volksAgli inizi del 2017 le officine dei concessionari del gruppo automobilistico Volkswagen avvieranno le procedure di richiamo delle autovetture diesel in circolazione nei vari mercati europei (circa 8,5 milioni di unità). Si tratta, come tutti sappiamo, di vetture equipaggiate con un motore truccato da un software che nei controlli ufficiali era in grado di attestare falsamente la piena compatibilità delle emissioni dei gas di scarico con le vigenti norme ambientali. L’operazione della nuova messa a punto dei motori diesel dovrebbe concludersi entro il 2017, ma sorprese e imprevisti non sono da escludere. Lo si deduce dal fatto che la VW si rifiuta di dare una garanzia scritta sul buon esito dell’intervento che, stando ai “si dice” ufficiali, dovrebbe avere un costo per ogni singola auto non superiore ai cento euro, compresa circa un’ora di lavoro. Va da sé che il rifiuto di garantire dell’intervento non poteva non alimentare molti dubbi sull’efficacia dell’intervento stesso, dall’aumento del consumo di carburante e della rumorosità del motore fino all’ipotesi di una drastica riduzione della durata del motore stesso.

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Una valanga di falsità


Danger Diesel Fuel.MarkBuckawicki-©-CC-BY-SA-2.0

Parallelamente all’azione di richiamo delle vetture diesel, nelle prime settimane del nuovo anno, il Governo tedesco, insieme con quelli di altri sei Paesi europei, cercherà di dare credibili risposte alle domande della Commissione della Ue, la quale, a un anno e mezzo dallo scandalo del dieselgate, si è chiesta – finalmente è il caso di dire – perché alle massicce violazioni di carattere ambientale causate dai motori diesel Volkswagen non siano seguite le sanzioni, tra le molte che le leggi ambientali dell’Unione Europea in questi casi prevedono. È ormai appurato come la potente lobby dell’industria automobilistica sia sinora riuscita a nascondere le migliaia di morti che annualmente i gas di scarico degli autoveicoli causano. È scientificamente assodato che soltanto in Germania ogni anno 35mila decessi (fonte: Süddeutsche Zeitung) sono da ricondurre ai gas di scarico degli autoveicoli – ossidi di azoto (NOx), biossidi di carbonio (CO2) e polveri sottili – in particolare alle auto private. Per quanto riguarda l’intera Europa le cifre ufficiali parlano di 500mila persone (stime di fonte francese) che ogni anno muoiono a causa dell’inquinamento dell’aria che respirano. Dopo lo smog record verificatosi a Parigi nel periodo dal 30 novembre al 7 dicembre, due associazioni ecologiche hanno denunciato per danni lo Stato francese accusandolo di non essere in grado di difendere in situazioni climatiche di emergenza la salute dei cittadini, soprattutto quella dei bambini e dei vecchi.

Martin Winterkorn©-CC-BY-SA-3.0

Il fenomeno non è nuovo e però è piuttosto significativo che, dopo la decisione del Governo di Pechino di imporre all’industria tedesca una percentuale di auto elettriche sul totale delle auto prodotte e vendute in Cina, dagli ambienti industriali tedeschi si sia levato un coro di proteste. Il primo studio scientifico sugli effetti dei vapori emanati dal diesel risale al 1983: da allora è noto che questi vapori in un certo grado di concentrazione uccidono. Nel frattempo sappiamo che l’industria automobilistica tedesca, validamente spallegiata dai tre ultimi governi guidati dalla Cancelliera Merkel, si è data molto da fare. Peccato solo che la maggior parte degli sforzi siano stati fatti per falsare in tutti i modi possibili le emissioni dei gas di scarico dei motori diesel, che l’ex-amministratore delegato (ad) Winterkorn era andato propagandando come “i più puliti motori al mondo”.

Per capire l’assurdità di una simile situazione basterebbe riflettere, dopo il tragico episodio verificatosi a Berlino nel mercatino di Natale della Gedächtnichskirche, che cosa accadrebbe se ogni anno il terrorismo causasse in Germania mille vittime. Ovviamente nessuno fa un simile paragone perché nel caso che qui stiamo esaminando non si ha a che fare con singoli responsabili, ma con una anomima massa di automobilisti la cui coscienza viene sistematicamente e tranquillizzata dagli specialisti degli uffici di pubbliche relazioni delle varie case automobilistiche. Di regola, più grosse e più inquinanti sono le auto prodotte, maggiori sono le energie che i vertici delle singole marche attivano al fine di presentare sui mercati internazionali le loro auto come veri campioni di rispetto ambientale.

