Castello di Duino © CC BY-SA 3.0 Franz Xaver WC
Castello di Duino © CC BY-SA 3.0 Franz Xaver WC
Il sentiero di Rilke

Il sentiero di Rilke

“Essere qui è splendido!” L’esclamazione che campeggia sulla odierna Homepage del sito web del Castello di Duino – è di René Karl Maria Rilke (1875 – 1926).

La dimora – dove il poeta boemo soggiornò tra l’autunno del 1911 e la primavera del 1912 – era divenuta a partire dal Settecento, un attivissimo centro culturale ed umanistico dove si susseguirono nel tempo ospiti di prestigio quali Elisabetta d’Austria (Sissi), Johann Strauss, Franz Liszt, Paul Valéry, Gabriele d’Annunzio e anche Eleonora Duse che Rilke conobbe personalmente.

Rainer Maria Rilke 1900 circa

Rainer Maria Rilke 1900 circa

Non fu certo nella magnifica cornice del golfo di Trieste, dunque, che l’autore dell’Orphaeus si trovò a fare i conti con lo spettro di quella depressione che lo perseguitò per tutta la vita. La morte dell’amico Émile Verhaeren in Belgio a causa di un incidente fu solo la goccia che fece traboccare il vaso. I contrasti con il padre nell’adolescenza, il segno lasciato dalla separazione dei genitori, le sofferenze morali e fisiche patite prima della morte furono i tormenti che caratterizzarono la vita di Rainer Maria Rilke, scrittore ceco, di radice e lingua tedesca, ma soprattutto poeta, di grande sensibilità. In un delicato componimento dal titolo “La Notte e L’Anima” Rilke riecheggia il motivo poetico, caro a Leopardi, del contrasto fra la serena indifferenza della natura e il dolore che affligge l’animo del poeta.

In grembo alla notte nevosa, d’argento,
immensa si stende dormendo, ogni cosa.
Solo una eterna sofferenza è desta
dentro l’anima mia.
E mi domandi perché mai si tace
l’anima mia, senza versarsi in grembo
alla notte che sogna?
Colma di me, traboccherebbe tutta
a spegnere le stelle

 Impossibile non percepire, nell’intenso lirismo di questi versi, immediata la somiglianza con il poeta di Recanati.

 L’infinito è… una dimora a picco sul mare

Giacomo Leopardi in un dipinto di Morelli

Giacomo Leopardi in un dipinto di Morelli

Proprio a Duino si conferma l’attenzione di Rilke per Leopardi diremmo un interesse segreto, non manifestato ad altri, che il poeta mantenne su un piano di personale riflessione, scrive nel volume “Due canti di Leopardi tradotti da Rilke” lo studioso Fabio Russo (che a sua volta aveva colto lo spunto per la sua analisi da un saggio di Bonaventutra Tecchi inttitolato “Leopardi e il Romanticismo tedesco”). In quell’inverno del 1912 – l’anno di ideazione delle Duineser Elegien, Rilke era rimasto solo nel castello e nel suo vasto parco. Tale raccoglimento favorì al poeta una felice epoché – scrive Russo – un momento di intensa meditazione. In questa atmosfera – e certo non a caso – egli si accinse a tradurre l’Infinito (Das Unendliche)

Immer lieb war mir dieser einsame/ Hügel und das Gehölz…

(das fast ringsum/ ausschließt vom fernen Aufruhn der Himmel/ den Blick. Sitzend und schauend bild ich unendliche/ Räume jenseits mir ein und mehr als/ menschliches Schweigen und Ruhe vom Grunde der Ruh./ Und über ein Kleines geht mein Herz ganz ohne/ Furcht damit um. Und wenn in dem Buschwerk/ aufrauscht der Wind, so überkommt es mich, dass ich/ dieses Lautsein vergleiche mit jener endlosen Stillheit./ Und mir fällt das Ewige ein/ und daneben die alten Jahreszeiten und diese/ daseiende Zeit, die lebendige, tönende. Also sinkt der Gedanke mir weg ins Übermaß./Unter-gehen in diesem Meer ist inniger Schiffbruch.)

L'infinito di Giacomo Leopardi

L’infinito di Giacomo Leopardi

La traduzione del celebre Canto farebbe pensare che Rilke a Duino leggesse anche Leopardi. Ma non vi è modo di confermare questa ipotesi. Nonostante la pronta cortesia dimostrata all’autore del saggio dagli ospiti e proprietari del castello Maria Augusta e Raimondo di Thum und Taxis, nulla riconduce alla presenza di opere leopardiane nella biblioteca di famiglia, anche a causa dei danni arrecati al patrimonio bibliografico del castello durante le due guerre.

Non va dimenticato tuttavia che Rilke aveva espresso un giudizio su Leopardi già in una pagina del Florenzer Tagebuch: «È proprio in uomini malati che io apprezzo profondamente l’amore per la vita, quel loro modo di immaginare, dai piccoli fiori freschi sulle prode, l’immenso splendore dei suoi vasti giardini. Essi possono molto più agevolmente comprendere il senso dell’eternità».

Dai piccoli fiori freschi all’immenso splendore dei vasti giardini. Come dalla siepe del Monte Tabor all’interminato spazio (…) e sovrumani silenzi e profondissima quiete.

Weithin klar ist die Nacht

La sera del dì di festa

La sera del dì di festa

Se la traduzione del famoso canto è poco conosciuta, ancor meno lo è la versione tedesca – sempre ad opera di Rilke – dei primi sedici versi de “La sera del dì di festa” – quasi in simmetria con i quindici di cui è composto “L’infinito” – che risulta addirittura inedita e che fu rinvenuta dal Russo grazie all’interessamento del dott. Ratus Luck, direttore della Biblioteca Svizzera di Berna, insieme ad un autografo di Rilke conservato nei suoi archivi. Una preziosa testimonianza dell’interesse suscitato in Germania dal “nostro”; interesse, peraltro, che pare destinato a crescere.

Dal 18 al 20 luglio prossimi – in occasione del bicentenario dalla composizione de “L’infinito” – è previsto l’Università di Bonn il “Leopardi Tag 2019” organizzato dalla “Deutsche Leopardi Gesellschaft” sul tema “L’arte leopardiana del vivere. Strategie anti-pessimistiche nell’opera di Giacomo Leopardi”. Un appuntamento sicuramente da non perdere.

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Il Castello di Duino

© Youtube Luca Nardo

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