servono.

A Berlino, i delegati si sono dati battaglia senza esclusione di colpi, sono apparsi divisi e in preda a dubbi ideologici, e persino personali, tra Freud e Marx, ma, alla fine, hanno confermato lo sconfitto Martin Schulz a leader, sia pure con un scappellotto: l’81 per cento dei voti, contro il 100 per cento di inizio dell’anno. Hanno dato via libera per rifare una Große Koalition, ma ponendo condizioni, anche se la base è ferocemente contraria. Nessuno ha minacciato scissioni e ammutinamenti come a Roma. La vera scissione ci è già stata vent’anni fa quando Oskar Lafontaine si ribellò alla svolta al centro dell’ex amico Schröder e fondò la Linke. Ora ci si azzuffa e poi si lavora insieme.

Frank-Walter Steinmeier © il Deutsch-Italia

Gli Jusos, i giovani socialisti (fino a 29 anni), sono per non ascoltare gli appelli del presidente della Repubblica, Frank- Walter Steinmeier, che chiede di pensare al bene del Paese, per lasciar naufragare Angela e andare all’opposizione. Bisogna ritrovare i valori della sinistra, ripetono, e recuperare i compagni che se ne sono andati. Sarà, ma Schulz, durante la campagna elettorale aveva puntato proprio su poveri e diseredati, ed è piombato al minimo storico. Chi se la passa male si fida di più di Frau Angela che di Martin. Gli elettori della sinistra non sono più i diseredati e i proletari (scomparsi). L’Spd ha dimenticato il ceto medio e ha trascurato il principale problema, che è quello dell’immigrazione. Sempre imitando l’amico Veltroni, Schulz ha concluso: «Non siamo obbligati a rinunciare a governare, ma non siamo neanche obbligati a governare». E ha passato la palla alla base: i 476mila iscritti al partito (mai così pochi da cento anni, nel 1989 erano quasi il doppio, il 44 per cento ha più di 60 anni) dovranno votare, ja o nein. Però il risultato non sarà vincolante. Democrazia, senza esagerare, come i nostri referendum.

Walter Veltroni © CC BY-SA 2.5 Jollyroger Flickr

Focosi, ma alla fine responsabili nel dibattito, e all’italiana nei contenuti, i socialdemocratici amano le parole e dimenticano i contenuti, a Berlino come a Roma. Basta con i continui compromessi degli ultimi quattro anni, torniamo nella Große Koalition solo con patti chiari. Su che cosa non sono d’accordo con i cristianodemocratici, che cosa volevano realizzare nella passata legislatura e la cattiva Merkel lo ha vietato? Gli Jusos (il 6 per cento degli iscritti) pretendono addirittura per tornare al governo che la Merkel se ne vada in pensione, e che il ministero delle Finanze sia diretto da un socialdemocratico. Due condizioni, ovviamente, impossibili.

© il Deutsch-Italia

Schulz ha ricordato ancora una volta i suoi tempi difficili da ragazzo, ha dimenticato Marx, per riscoprire «gli Stati Uniti d’Europa» da realizzare al più presto. Da una retorica all’altra. Non basta cambiare tema per guadagnare voti. I tedeschi sono pronti a chiedergli perché non sì è battuto per gli ideali europei quando lavorava a Bruxelles. È questione di programmi, o non solo. A leggere quelli della Cdu-Csu e dell’Spd si scopre che sono quasi identici, a parte le sfumature. È piuttosto un problema di uomini. I socialdemocratici al governo con la Merkel, in fondo, hanno lavorato bene, ma sono apparsi scialbi a fianco della signora. Sigmar Gabriel è stato, ed è, un ottimo ministro degli Esteri, ma sulla ribalta internazionale rimane un passo indietro rispetto alla Cancelliera. Steinmeier è molto amato e rispettato come presidente della Repubblica, ma quando a sua volta sfidò Angela per la cancelleria, sembrava un noioso burocrate. È il problema della sinistra italiana. I vecchi leader sono appassiti, i nuovi sbagliano toni e scelte. Chiedere che Angela se ne vada in pensione è fantapolitica. Chi vorrebbero al suo posto? Non c’è un erede di Schröder. Tutto qui.

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Il discorso di Schulz al congresso di sabato scorso

Per gentile concessione di Italia Oggi

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