Erice © Damiano Meo
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Erice © Damiano Meo

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Sembrerebbe che le nuvole scendano a toccare terra, per lambire il mare. Sul Monte Erice, all’alba, c’è una pace senza confini, che parla di freschezza e vita, mentre il sole appare nel suo splendore, specchiandosi sulla costa di Trapani. Tale spettacolo fu, forse, il potente incanto che spinse i fenici ad edificare un tempio per Astarte, la dea dell’amore. Lo stesso fecero i greci in nome di Afrodite e i romani per Venere. Le monete risalenti al IV secolo a.C. raffiguravano, infatti, la dea della fertilità come segno distintivo della comunità che attirava pellegrini e mercanti, viaggiatori e guerrieri. Un sacro fuoco, detto “thémenos”, bruciando nella notte, fungeva da faro e da attrazione, per naviganti, fuggiaschi e poeti. Il passaggio da una divinità all’altra, a seconda dei periodi storici, è stato ricostruito attraverso epigrafi ritrovate negli scavi dei primi del Novecento. Nello stesso luogo, oggi, sorge un castello di origine normanna, circondato da un borgo medievale. La versione attuale della fortificazione però risale al 1800, quando il conte e letterato Agostino Siero Pepoli si impegnò a restaurarlo in accordo con il Palazzo di Città. Nell’antico borgo, caratterizzato da sentieri in pietra bianca, ancora vivono mille abitanti e, nelle zone limitrofe, altri 25mila circa. Tra le strade acciottolate di questa cittadella medievale fu fondato nel 1963, dallo

Antonino Zichichi © CC BY-SA 3.0 Gabriella Clare Marino WC

Antonino Zichichi © CC BY-SA 3.0 Gabriella Clare Marino WC

scienziato Antonino Zichichi, il Centro di cultura scientifica Ettore Majorana, dedicato allo scienziato siciliano che, nel 1938, fece perdere le proprie tracce, in maniera misteriosa. Tale istituzione, ogni anno, ospita importanti dibattiti sulle emergenze planetarie ed è promotrice del “Premio Scienza per la Pace”. Nel corso degli anni hanno preso parte a tali incontri più di cento premi Nobel provenienti da tutto il mondo e, attraverso borse di studio, sono stati finanziati i lavori di altrettanti promettenti ricercatori. Oltre al patrimonio storico e scientifico, Erice ha una tradizione artigianale variegata ed unica. Dalle ceramiche ai tappeti, dalla pasticceria alla cucina: ciascun artefatto ha un’essenza tutta propria, fatta di colori, forme e laboriosità. Delizie per il palato sono le genovesi, dolci di pasta frolla, farciti di crema pasticcera e ricoperti da una leggerissima spolverata di zucchero. Si narra che il nome derivi dalla forma buffa dei cappelli dei marinai del capoluogo ligure che erano soliti commerciare con Trapani. La ricetta segreta, tramandata inizialmente dalle suore di clausura del Convento San Carlo, raggiunse il grande pubblico grazie ad una giovane che decise di non intraprendere il percorso monacale e, abbandonato il convento nella seconda metà del Novecento, si vocò alla pasticceria. Tra sacro e profano, tra scienza e mistero, Erice non smette di stupire e di farsi scoprire. Altri luoghi di interesse storico sono la Matrice, costruita nel 1400 da Federico III d’Aragona, la Torretta Pepoli, le Mura elimo-puniche, i Giardini del Balio e il Museo A. Cordici. Come scrisse D’Annunzio, nei versi 227-229, de “La notte di Caprera”: “l’Erice azzurro, solo tra il mare e il cielo/ divinamente apparito, la vetta/ annunziatrice della Sicilia bella!”. Ed il poeta italo-americano Nat Scammacca, nei versi 16-17 della poesia dedicata all’antico borgo, scrive: “mi attacco alle falde di questa Montagna/come un lattante al seno della madre”. Perché di Erice, chi la visita, s’innamora.

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Erice

© Youtube Mazza Foto

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docente ed autore. Si occupa di pedagogia speciale, glottodidattica e coaching. Collabora con università, centri di ricerca e scuole. È del 2016 il pamphlet interculturale "Storie di semola e semplicità" (Tau-Migrantes). Con la Jaca book, nel 2011, ha realizzato l’allegato fotografico di “Ai confini dell’impero”, libro-inchiesta di Giuseppe Ciulla. Nel 2009 è stato menzionato come "emergente" da Seat-Pagine Bianche d'Autore. A Milano è stato uno degli ospiti di BookCity2017.

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