Stella Marina revisione © Layla Barkat
Fili d'Amore Handmade revisione © Layla Barkat
Il corallo

Il corallo

A Torre del Greco la pesca del corallo veniva esercitata fin dai tempi più tempi remoti, e il guadagno dei “corallari” era così ingente che Ferdinando IV di Borbone denominò la ridente cittadina alle pendici del Vesuvio “spugna d’oro” del suo regno. Già nel ‘500 i Torresi si spingevano a pescare nel mare della Corsica e della Sardegna, e nel 1688 vantavano oltre 400 barche adibite alla pesca. E circa un secolo dopo si avventurarono sulle coste dell’Africa, sbaragliando la concorrenza di città rivali di tutto rispetto come Trapani, Genova, Livorno e Marsiglia. Torre del Greco rimane ancora oggi il principale centro della lavorazione del corallo d’Italia. Vi sono vari laboratori in cui si esegue la cosiddetta lavorazione “liscia” del corallo, mentre quella dell’incisione a cammeo è esercitata a domicilio da esperti artigiani. Tale tecnica si trasmette di padre in figlio.

© Instagram Gustavo Renna

Così è stato per Marina Martinelli che sul Golfo di Napoli ci è nata nel 1965. E che di quella eredità ha fatto tesoro. Al punto che un bel giorno mette da parte la sua professione – quella di commercialista – e impianta una start-up: Stella Marina. Il successo è a un passo. L’attività inizia con corsi di design del gioiello a Marcianise – tenuti da grandi maestri dell’arte orafa – che fanno subito registrare il “tutto esaurito”. Ma oggi più che mai, si sa, la tentazione di “esportare” all’estero il genio italiano è davvero irresistibile per molti piccoli e grandi imprenditori. Così, Marina ha pensato a Berlino. «Quale posto migliore – spiega – della città del design e dei giovani? Vorrei tramandare ai giovani italiani emigrati in cerca di fortuna il mio know how, vendere i gioielli realizzati nella Capitale tedesca». Per raggiungere il suo obiettivo la Martinelli sta facendo scouting nella città tedesca, alla ricerca di nuovi talenti. E programma qui – dal 6 al 18 maggioil 1° corso del Designer di Gioielli.

Un’iniziativa senza precedenti. Nessuno aveva pensato – fino a questo momento – che la manualità italiana potesse tornare, per così dire, al mittente, creando nuove opportunità per i giovani alla ricerca di un lavoro in un panorama – quello di Berlino – dove non è affatto facile trovare un percorso di formazione mirato nel settore dell’oreficeria. E in cui i tedeschi hanno sicuramente ancora molto da imparare.

Fili d’amore tra Italia e Germania

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Rita Proietti revisione © Layla Barkat

Si definisce lei stessa una “creativity addictRita Proietti che dichiara, dal canto suo, di amare appassionatamente «tutto ciò che le nostre mani riescono a fare fin da quando siamo piccoli». Nata a Roma 67 anni fa la Proietti è una donna vivace, giovanile, solare. Quasi a sfatare – se fosse ancora necessario – il mito secondo cui le donne devono andare prima in pensione. Madre di due figli ormai adulti e nonna orgogliosa di due splendidi nipotini, Rita è la dimostrazione vivente che una donna può essere e rimanere multi-tasking, assolvere egregiamente a tutte le sue funzioni. E farlo bene. Col cuore e con l’anima. Ed è proprio a questa definizione che la serie “Alma y Corazòn” delle sue borse, ispirate al Messico, è dedicata. Poteva mai mancare – a questo punto, nella nuova “collezione primavera- estate 2019”, un riferimento alla indimenticabile pittrice Frida Khalo? Certo che no. C’è anche quello.

revisione © Layla Barkat

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Un dettaglio non irrilevante riguarda la scelta dei tessuti che – incredibile, ma vero! – importa per alcuni dei suoi manufatti, quelli realizzati in gobelin, dalla Germania. L’opzione vincente per i materiali organici ed eco-sostenibili ha fatto il resto. Le borse, lavorate tutte a mano da lei (e solo da lei) sono richiestissime in Italia. Ma potrebbero rispecchiare anche il gusto tedesco – ne è convinta Rita Proietti che con il suo tipico smagliante sorriso dichiara di voler dedicare l’avventura berlinese di “Fili d’Amore” (questo il nome della sua ditta individuale) a tutte quelle signore (e signorine) che amano tanto il “made in Italy”, ma che non possono viaggiare. E vogliono toccare con mano la bontà del prodotto, invece di acquistarlo sul web. Se Maometto non va alla montagna…

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