Asia Argento © CC BY-SA 2.0 Flickr gdcgraphics

A quanto pare scoprire l’acqua calda non solo fa notizia e pure a lungo, se sia la 68° Berlinale (15 – 25 febbraio) sia il Cinema indugiano turbati dallo scandalo sulle molestie alle attrici dello scorso anno. Il nuovo Festival di Berlino – dopo sessantotto anni di storia – è corso adesso alle contromisure: per tutta la sua durata sarà attiva una hotline collegata a una piattaforma chiamata Speak Up. Se durante il Festival hai denunce da fare, sei stata importunata o discriminata, ecco a chi puoi rivolgerti e raccontare il tuo dramma.

Ad aver creato più scompiglio – e in vero più stupore – nella società sana e salva al margine di quel mondo è proprio il rimbombo tardivo interno all’ambiente, che sapeva (come tutti), ma si ostinava a nascondere, sotto strati di corale ipocrisia tra riflettori e glamour. Ci sono decine di trame – non di fantascienza e famose tra l’altro – che ci hanno narrato di una prassi. Tutto però è iniziato nell’ottobre scorso, quando l’attrice Asia Argento, figlia del famoso regista horror, ne ha denunciato uno suo personale di molestie, dopo che il New York Times narrò i fatti. Il produttore Harvey Weinstein avrebbe molestato decine di donne: dipendenti, attrici, modelle. Le prime a parlare al quotidiano statunitense sono state le attrici di serie TV Rose McGowan e Ashley Judd. Quest’ultima avrebbe anche rivelato a Vanity Fair di una colazione di lavoro in un hotel di Beverly Hills, trasformatasi in incubo. «Mi fece salire nella sua stanza, dove si presentò in accappatoio e mi chiese di guardarlo mentre faceva la doccia. A quel punto pensai: “Come posso uscire dalla stanza il più velocemente possibile senza indispettire Harvey Weinstein?” Mi sono sentita intrappolata. C’era molto in ballo». Le dichiarazioni poi sono fioccate sul filo della cronaca, come quella di Lena Headey (Cersei Lannister in Game of Thrones). Quest’uomo non si è scoperto molestatore, ma ha fatto il bello e il cattivo tempo nell’industria cinematografica americana per oltre 30 anni. Prima come co-fondatore della Miramax, e poi della The Weinstein Company. I suoi film hanno avuto ben trecento nomination agli Oscar, vincendone settanta (da The Artist a Django Unchained e Shakespeare in Love). Tanto rumore dopo tanti lustri non sarà pur servito a qualcuno? C’è chi ci spinge a pensarlo narrando di una serie di lotte interne alla stessa società di Weinstein: che coincidenza per essere uno dei più annosi scandali sulla storia dello stupro a Hollywood.

© il Deutsch-Italia

Torniamo a Berlino, qui si prende tutto sul serio e, se le cose stanno così, occorre, come Festival ufficiale del politicamente corretto, aiutare chi potrebbe finire tra le mire di male intenzionati. Per capire meglio occorrerebbe viverci in Germania, dove la lotta tra i sessi non è tra importunate ignare e loschi vogliosi, ma tout court tra uomo e donna. La dittatura nazista fece della donna un’incubatrice vivente, senza gloria, ma soli onori (se ci stava al gioco), mentre la democrazia qui ha fatto della donna un energumeno consapevole sui tacchi. Guai dunque a tornare a certi schemi, qui prima del femminismo ci pensano il Parlamento, la società e adesso anche la Berlinale – a quanto pare – da quest’anno col suo Speak Up. Non dimentichiamo però che tutto è del Cinema e nel Cinema resti, ci ricorda anche Catherine Deneuve, urtata al contrario dal polverone sollevatosi intorno a notizie tanto note, come la civetteria delle grandi star che – a suo giudizio – non solo ci hanno marciato, ma che continuino a farlo se la femminilità può restar libera di esprimersi e bramata dal maschio cacciatore e, cosa di tutto rilievo, se è pure produttore e ti rende icona.

