Cervia © Damiano Meo
Cervia © Damiano Meo
Cervia © Damiano Meo

Cervia © Damiano Meo

Non una barca, né un’onda, né una stella marina. Lo stemma di questa cittadina marinara, stranamente, raffigura un cervo d’oro, comodamente e paciosamente, inginocchiato su un vivace prato. È un enigma. Nessuno l’ha ancora spiegato. La tradizione immagina e racconta che questo animale, in un passato non troppo lontano, brucasse e scorrazzasse nelle zona rurale limitrofa. C’è però chi non esclude che si trattasse soltanto di una simbologia allegorica, associata alla regalità e alla longevità, una sorta di velato portafortuna. E forse di fortuna Cervia un po’ ne aveva bisogno, dato che Dante la scaraventò all’Inferno, nel Canto XXVII, associandola ai lustri dei signori da Polenta. La scrittrice Grazia Deledda, Premio Nobel per la letteratura nel 1926, fu di tutt’altro avviso: ne gustò profumi e sapori come se, questa piccola comunità, fosse un paradiso, trascorrendovi diverse estati e divenendone, nel 1927, cittadina onoraria. Uno dei tesori indiscussi di questa località romagnola, nei secoli, fu il sale: quell’oro bianco commerciato, da levante a ponente, sin dai tempi degli

Il MuSa a Cervia © Damiano Meo

Il MuSa a Cervia © Damiano Meo

etruschi; lavorato dalle mani nodose dei salinari e portato sulla tavola dalle “cavadore”, le donne instancabili che, con la “palunzel”, un cucchiaio di legno, riempivano le ceste, alle prime ore dell’alba, quando il sole non mordeva la pelle. Il sale, per Cervia, fu come un re da difendere, con il coltello tra i denti, dalle scorribande dei corsari. E fu proprio per questo scopo che venne tirata su la poderosa Torre di San Michele, costruita nel 1600, come magazzino fortificato, con mura dello spessore di tre metri ed alte più di 20 uomini: “un castello di sale”, per onorare i sacrifici degli umili e custodire il sudore dei giusti. Di cui le tracce e le gesta sono oggi custodite al MuSa, il Museo del Sale.

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Le saline di Cervia

© Youtube Davide Piras

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docente ed autore. Si occupa di pedagogia speciale, glottodidattica e coaching. Collabora con università, centri di ricerca e scuole. È del 2016 il pamphlet interculturale "Storie di semola e semplicità" (Tau-Migrantes). Con la Jaca book, nel 2011, ha realizzato l’allegato fotografico di “Ai confini dell’impero”, libro-inchiesta di Giuseppe Ciulla. Nel 2009 è stato menzionato come "emergente" da Seat-Pagine Bianche d'Autore. A Milano è stato uno degli ospiti di BookCity2017.

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