W. Tischbein - Goethe nella campagna romana © Städel Museum U. Edelmann Artothek
W. Tischbein - Goethe nella campagna romana © Städel Museum U. Edelmann Artothek
Casa di Goethe Roma © il Deutsch-Italia

Casa di Goethe Roma © il Deutsch-Italia

«Apprendo ogni giorno di più ad apprezzare il talento di Tischbein, nonché i suoi principii, e le sue viste intorno all’arte. Egli mi ha fatto vedere i suoi disegni ed i suoi schizzi, i quali sono propriamente belli, e promettono molto». Un giudizio così nettamente favorevole – da parte di Johann Wofgang Goethe – suona a dir poco insolito. Non era sempre prodigo di elogi – pare – il sommo poeta tedesco, nei confronti dei suoi ritrattisti. Il busto marmoreo eseguito da Alexander Trippel nel 1787 – ad esempio –   non lo entusiasmò. E non esitò a manifestarlo. «In una statua un’idea può essere bella, ma proporzioni ed esecuzione cattive» aveva commentato senza troppi fronzoli. Con Wilhelm Tischbein, che qualcuno definisce scherzosamente (e per ovvie ragioni) la “gamba del tavolo” di Goethe, era diverso. Tra i due l’intesa fu immediata. E non tardò a trasformarsi in un sodalizio.

Casa di Goethe Roma © il Deutsch-Italia

Casa di Goethe Roma © il Deutsch-Italia

Nella comunità degli artisti in via del Corso nell’odierna Capitale d’Italia, dove si trova oggi il museo dedicato allo scrittore tedesco, il disegnatore Goethe riesce a fare importanti passi in avanti. Anche perché le lezioni private impartite al poliedrico poeta e ministro di Weimar non avevano un’impostazione accademica. Nella sua amata Roma, dove aveva assunto il falso nome di “Philip Möller”, pittore tedesco, Goethe vuole scoprire e sperimentare i suoi talenti. Si prende tutto il tempo di cui ha bisogno, con il suo “disegnare dalla natura” (quest’ultima esercita una grande influenza su Goethe), nei decenni successivi riprenderà molti dei soggetti trovati in Italia, ispirato anche dalla sua innata attitudine naturalistica.

Tischbein autoritratto 1785

Tischbein autoritratto 1785

«Nella mia gioventù ho nutrito parecchie volte il desiderio di potere fare il viaggio d’Italia con un uomo colto, (…) versato nell’arte e nella storia, ed ora posso dire, che quel mio sogno si è avverato, assai meglio di quanto non avrei osato sperare – scrive nei suoi Ricordi di Viaggio – Tischbein viveva da molto tempo qui quale mio migliore amico, con il desiderio di farmi vedere Roma; ci conoscevamo da buona pezza per corrispondenza, ora ci conosciamo di persona; quale migliore guida avrei potuto io desiderare?». Fu così che poesia e pittura si incontrarono in quella casa di via del Corso 18, a pochi passi da Piazza del Popolo. Qui il poeta soggiornò quindici mesi in una piccola stanza. A pochi passi da lui, in un locale attiguo, l’atelier di Tischbein che in quel periodo divenne – oltre che il suo più celebre ritrattista – il suo Maestro.

Restituito ai visitatori del museo “Dichtung und Malerei”

Casa di Goethe Roma © il Deutsch-Italia

Casa di Goethe Roma © il Deutsch-Italia

A testimoniare emblematicamente l’indissolubile legame non solo fra i due artisti, ma altresì tra le due arti, il dipinto “Dichtung und Malerei” che Tischbein dipinse nel 1787 e che nei giorni scorsi è stato restituito, dopo una rapida ripulitura, al suo atelier. Nel dicembre dello scorso anno, Maria Gazzetti, direttrice della Casa Museo di Roma, ha incontrato il proprietario italiano dell’affascinante dipinto intitolato “Poesia e Pittura”. Il suo creatore era appunto Johann Heinrich Wilhelm Tischbein, della famiglia dell’Assia Tischbein. E noto soprattutto per la iconica immagine “Goethe nella Campagna romana”, che è diventata il punto di riferimento del Museo Städel a Francoforte (oggi presso la casa museo di via del Corso è possibile ammirarlo in copia del 1996 ad opera del pittore Georgi Takev)

Dichtung und Malerei © il Deutsch-Italia

Dichtung und Malerei © il Deutsch-Italia

“Dichtung und Malerei” è rimasto a lungo coperto dall’oblio. Tischbein lo realizzò proprio nel suo atelier romano che condivideva con i colleghi pittori Friedrich Bury, Johann Georg Schütz e Johann Heinrich Lips. Nella sua illuminante valutazione del dipinto appena scoperto, lo storico dell’arte di Gottinga, Michael Thimann, conferma che fu creato “con certezza” nelle stanze di Via del Corso. Non ci può essere alcun dubbio circa l’autenticità, soprattutto dal momento che il pittore spesso utilizzava la firma “W. Tischbein”. Di dimensioni considerevolmente inferiori (60 x 48) a quelle del monumentale “Goethe nella Campagna Romana” assume inevitabilmente il carattere, popolare anche all’epoca, di un’immagine privata. Le due donne che compaiono nel dipinto – scrive Thimann – devono essere intese come allegorie; quella a sinistra, ritratta in abito bianco con la sua lira è l’incarnazione della Poesia, la figura di destra, nella sua colorata veste iridescente, un’allegoria della Pittura. Le due donne si tengono per mano. Sulla tavolozza della Pittura si intravede un dipinto che riproduce la persecuzione della ninfa Daphne da parte del dio Apollo. Un dipinto nel dipinto, insomma. Praticamente, un piccolo gioiello.

Una occasione per riscoprire il museo romano di Goethe

Casa di Goethe Roma © il Deutsch-Italia

Casa di Goethe Roma © il Deutsch-Italia

L’intero fondo dei disegni goethiani, come è noto, è stato restaurato recentemente grazie al sostegno del Beauftragte der Bundesregierung fuer Kultur und Medien (il commissario del Governo federale per la cultura e i media). Molti i tesori nascosti portati alla luce: solo alcuni dei 900 disegni con soggetti italiani, tuttavia, sono stati finora esposti. Il ritorno di “Dichtung und Malerei” è quindi ora l’occasione di scoprire un Goethe poco noto ai più. Per tutta la vita l’autore del Werther nutrì forti dubbi sulla qualità dei suoi lavori artistici. Alla signora von Stein scrive nel 1776: «Ho disegnato molto, ma vedo bene che non sarò mai artista». Severo anche il suo giudizio del 1829: «In Italia, allora avevo quarant’anni, fui abbastanza intelligente da conoscere di me quanto bastava per comprendere che non possedevo alcun talento per le arti figurative e che si trattava di un’inclinazione sbagliata».

La mostra (rinnovata) nella Casa di Goethe vuole correggere questa autovalutazione: i paesaggi, tempi, studi di architettura e di anatomia rivelano il talento di un poeta che continuerà comunque a disegnare per il resto della sua lunga vita. Il visitatore percepisce l’entusiasmo del Goethe italiano: «Questo è un felicissimo soggiorno; da mane a sera disegno, dipingo, ombreggio, incollo, insomma, mi dò da fare ex professo e come artigiano e come artista» (28.9.1787).

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Goethe ritratto nel famoso dipinto di Tischbein

© Youtube Pico DellaMirandola

 

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