La famiglia Lama

Storie nel tempo della Berlinale, da un Festival che al Cinema ne racconta tante. Verosimili o no, romanzate o di pura fantasia, per questo si fa il cinema, per intrattenere, mentre la Berlinale porta a racconto il nostro tempo.

In fondo l’arte funziona se parla di esistenza. Perché la società ha tutti gli ingredienti di questa pazza sceneggiatura che è la vita. Come dice Dieter Kosslick: “Il mio festival è Berlino”, così quante storie di questa città potrebbero andare al cinema?

Le sfioriamo, perché tutti i giorni incontriamo i loro eroi, di cui sappiamo poco o nulla. Come questo racconto, che inizia a Berlino tanti anni fa, e passa dalla Campania per ritornare qui a un certo punto. Perché in Germania se hai un sogno e le idee chiare, la tua vita puoi scriverla in libertà. Giuseppe è tornato a Berlino perché l’Italia spinge tutti a andarsene, ma lui qui ci ha vissuto quando era ancora in fasce, con i genitori emigrati in cerca di futuro.

La nostalgia gioca brutti scherzi, così i miei sono tornati in Italia, io non ci volevo stare e dopo lo studio mi sono trasferito qui”. Ingegnere in una Berlino satura, Giuseppe ha dovuto accendere la fantasia. La Germania è il paese delle idee, ricordiamocelo, e la sua Capitale, seppur povera tra buontemponi, artisti e politici, è un terreno fertile. Qui nessuno ti dà del sognatore se sei fantasioso e se la creatività serve all’arte, da queste parti diventa professione.

Chiama la moglie Rita Galasso da Aversa, che l’ha raggiunto, e la famiglia unita si è potuta allargare. Ora sono in cinque. All’asilo durante una festa si sparge la voce che una delle mamme è italiana. Ha fatto proprio Rita la buonissima Torta Caprese (specialità campana) a base di cioccolato fondente, nocciole, mandorle e vaniglia, per i compagni al compleanno di sua figlia. E per i compleanni di tutti gli altri, da allora. Più Rita ne fa più ne richiedono, perché le sue torte sono divine, dicono le mamme.

La torta della Berlinale

È ora di venderle – propone Giuseppe – noi riempiremo la città con le tue torte e il nostro negozio si chiamerà Divinitalia”. – “E i bambini? Se io cucino, chi gli bada?” Lui è ingegnere, e trovato il negozio giusto a Wilmersdorf, scioglie il dilemma costruendo un soppalco, con divano, tv e letto. La botola per raggiungere i bambini è sopra il bancone: “quando hanno bisogno, se c’è, chiedo al cliente di indietreggiare, apro la botola e salgo. I miei figli prima di tutto.”

Così Rita, serena vicina ai figli, ha potuto perfezionare la sua passione, scoprendo che con le torte ama scolpire la pasta da zucchero per decorarle, creando forme fantastiche e colorate ad arte. Se invece occorre disegnare, Giuseppe con “Autocad” – il software per architetti – lo fa da professionista, stampando con colori alimentari su carta zuccherata qualunque schizzo.

E quella torta caprese può diventare tutto, come ha fatto per questa Berlinale, in suo onore, celebrandola. Gli affari vanno bene così è arrivata anche Giuliana per aiutarli, specie al weekend, quando c’è più clientela. Lei è un’eccellente violinista da Palermo. “Con noi artisti, chi chiamavamo a lavorare sennò?” considera Giuseppe. Nel viavai dalla loro vetrina l’Orso della Berlinale ricorda che tutto è possibile, anche per il cinema imbrattarsi di vita e cioccolata.

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