© Tribschen Museo Richard Wagner
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Il mito e il sacro in Richard Wagner

Il mito e il sacro in Richard Wagner

«Che cosa innalza di tanto l’opera di Wagner al di sopra di ogni precedente dramma musicale? Sono due le forze che concorrono a tale sublimazione […]: psicologia e mito».

Sono le parole che Thomas Mann pronunciò il 10 febbraio del 1933, all’Università di Monaco, nel suo discorso “Dolore e grandezza di Richard Wagner”, in occasione del cinquantenario della morte del compositore tedesco. Se ravvisare il mito nelle opere di Wagner può essere alla portata di tutti, altrettanto non si può dire dell’elemento psicologico il quale abbisogna invece di una profonda analisi. Il libro “Il mito e il sacro in Richard Wagner – Sacrificio e redenzione nell’Opera d’arte totale” si propone di accompagnare il lettore in una esegesi delle opere di Wagner, collegandole alle teorie del desiderio mimetico e del capro espiatorio dell’antropologo e filosofo francese René Girard. Autore di questa interessante lettura è Pietro Tessarin, dell’ufficio stampa del teatro “La Fenice” di Venezia, laureato in Pedagogia e in Musicologia.

Pubblicato dalla casa editrice Zecchini Editore, “Il mito e il sacro in Richard Wagner” può essere definito come uno scritto interdisciplinare che coniuga tra loro diverse branche del sapere: la musicologia, l’antropologia, la psicologia e la filosofia.

Noi de “il Deutsch-Italia” abbiamo incontrato l’autore e lo abbiamo intervistato.

Wagner 1867 © Tribschen Museo Richard Wagner

Com’è nata l’idea di un libro su Richard Wagner?
Durante i miei anni universitari vidi “Un olandese volante”, diretto da Daniele Gatti al Teatro Comunale di Bologna, e la musica di Wagner mi trafisse emozionandomi a tal punto da voler approfondire la lettura di tutte le sue opere, anche dei carteggi non pubblicati e che sono riuscito a trovare nelle biblioteche. Questa mia passione per il compositore tedesco si è trasformata in un indirizzo di studio durato per ben 6 anni, il tempo che ho impiegato per scrivere questo libro.

Il suo libro analizza l’opera wagneriana a partire dalle tesi antropologiche di René Girard. Entriamo nel merito di questo aspetto.
Girard studiò approfonditamente i miti della cultura occidentale, sia mediterranea che nordica, notando, al netto di tutti i contorni fiabeschi, alcuni elementi comuni tra essi: il mito, alla stregua di una cronaca, narra di una crisi esistenziale all’interno di una comunità che si risolve con la morte di un soggetto, il capro espiatorio considerato da tutti come causa di quella crisi. Successivamente, la comunità vede nella morte del soggetto la risoluzione della crisi attraverso il suo sacrificio e il soggetto diventa sacro, viene santificato. Con la nascita di Cristo, l’ottica del “tutti contro uno” si ribalta: Cristo, da solo contro tutti, denuncia l’antica violenza dell’omicidio sacrificale e viene crocefisso, facendosi carico di tutti i peccati dell’umanità. Così avviene il passaggio dal mito alla religione, dal perpetuarsi dell’omicidio della vittima sacrificale al principio di redenzione. Wagner aveva già trattato questi temi nei suoi scritti e nei carteggi privati e, soprattutto nelle opere mature, si servì di quanto appreso dallo studio dei miti del teatro greco antico – dove gli attori recitavano, non a caso, in una struttura circolare, “accerchiati” dagli spettatori – innestandolo con i principi della passione e della redenzione di Cristo. Per esempio, nel “Tannhäuser”, Elisabeth offre la sua vita in sacrificio per la redenzione del suo amato, la redenzione generata da un atto d’amore.