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L’incubo “Hausfeld”

L’avvocato Michael Hausfeld intervistato dalla Zdf © Zdf

L’avvocato americano Michael Hausfeld – molto noto in Europa, e soprattutto in Germania, per essere riuscito negli anni Novanta a strappare ad alcune imprese tedesche importi miliardari a titolo di risarcimento per i lavoratori forzati del Terzo Reichnei primi giorni del mese di gennaio depositerà un atto di accusa nei confronti della Volkswagen presso il tribunale di Braunschweig, città non lontana da Wolfsburg, centrale operativa del più grande gruppo automobilistico tedesco e europeo.

Hausfeld chiederà, sulla fotocopia del compromesso già firmato dalla Volkswagen negli USA a favore di circa mezzo milione di proprietari americani di una auto diesel VW, il pieno risarcimento del danno e eventualmente anche la sostituzione dell’auto con un nuovo modello. Lo chiederà per tutti quegli automobilisti europei che gli hanno affidato la difesa dei loro interessi, ma indirettamente lo chiederà anche a nome degli 8,5milioni automobilisti europei che hanno avuto la disavventura di acquistare una automobile VW con un motore diesel truccato.

©-CC-BY-SA-3.0-Jon-Worth

Una prospettiva da incubo per l’amministratore delegato del gruppo VW, Matthias Müller, perché qualora l’avvocato Hausfeld dovesse vincere la causa seguirebbe immediatamente la procedura fallimentare del grande gruppo automobilistico di Wolfsburg. Più probabile, comunque, è che anche in Europa si giunga prima o poi a un compromesso su un risarcimento di minori dimensioni rispetto a quello raggiunto negli Usa. Quest’ultimo non è però ancora definitivo, e dovrà essere siglato dal nuovo presidente americano Trump dopo il suo insediamento a Washington previsto per il 20 gennaio. Sempre a Braunschweig, nel Land della Bassa Sassonia, nei primi mesi 2017 inizierà un altro processo a carico del vertice Volkswagen, i cui componenti dovranno difendersi dall’accusa di aver approvato l’utilizzo del software sapendo probabilmente che esso era in grado di falsare i valori delle emissioni dei gas di scarico. Il 2017 non sarà davvero un anno facile per l’ad Matthias Müller, visto che anch’egli è nel novero dei manager della casa automobilistica tedesca sospettati di aver sempre saputo e di non aver mai parlato.

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Intollerabile arroganza tedesca

Vera Jourova © CC BY-SA 2.0 Martijn Beekman

Müller non batte ciglio quando afferma che gli automobilisti europei, al contrario dei loro colleghi americani, non prenderanno un solo centimesimo di risarcimento e che, in base alle norme vigenti nella Ue, dovranno accontentarsi della riparazione della loro vettura, oltrettutto senza alcuna clausola di garanzia. Müller però dovrà misurarsi con diversi avversari. In primo luogo con l’avvocato Hausfeld (il cui padre ebreo fuggì in America per sottrarsi alla persecuzione nazista), un avversario estremamente tenace e non facile da sconfiggere. Inoltre, l’ad dovrà confrontarsi con Vera Jourova, la commissaria Ue per la Giustizia, la quale, riferendosi alla miliardaria compensazione ottenuta dagli automobilisti americani, ha già affermato di non aver alcuna intenzione di accettare dalla Volkswagen una semplice riparazione del motore da quattro soldi, e in più senza clausola di garanzia. È previsto che la Jourova incontrerà Müller in febbraio, subito dopo che il gruppo tedesco avrà preso ufficialmente posizione nei confronti della procedura d’infrazione avviata dalla Commissione Europea. Qualora la Volkswagen dovesse insistere nel suo atteggiamento di rifiuto, negando qualsiasi forma di risarcimento, le autorità di Bruxelles – così ha affermato la commissaria Jourova – decideranno passi adeguati.

Da come si stanno mettendo le cose la questione Volkswagen è ancora molto lontana da una sua definizione. Negli Usa il gruppo Volkswagen è pronto a pagare fior di miliardi di dollari, ma non è ancora da escludere che l’avvocato Hausfeld e la commissaria Jourova riescano a raggiungere lo stesso risultato in Europa.

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La commissaria Jourova

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