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Casa famiglia

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In Germania le opportunità di vivere in una casa famiglia (Wohngemeinscahft), o in un appartamento indipendente, sono vastamente organizzate dalle varie associazioni (Träger), che prendono in carico le persone, e vengono finanziate attraverso gli istituti di Assistenza (Eingliederungshilfe) e la Cassa Malattia (servizi di consulenza per vivere autonomamente).  

Le associazioni tedesche di tutela delle persone diversamente abili, criticano il sistema delle Wohngemeischaft perché in alcuni casi sono strutture appositamente costruite, o rilevate da fabbriche o laboratori abbandonati, e rimodernate, ma che si trovano spesso fuori dal centro abitato, venendo così a mancare il contesto inclusivo.

Fino agli anni ’70 queste strutture, ancora esistenti sul territorio, venivano costruite in modo da “non disturbare” la comunità con la loro presenza, e quindi fuori dalla visibilità.

Su questo tema molte associazioni hanno protestato per ottenere un inserimento nel contesto sociale abitativo che non escluda le persone con neuro diversità o altre disabilità gravi dal mondo circostante.

Casa famiglia

Marco Fiamin

Per questa ragione, negli ultimi anni ci sono maggiori opportunità di inserimento in appartamenti condivisi inseriti in contesti plurifunzionali e centralizzati.

Le persone con disabilità oggi possono vivere una vita facile e autodeterminata più di prima, anche in base alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità che ne tutela il principio di scelta autonoma. In Germania ci sono molte offerte per vivere in una struttura ambulante, in assistenza residenziale o comunità residenziali. Tuttavia, alcune persone con disabilità non possono ancora vivere come vogliono.

Negli ultimi anni sono state modificate le regole relativamente al personale che lavora nelle strutture e che è stato notevolmente ridotto, costringendo le persone diversamente abili a delle convivenze forzate, con inquilini non scelti liberamente e con cui devono obbligatoriamente condividere percorsi quotidiani senza avere la possibilità di fare scelte personalizzate. Naturalmente in questa modalità si riducono i costi delle strutture, ma rendono la vita di coloro che ci vivono qualitativamente indignitosa.

Casa famiglia

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I genitori che si devono affidare alle associazioni ed Enti preposti, quando l’età avanza, o per altri motivi personali che precludono la possibilità di continuare a prendersi cura del/la figlio/a diversamente abile, necessitano di un rapporto di fiducia-passaggio del timone indolore. Gli enti gestori dovrebbero offrire, ai genitori, ma anche alle persone con neuro diversità, l’opportunità di interagire nelle scelte per facilitare il progressivo inserimento, attraverso la recezione di informazioni utili.

La tendenza è quella di escludere l’intervento dei genitori sulle decisioni organizzative e strutturali della casa famiglia, una volta ottenuto l’inserimento, soprattutto perché essendo la persona inserita adulta a tutti gli effetti, è lei stessa che viene investita in prima persona delle decisioni, la qualcosa è naturalmente giusta.

Il disagio può nascere, soprattutto nella fase iniziale, laddove esistono difficoltà, da parte delle persone con disabilità neuro cognitive, a formulare le proprie esigenze. Il separarsi e continuare un percorso altro da quello instaurato in famiglia fino ad allora aumenta il malessere e il senso di insicurezza personale.

Un inserimento progressivo e più umano per entrambi creerebbe le condizioni ideali per un cambio del timone indolore.

Chi lavora nelle case famiglia si trova ad elaborare progetti educativi su più fronti: dalle autonomie personali alla convivenza, dalla ricerca dei propri interessi socioculturali all’inclusione nel tessuto sociale del territorio, per citarne solo alcuni.

Marco Fiamin

Marco Fiamin

Marco Fiamin, nella sua esperienza professionale svolta a Roma, racconta che il pericolo più grande per l’equipe è stato quello di concentrarsi soprattutto sul benessere fisico delle persone, trascurando gli aspetti altrettanto importanti legati alle loro esigenze sociali e culturali. Uno dei rischi è quindi quello di garantire una buona qualità di vita solo apparente, in un nido dorato o su percorsi di vita che corrono paralleli alla vita della società senza mai fondersi con essa, trascurando ciò che attiene alle dimensioni sociali e culturali delle persone.

Lavorare a tutti quegli aspetti fondamentali per la vita di una persona, che sono legati alle dimensioni sociali e culturali, è fondamentale, e una volta attivato questo tipo di percorso gli effetti positivi dei progetti realizzati diventano significativi anche all’interno della vita della casa famiglia.

La spiegazione è tanto semplice quanto ovvia: tutte le persone – naturalmente anche quelle con disabilità intellettiva-relazionale – traggono dalla realizzazione dei propri interessi culturali e dalla partecipazione sociale nella propria comunità territoriale un benessere psicofisico, che va ad influire positivamente sia sulla salute e serenità personali che nelle relazioni sociali. Queste evidenze sono chiare da anni, ma in alcuni contesti si fa ancora fatica ad inserirle nei progetti educativi.

Nel corso dell’incontro di Artemisia del prossimo 7 maggio Marco ci parlerà di alcune esperienze inclusive realizzate nel periodo in cui ha lavorato nelle case famiglia dell’Anffas di Roma. Attraverso quegli esempi tenterà di tracciare un collegamento tra le esperienze di inclusione nel tessuto sociale e culturale della città e le ricadute positive nelle vite delle persone e della casa famiglia.

L’incontro di Artemisia e.V. Inklusion für Alle si terrà martedì 7 maggio, dalle ore 18.00 alle 21.00 presso: AWO Begegnugszentrum für Ausländer und Deutsch, ad Adalbertstrasse 23a, 10997 Berlino (2° piano sala grande a sinistra)

Collegamenti: U Kottbusser Tor | Bus 140 – M29

L’evento è in Italiano tradotto in tedesco e viceversa. La partecipazione è aperta a tutti e gratuita.

Sono gradite donazioni per sostenere l’associazione Artemisia e.V. Qui l’evento su Facebook Inclusione e casa famiglia

Amelia Massetti © Comites Berlino

Amelia Massetti, Presidente dell’associazione Artemisia e.V., fondata insieme ad altri genitori e professionisti del settore, principalmente italiani e italo tedeschi, per fare rete e informazione sulle tematiche della disabilità e dell’inclusione delle persone diversamente abili e non, introdurrà il tema facendo una breve panoramica sulle modalità delle abitazioni condivise esistenti sul territorio Berlinese.

Marco Fiamin, Educatore e Arteterapeuta, socio fondatore dell’associazione, ci racconterà la sua esperienza lavorativa presso l’ANFFAS (associazione italiana famiglie persone con disabilità).

Prenderà parte al dibattito Vincent Martinez, artista del teatro Thikwa di Berlino, che vive in un appartamento condiviso e parlerà della sua esperienza personale.

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