Pietro Tessarin

Pietro Tessarin alla Fenice di Venezia

Come si inserisce il pensiero di Girard con il rapporto tra Wagner e il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, di cui si parla nel secondo capitolo della prima parte del libro?
Secondo la teoria mimetica di Girard, in ogni rapporto umano vi è una relazione triangolare tra soggetto, oggetto ed un terzo, il mediatore: il soggetto desidera l’oggetto attraverso la mediazione di un terzo. Nietzsche nutrì una profonda ammirazione nei confronti di Wagner perché aveva ciò che lui non possedeva: la fama e l’amore di Cosima Liszt, la moglie di Wagner. Il filosofo tedesco cercò un contatto con i coniugi Wagner, divenendo poi loro intimo amico e facendo loro visita molte volte. Bisogna aggiungere che Nietzsche avrebbe voluto diventare un musicista di fama e diverse volte sottopose a Wagner le sue composizioni, ma questi non lo prese mai seriamente.

Il distacco totale si realizzò con la dura critica da parte di Nietzsche dell’opera “Parsifal” del compositore tedesco, soprattutto per via della concezione religiosa presente in essa, che sposava appieno il principio di “uno contro tutti” e il concetto di redenzione cristiana. In realtà, in una lettera a sua sorella Elisabeth, scritta tra l’estate del 1885 e l’autunno del 1887, il filosofo tedesco si espresse in termini tutt’altro che negativi: «Parsifal, il più grande beneficio che da lungo tempo mi sia stato reso. La potenza e la durezza del sentimento è indescrivibile: non conosco nulla che prenda così in profondità il cristianesimo e che spinga così acutamente verso la compassione». In questa contraddizione c’è l’invidia di un soggetto, Nietzsche, che non possiede quello che ha il soggetto invidiato, cioè la notorietà e la moglie Cosima.

Lei lavora nell’ufficio stampa di uno dei teatri più belli del mondo, “La Fenice” di Venezia. Dal suo punto di vista, qual è la situazione del teatro in Italia, data anche la scarsa attenzione dello Stato?
Gli enti lirici sono stati trasformati in fondazioni di diritto privato con il D.lgs 367/1996, per poter usufruire anche di fondi privati, ma di fatto la stessa Corte Costituzionale ha ribadito la qualificazione pubblicistica dell’ente lirico, in una sentenza del 2010. Quindi il primo problema del teatro italiano è la scarsa chiarezza normativa. Un ulteriore fattore di crisi, a mio parere, è l’assenza di una educazione musicale adeguata a partire dalle scuole. In Germania, per esempio, oltre ad esserci più chiarezza legislativa nel settore, vi è anche una vita culturale più attiva a cui anche i ragazzi giovanissimi partecipano. Ogni Land finanzia le proprie istituzioni culturali, ci sono moltissime bande e cori cittadini che coinvolgono i ragazzi fin dalle prime fasce d’età, si dà spazio ed importanza all’educazione musicale. Tutto ciò manca in Italia, nonostante sia il Paese in cui l’Opera è nata. La Fenice di Venezia, per esempio, ha aperto le sue porte ai ragazzi tra i 18 e i 25 anni, permettendo loro di assistere alle prove de “La Traviata” pagando un biglietto di soli 2 euro. Ci ha fatto molto piacere vedere il teatro pieno di giovani desiderosi di sapere come si costruisce la scena di uno spettacolo, chi ci lavora dietro, come la musica viene suonata dal vivo, ma l’orchestra scompare nella famosa “buca”, inventata dallo stesso Wagner.

Per terminare l’intervista, vorrebbe dedicare un’opera di Wagner ai lettori de “il Deutsch-Italia”?
Dedico ai vostri lettori l’opera wagneriana “Tristano ed Isotta”.

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Il preludio del “Tristano e Isotta” diretto da Leonard Bernstein

© Youtube Roger Bridgland

Concetta De Mauro
Nata a Taranto, vive e studia a Roma. Laureanda in Giurisprudenza presso l'Università "La Sapienza" di Roma, ama il mare e il rispetto dell'ambiente. Le sue passioni: arte, letteratura, teatro e cinema.

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