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Aristoteles
© Österreichische Nationalbibliothek

La mostra Juden, Christen und Muslime – Im Dialog der Wissenschaften 500-1500 (ebrei, cristiani e musulmani – nel dialogo delle scienze tra 500 e 1500), aperta dal 9 dicembre al Martin-Gropius-Bau di Berlino (fino al 4 marzo), documenta la fecondità del dialogo tra culture diverse in un particolare momento storico: il Medioevo. Tra VI e XVI secolo la sinergia tra studiosi e copisti provenienti dal mondo cristiano, musulmano ed ebraico permise la trasmissione del sapere antico all’età moderna. Non solo: la condivisione di quel sapere incoraggiò nuovi sviluppi e stimolò il progresso intellettuale in ogni campo.

Ptolemaeus
© Österreichische Nationalbibliothek

Nessuna riflessione sullo scontro di civiltà, assente il dibattito sulla tolleranza religiosa: la mostra lascia da parte ogni retorica e si concentra sui fatti concreti. Anzi, sugli oggetti concreti – in pagine e inchiostro. Numerosi, magnifici codici, provenienti dalla biblioteca nazionale austriaca, testimoniano il comune sforzo che i dotti medievali compirono in più lingue, traducendo e commentando testi in arabo, greco, latino ed ebraico. Ai quattro grandi idiomi è dedicata la prima sezione dell’esposizione. Volumi bizantini decorati con splendide miniature, pagine ebraiche in cui le chiose si allacciano in disegni e sagome di animali, tomi arabi dove le stesse lettere sono una forma d’arte: un inno al libro, oggetto di culto, nave di carta che traghetta il mondo attraverso il tempo.

Vipernjagd
© Österreichische Nationalbibliothek

Il corpo della mostra si svolge su due grandi aree della cultura medievale: medicina e astronomia. Tra Mediterraneo e Medio Oriente, dalla Spagna alla Magna Grecia, fiorì una comunità di saggi di lingua, etnia e religione diverse, ma con la stessa passione per la conoscenza. Il loro dialogo era una conversazione mai interrotta, iniziata quando grandi maestri quali Aristotele, Ippocrate e Tolomeo per primi avevano svelato alcune leggi alla base del funzionamento del nostro mondo. Tali scoperte sarebbero state dimenticate senza la tenace attività di traduzione e commento della “Casa della Sapienza”, nata nel IX secolo a Baghdad. Dapprima biblioteca, divenne uno dei maggiori centri di traduzione e ricerca del mondo arabo-islamico e luogo di incontro di studiosi musulmani, ebrei e cristiani. Qui importanti opere della cultura ellenistica, indiana e persiana furono tradotte in arabo.

Geburtsdarstellungen
© Österreichische Nationalbibliothek

Le traduzioni furono a loro volta verte in latino e diffuse in Europa. Le scuole di Montpellier, Toledo e Salerno furono instancabili nell’accogliere ed elaborare il sapere trasmesso; dobbiamo a Gerardo da Cremona, traduttore della scuola di Toledo, le versioni in latino del Canone di Medicina del celebre Avicenna e della Chirurgia di Abulcasis, medico arabo dell’emirato di Cordoba. Fu invece Fibonacci ad aver introdotto in Europa il numero zero, avendolo appreso dal geniale matematico Al-Chwarizmi (latinizzato in Algoritmo, da cui il termine odierno), che a sua volta lo aveva mutuato dal sapere indiano. Non vanno dimenticati i contributi di Costantino l’Africano, che viaggiò in Oriente, fuggì dall’Egitto e divenne maestro della Scuola Salernitana, né di Maimonides, filosofo, astronomo e fisico ebreo in costante contatto con il mondo islamico. Ma l’elenco potrebbe continuare. Nomi luoghi libri si moltiplicano rimbalzando in geometrie che dall’Europa discendono sul Mediterraneo, risalgono l’Italia, toccano Venezia, si dipartono fino a Bisanzio, a Palmira, all’India.

Koralle
© Österreichische Nationalbibliothek

Questo quadro di felice collaborazione tra studiosi di varie religioni non deve fare dimenticare la situazione storica, tutt’altro che immune da guerre e atrocità. Sebbene cristiani ed ebrei fossero abbastanza integrati nei territori arabi, rimanevano spesso cittadini di serie B, con la proibizione di costruire chiese e sinagoghe. In Europa l’antisemitismo era lampante; durante la peste nera, tra 1348 e 1350, gli ebrei furono persino accusati di aver avvelenato i pozzi. Del resto, dopo la “Reconquista”, ebrei e musulmani furono espulsi in massa dalla Spagna e dalla Sicilia intere.

Eppure, il dialogo delle scienze non si è mai spento. Ciò che rimane della mostra, oltre alla gradevole sensazione di un’escursione nel passato, è proprio questo: sotto il magma caotico e rovente della storia la cultura è una fonte che avanza, inosservata, ma infaticabile. E prima o poi zampilla, e restituisce vita alla terra desolata.

Tutte le foto sono © Österreichische Nationalbibliothek

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Il Martin-Gropius-Bau

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