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© il Deutsch-Italia

Per celebrare l’anniversario dei 300 anni dalla nascita dell’archeologo Johann Joachim Winckelmann e dei 250 dalla sua tragica morte (fu assassinato a Trieste nel 1768) è stata inaugurata a Roma, presso i Musei Capitolini, la mostra “Il Tesoro di Antichità. Winckelmann e i Musei Capitolini nella Roma del Settecento, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, e a cura di Eloisa Dodero e Claudio Parisi Presicce, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura. La mostra si inserisce nel contesto delle manifestazioni europee coordinate dalla Winckelmann Gesellschaft di Stendal, dall’Istituto Archeologico Germanico di Roma, nonché dai Musei Vaticani. Sarà aperta al pubblico presso i Musei Capitolini nella Capitale fino al 22 aprile.

J. J. Winckelmann – Raphael Mengs

«Ho vissuto 8 anni. Questo periodo corrisponde al mio soggiorno a Roma e in altre città d’Italia. Qui ho cercato di richiamare in vita la mia gioventù che ho perduto in parte nel lavoro, in parte nelle preoccupazioni, e almeno morirò più felice». Con queste parole, larcheologo tedesco descrisse in una lettera del 1762 all’amico Marpurg, tutto l’entusiasmo e l’interesse provati durante il suo primo soggiorno a Roma, città che si rivelò fondamentale per i suoi studi e per la redazione del saggio considerato la pietra miliare nella storia dell’archeologia “Storia dell’arte nell’antichità”.

Winckelmann nacque a Stendal, in Sassonia-Anhalt, il 9 dicembre del 1717, da una famiglia di umilissime origini. Nonostante la povertà e gli stenti, con grande forza di volontà, riuscì a proseguire negli studi anche universitari, fino a quando, a causa delle precarie condizioni economiche, non fu costretto a lavorare come precettore presso una famiglia privata, per poi divenire rettore di una scuola di Altmark. Nel 1754 trovò impiego come bibliotecario presso la fornitissima biblioteca del conte dell’impero Heinrich von Bünau, nei pressi di Dresda, grazie a cui poté alimentare la sua fame di sapere e plasmare ancora più incisivamente la propria inclinazione per la cultura e l’arte classica.

La svolta nella vita dello studioso avvenne grazie ad una borsa di studio conferitagli dal principe Elettore di Sassonia che gli consentì di recarsi a Roma per studiare da vicino il mondo Antico “von Morgen bis in den Abend.

La mostra ripercorre in 5 sezioni la storia del Campidoglio, da prima della nascita dei Musei Capitolini fino all’arrivo di Winckelmann nella Capitale, dando allo spettatore la possibilità di ammirare un “tesoro” di ben 124 opere.

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L’esposizione si apre con i tre tondi che facevano parte della decorazione architettonica del nuovo edificio dell’Istituto Archeologico Germanico sul Campidoglio, raffiguranti illustri archeologi legati all’Istituto, tra cui lo stesso Winckelmann, l’unico ad essere scolpito di prospetto.

Attraverso le sculture, i disegni e le incisioni di piante e vedute, i dipinti ad olio dei personaggi e dei luoghi storici, il viaggio storiografico nella Roma papale, tra il Cinquecento e il Settecento, percorre tutte le tappe salienti delle modificazioni del Campidoglio fino alla nascita dei Musei Capitolini.

I personaggi chiave per la storia dei Musei Capitolini sono tre: il cardinale Alessandro Albani, il marchese Alessandro Gregorio Capponi e il papa Clemente XII Corsini.

Clemente XII – F. Della Valle – Museo di Roma

Alessandro Albani, divenuto cardinale nel 1721, fin da giovanissimo collezionò antiche sculture ed epigrafi, ma nel 1727 a causa di debiti di gioco, dovette vendere 30 statue ad Augusto II il Forte, Principe Elettore di Sassonia, Re di Polonia. Successivamente, nel 1733, il marchese Capponi propose al papa Clemente XII di acquistare la collezione Albani e di sistemarla nel Palazzo Nuovo, ristrutturato da Filippo Barigioni allo scopo di ospitare un museo aperto al pubblico. Nell’estate del 1735 il Museo Capitolino aprì al pubblico, divenendo meta ambita dei viaggiatori di tutto il mondo.

I papi che seguirono Clemente XII promossero ristrutturazioni e accrescimenti delle collezioni del Museo allo scopo di promuovere la magnificenza e lo splendore di Roma, anche attraverso progetti editoriali come il catalogo in tre tomi commissionato dal cardinale Neri Corsini all’erudito Giovanni Gaetano Bottari, corredato dai disegni di Giovanni Domenico Campiglia di tutte le sculture capitoline.

Atrio Musei Capitolini ®Zeno Colantoni

Il vivace ambiente culturale capitolino attirava molti eruditi visitatori tra cui lo stesso Winckelmann. Arrivato a Roma nel 1755, lo storico tedesco esaminò tutte le collezioni di antichità disseminate nelle ville e nei palazzi romani, rimanendo affascinato dall’Apollo e dal Laocoonte del Cortile del Belvedere. Venne a contatto con i principali personaggi dell’epoca presenti a Roma, tra cui il pittore Anton Raphael Mengs, divenne domesticus, ma anche amico del cardinale Alessandro Albani, potendo così usufruire delle preziose collezioni di libri ed antichità di Villa Albani. Una presenza per lui fondamentale fu lo scultore Bartolomeo Cavaceppi, con cui elaborò un nuovo modo di restaurare le sculture antiche e che gli fu accanto fino agli ultimi istanti di vita.

Il soggiorno a Roma fu fondamentale per l’opera più conosciuta dello storico tedesco “Geschichte der Kunst des Alterthums”, Storia dell’arte nell’antichità, con cui scrisse dell’arte antica con un nuovo linguaggio di tipo scientifico e grazie a cui, ancora oggi, nonostante molte sue tesi risultino ormai superate, rimane uno dei massimi teorici del Neoclassicismo.

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La mostra ai Musei Capitolini © Askanews

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