Disegni realizzati da bambini dai 3 ai 6 anni durante un corso di sensibilizzazione alla lingua straniera © Damiano Meo
Disegni realizzati da bambini dai 3 ai 6 anni durante un corso di sensibilizzazione alla lingua straniera © Damiano Meo

Estate significa viaggiare. E viaggiare mette a contatto con lingue, tradizioni e cibi diversi. C’è chi viaggia per riposare e chi, invece, per studiare divertendosi. E divertirsi non significa bighellonare, ma cooperare, interagire, sperimentare e mettersi in gioco. La glottodidattica ludica è quel modello pedagogico che si basa sull’apprendere attraverso la sensorialità, la motricità, l’interattività e la laboratorietà. Cioè consiste nell’imparare attraverso attività teatrali e artistiche, costruendo robot e facendo escursioni. Non importa quale lingua si voglia imparare, l’importante è che la si apprenda ridendo, partecipando e agendo.

È questo lo spirito delle vacanze studio all’estero, che, in un’ottica europea, diventano forse esperienze sempre più significative. Non ci sono ancora dati precisi sugli studenti italiani under 18 che quest’anno abbiano scelto di viaggiare per imparare, ma le stime superano il milione di giovani. Le mete più gettonate sono le nazioni di lingua inglese, compresa Malta che, ormai da diversi anni, vede in tale attività una parte significativa del proprio PIL. Anche Berlino, Monaco, Parigi, Nizza, Madrid, Barcellona e Lisbona sono mete ambite dai giovani europei. Gran parte delle scuole estive è rivolta a teenager, ma ci sono anche scuole per i più piccoli. La spesa media per una persona è di circa 1.500 euro, per tre settimane, compreso il vitto e l’alloggio.

La domanda più comune che si pongono i genitori è: questi soggiorni linguistici funzionano davvero? Ogni esperienza di certo arricchisce, però è opportuno essere realistici: per imparare una lingua non bastano 15 giorni. L’obiettivo di tali esperienze sembrerebbe essere piuttosto un altro: usare il bagaglio di competenze appreso a scuola in contesti naturali e quotidiani. Fare pratica, sperimentare, confrontarsi e, soprattutto, iniziare a concepire le lingue sotto un nuovo aspetto, non come un obbligo scolastico, né come uno stress, bensì come uno strumento che dà la grande possibilità di comunicare con il mondo intero.

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docente ed autore. Si occupa di pedagogia speciale, glottodidattica e coaching. Collabora con università, centri di ricerca e scuole. È del 2016 il pamphlet interculturale "Storie di semola e semplicità" (Tau-Migrantes). Con la Jaca book, nel 2011, ha realizzato l’allegato fotografico di “Ai confini dell’impero”, libro-inchiesta di Giuseppe Ciulla. Nel 2009 è stato menzionato come "emergente" da Seat-Pagine Bianche d'Autore. A Milano è stato uno degli ospiti di BookCity2017.

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