Scorcio del litorale di "Panormos"

Scorcio del litorale di “Panormos” © Damiano Meo

Lo psicanalista Sigmund Freud, nel suo viaggio del 1910, descrisse il capoluogo siciliano come “una goduria inaudita”, mentre lo scrittore tedesco Johann Wolfgang Goethe, nell’opera “Viaggio in Italia”, asserì che “chi ha visto una volta il cielo di Palermo non potrà mai più dimenticarlo”. “Capitale italiana della cultura 2018” vanta una storia stratificata. I fenici la chiamarono Zyz” che significa “fiore” e i greci e i romani, invece, “Panormos”, cioè “immenso porto” o “ormeggio dappertutto”. L’Unesco ha dichiarato le sue architetture in stile arabo-normanno patrimonio dell’umanità poiché, grazie al sincretismo tra Oriente ed Occidente, mostrano uno stile dalle forme, strutture e decorazioni uniche. Tra arabeschi e guglie, tra spettacoli di lirica, sport nautici e arancine, Palermo rapisce tutti i sensi. Il teatro massimo Vittorio Emanuele è il più grande in Italia, in termini di superficie, e in Europa è superato soltanto da Parigi e Vienna. Ogni via del

Chiesa di San Cataldo risalente al XII secolo

Chiesa di San Cataldo risalente al XII secolo © Damiano Meo

centro storico trasuda storia. La cinquecentesca fontana Pretoria, ad esempio, pullulante di nudi e volti espressivi, che inizialmente erano 48, fu trasportata da Firenze a Palermo per ripagare i debiti di un viceré in bancarotta, e i palermitani la nominarono “piazza della Vergogna”, forse per lamentare la mala-politica o, forse, per cercare di far arrossire le statue osé. Nella Cattedrale non sembrerebbe mai mancare una rosa rossa sulla tomba di Federico II di Svevia, della dinastia degli Hohenstaufen, tutt’oggi considerato uno stupor mundi da studiosi, turisti e simpatizzanti dell’inter-cultura. Da visitare assolutamente anche la Cappella Palatina, che si trova all’interno del Palazzo dei

Cattedrale Santa Vergine Maria Assunta, in stile arabo-normanno

Cattedrale Santa Vergine Maria Assunta, in stile arabo-normanno © Damiano Meo

Normanni, dove mosaici d’oro convivono con intagli di manifattura araba, ornamenti zoomorfi e iscrizioni cufiche. In un passato recente sono stati protagonisti di una svolta culturale palermitana i magistrati Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, le loro scorte, l’imprenditore Libero Grassi, il parroco Pino Puglisi e tutti coloro che dell’antimafia e della cultura della legalità ne hanno fatto il loro credo. Due degli esempi attivi di tale movimento di rivincita culturale sono oggi sia la cooperativa Libera Terra che l’associazione Addiopizzo. In ambito artistico, ne hanno esportato risa, pianti e controsensi il regista Vittorio De Seta, la scrittrice Natalia Gingsburg, l’autore Giuseppe Tomasi di Lampedusa e l’attore Ciccio Ingrassia. E ancora oggi Palermo “internazionalizza” cultura grazie ai suoi geniali figli come l’étoile della danza Eleonora Abbagnato, il conduttore e regista Pif, il duo Ficarra&Picone, lo scrittore Alessandro D’Avenia, la fotoreporter Letizia Battaglia, il violoncellista Giovanni Sollima, il regista Luca Guadagnino e tanti altri ancora, da scoprire e da vivere.

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Palermo dall’alto

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