Gli Itaca © Camille Blake
Gli Itaca © Camille Blake
Gli Itaca

Gli Itaca

Sebastian Eppner, in arte Lo Selbo, e Albertine Sarges, in arte Ossi Viola, formano il duo berlinese Itaca, un gruppo musicale tedesco che si rifà per molti aspetti alla musica italiana anni Ottanta. “Il Deutsch-Italia” li ha intervistati per capire da dove viene la loro passione per la lingua italiana e l’Italia, come nascono i loro testi, ma soprattutto: come faranno a riuscire a cantare a Sanremo?

Lo Selbo, Ossi Viola, presentatevi.

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© Manuel Lorenzo

Lo Selbo: Siamo gli “Itaca”, un gruppo tedesco che canta in italiano. È una cosa abbastanza rara, sebbene ci siano stati dei gruppi che hanno cantato in italiano. I Phoenix, ad esempio, hanno pubblicato un album due anni fa in italiano (“Ti amo), o gli Euroteuro, un gruppo austriaco che ha pubblicato una canzone dal titolo “Autogrill”, o gli Spliff, con “Carbonara”.
Ossi Viola: Ma quello che queste canzoni hanno in comune è che comunicano i cliché sull’Italia. Il senso di vacanza che l’Italia trasmette. E il testo è solo fatto per dare queste sensazioni, senza avere un senso profondo. Noi siamo i primi che cantano semplicemente per amore della lingua in sé, mettendoci anche in gioco con temi personali.

Come ha avuto inizio il vostro progetto?

Gli Itaca

Gli Itaca

Lo Selbo: Ci siamo incontrati a Roma e in quel momento non stavamo suonando con altri gruppi. Cominciare a cantare insieme è stato semplicemente la cosa giusta da fare.
Ossi Viola: Io ero lì in Erasmus. Cantare in italiano ci è venuto naturale, anche solo per avere la possibilità di tornare. Il nostro sogno sarebbe ovviamente poter cantare a Sanremo, ma purtroppo lo si può fare solo se si ha la cittadinanza italiana.
Lo Selbo: Ma abbiamo già fatto dei piani su come realizzare questo sogno.
Ossi Viola: Sposare degli italiani!
Lo Selbo: Oppure prendere degli italiani veri nel nostro gruppo, dargli i diritti degli “Itaca! e noi rimanere a suonare il tamburello. O anche entrare nascosti come nel cavallo di Troia!
Ossi Viola: Inizialmente abbiamo sviluppato l’idea di questo progetto musicale solo per amore verso la lingua, per la gioia che ci dava, ma ora abbiamo deciso di diventare una band pop italiana e raggiungere l’Olimpo delle band italiane, pur essendo tedeschi.

Come nasce il vostro stile musicale?
Ossi Viola: Prima suonavamo entrambi la chitarra, e poi volevamo fare della musica in cui ci fosse in sintetizzatore. E questo è il risultato.
Lo Selbo: È venuto così, spontaneamente. Molti dicono che le nostre canzoni sono molto “anni Ottanta”, ma alcune non lo sono per niente. Ci vengono così, senza pensarci troppo.

I testi vengono letti e corretti da italiani? Perché alcune frasi non hanno nessun senso, ma suonano comunque molto poetiche, come ad esempio “Mi manchi dappertutto” (dalla canzone: “Mi manchi).

Gli Itaca a Roma

Gli Itaca a Roma

Lo Selbo: Davvero? Non ha senso? Non me l’ha mai detto nessuno.
Ossi Viola: Ma sì, non ti ricordi? Ce l’hanno detto. In tedesco ha senso, ovviamente. Sarebbe “Ich vermisse dich überall”, quindi dappertutto nel senso di “in ogni luogo”. Quando abbiamo girato il video, l’assistente della regia ce l’ha detto, ma ha aggiunto anche che era molto poetico, come se tutto il corpo fosse coinvolto in questo sentire. Quindi, era un po’ sexy, sensuale, e un po’ poetico. Lo abbiamo lasciato. Per me è questo il lato veramente speciale del progetto: ci prendiamo moltissimo tempo per il testo. Dobbiamo! Perché è sempre una traduzione e un lavoro di transfer.
Lo Selbo: Con i nostri testi ci sono tantissime cose da scoprire, se si scava un po’. Quando comincio a scrivere i testi, lo faccio in tedesco, perché il mio italiano non basterebbe. Quindi non penso a come suonerà dopo la traduzione, e il contenuto ne guadagna, perché rimane in primo piano. Quando poi traduciamo il testo ne nasce un testo completamente nuovo.