© il Deutsch-Italia

Smorziamo i toni, comunque sia, noi fuori da quel mondo che resta delle grandi star, sotto i riflettori del grande cinema e del suo sogno felliniano. Così una piccola bottega berlinese di prelibatezze ha deciso di dedicare a questa Berlinale, e in questo contesto alle “donne” e alle “star”, una torta mimosa, con l’effige di Marlene Dietrich. Lei, pure simbolo androgino del cinema tedesco, ma amata universalmente. La torta mimosa è il tipico dolce della “Giornata della donna” per l’8 marzo e ha una sua storia. Partiamo dalla mimosa, fiore simbolo di questa festa nata nel 1911 negli Stati Uniti e celebrata in Italia per la prima volta nel 1922, quando Teresa Masi – dirigente dell’Unione Donne Italiane – scrisse a Pietro Longo: «Scegliamo un fiore povero, facile da trovare nelle campagne». Il dolce omonimo pare sia stato creato a Roma negli anni Cinquanta, con l’intento di celebrare la festa ricordando la forma e il colore della mimosa per la donna e il suo importante ruolo nella società. Fermiamoci a questo e se all’amaro preferite il dolce a Berlino, per la donna si è già in mimosa.

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Speak Up-Veranstaltungen während der Berlinale:

Podiumsdiskussion: Kultur will Wandel – Eine Gesprächsrunde zu sexueller Belästigung in Film, Fernsehen und Theater

Akteure aus Film und Fernsehen diskutieren, welche Maßnahmen sexuelle Übergriffe verhindern und die Situation von Betroffenen verbessern können.

Montag, 19. Februar, 14:00 – 17:00 Uhr
Ort: TIPI am Kanzleramt, Große Querallee, 10557 Berlin
Sprache: Deutsch, Simultanübersetzung ins Englische und in Gebärdensprache

Mit Michael Lehmann (Studio Hamburg Produktion Gruppe), Hans-Werner Meyer (Bundesverband Schauspiel e.V.), Barbara Rohm (ProQuote Film e.V.), Jasmin Tabatabai (Schauspielerin), Natalia Wörner (Schauspielerin), Heike Hempel (stv. ZDF-Programmdirektorin), Ulrich Wilhelm (ARD-Vorsitzender, angefragt). Moderation: Verena Lueken (FAZ).
Begrüßung: Christine Lüders, Leiterin der Antidiskriminierungsstelle des Bundes
Grußwort: Dr. Katarina Barley (Bundesministerin für Familie, Senioren, Frauen und Jugend; geschäftsführende Bundesministerin für Arbeit und Soziales)
Veranstalter: Bundesverband Schauspiel BFFS (Initiator), ProQuote Film e. V. und die Antidiskriminierungsstelle des Bundes
Eintritt frei

Closing the Gap. A Seminar With Creatives and Financiers on How to Take Action Towards 50/50 by 2020.

Im Rahmen des Seminars wird Daniela Elstner (CEO von Doc & Film International) die Initiative „Speak Up!” vorstellen und gemeinsam mit weiteren Initiatorinnen ein Manifest verlesen. „Speak up!” will Betroffene von sexueller Belästigung in der Filmbranche ermutigen, ihre Stimme zu erheben. Während der Berlinale wird die Website von „Speak Up!” lanciert (www.speakupnow.eu). Dort wird es neben Informations- auch Beratungsangebote geben.

Samstag, 17. Februar, ca. 12:15 Uhr Vorstellung „Speak Up!”
Ort: Meistersaal, Köthener Straße 38 (S&U-Bahn Potsdamer Platz)
Sprache: Englisch

Veranstalter: Swedish Film Institute, Women in Film and Television (WIFT) Deutschland und WIFT Nordic
Freier Eintritt für WIFT-Mitglieder. Tickets für Nicht-Mitglieder über www.eventbrite.com

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