Una domanda sul nome bisogna però farla: Itaka, con la “k”, è una parola molto dispregiativa che era usata una volta per gli italiani in Germania che erano qui come “Gastarbeiter”. Come bisogna intenderlo?

© Camille Blake

© Camille Blake

Ossi Viola: Allora, il nome lo conoscevo effettivamente dall’Odissea. All’inizio avevamo altri nomi in mente, ma poi abbiamo pensato che avremmo potuto usare il nome di un luogo, e l’assonanza fonetica con “Itaka” ci ha fatto decidere per questo nome. È aggressivo, ma anche ironico. Per suo padre, Selbo è anche un “Itaka” adesso (ridono). Il padre, lo si può vedere nel video di “So cantare”. Anche sua madre.
Lo Selbo: Solitamente gli italiani che sentono questo nome non lo associano a niente di particolare. E io trovo che sia un peccato, a dir la verità. Berlino è pieno di “expat”, che non lo capiscono perché non parlano veramente tedesco. Io vorrei che lo capissero per avere una discussione aperta su questo, per chiarirlo e parlarne, invece è come se il nome fosse in qualche modo un segreto, un qualcosa da tenere volutamente nascosto.

Il più bel complimento ricevuto da italiani?
Ossi Viola: Sicuramente quello sulla poetica dei nostri testi, poi che tu (Lo Selbo) hai un accento sardo (ridono). Ti hanno anche detto che assomigli a “Dylan Dog” (fumetto della Bompiani). Ma il complimento che ci fa più piacere è sicuramente quello legato alla lingua.

L’episodio più bello avvenuto in Italia?
Ossi Viola: La cosa più bella di tutte è stata quando abbiamo cantato in

© Sophie Le Roux

© Sophie Le Roux

Toscana e siamo andati prima del concerto alle terme di Petriolo, ai bagni di zolfo. Non c’è cosa più bella di andare a cantare come quando si sa di uova marce e con i capelli che stanno in piedi da soli: un po’ di spray, make up, e via.
Ma la cosa più bella veramente è che ormai abbiamo dappertutto amici: è molto emozionante e speciale che, tramite la band, abbiamo potuto conoscere tante città, in cui abbiamo persone che ci sono veramente vicine.
Lo Selbo: È veramente assurdo che ora, quando siamo ad esempio a Roma, ci siano persone che non ci conoscevano prima e che cominciano a cantare “Mi manchi”, ad esempio. È una sensazione meravigliosa.

I vostri cantanti italiani preferiti?

© Sash Stamatovski

© Sash Stamatovski

Ossi Viola: Trovo che ad esempio Mina e Milva siano incredibili. Amo quando la voce assume queste note “drammatiche”, forse perché fa parte anche di me, di quello che sono, e in Germania non avevo mai voluto o potuto vivere questo lato. In Italia invece, con tutta la mimica che fa parte del parlato, il cantilenato che appartiene alla lingua, ho scoperto una parte nuova del mio essere, in cui sono più estroversa, in cui parlo più forte, e questo si riflette allo stesso modo nel mio modo di cantare. Ogni lingua cambia il tuo modo di essere, influenza la personalità.

Bene, siamo arrivati alla fine dell’intervista. C’è qualcosa che vorreste dire ai lettori prima di salutarci?
Ossi Viola: Assolutamente sì. Vogliamo lanciare un appello. Se qualcuno conosce un gruppo italiano attuale che canta in tedesco, vi prego di farcelo sapere: vorremmo tantissimo fare un doppio concerto.

Allora, cari lettori de “il Deutsch-Italia”, se conoscete un gruppo del genere, scriveteci: passeremo l’informazione agli Itaca.

Il prossimo concerto degli “Itaca” si terrà il 15 giugno, presso l’Urban Spree di Berlino.

 

Mi manchi

© Youtube Itaca

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1 Comment

  1. Un saluto agli Itaka da Roma

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