© cristiano castaldi

Mauro Bigonzetti, coreografo italiano tra i più affermati nel mondo, ha ritrovato la sua Roma negli applausi del gremito Teatro Brancaccio, il 18 e il 19 febbraio, in occasione della “Serata Bigonzetti”, l’omaggio all’artista promosso dalla società di produzione teatrale “Milleluci Entertainment” e diretto da Mario Marozzi, Étoile del Teatro dell’Opera di Roma e direttore artistico della società.

Si è trattato di un “Gala” di danza classica e moderna senza precedenti, che ha ripercorso alcune tappe della carriera internazionale del Maestro Bigonzetti, il quale ha curato la scelta e la programmazione di scena degli estratti delle coreografie ideate negli anni per le compagnie di ballo più prestigiose del mondo.

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Il Gala ha portato nella Capitale italiana i ballerini più conosciuti dell’attuale panorama mondiale della danza. Ad aprire e chiudere lo spettacolo sono stati gli assoli di Valerio Longo, danzatore dell’“Aterballetto di Roma (di cui lo stesso Bigonzetti ha fatto parte tra il 1982 e il 1993, prima di dedicarsi completamente al lavoro di coreografo freelance). Attesissimi e molto applauditi Linda Celeste Sims e Glenn Allen Sims dell’“Alvin Ailey American Dance Theater, la storica compagnia statunitense la cui tecnica di danza ha permesso la diffusione della cultura afro-americana nel mondo. Dal Portogallo sono arrivati Filipa De Castro e Carlos Pinillos, entrambi primi ballerini della “Companhia Nacional de Bailado. Presenti anche i due eclettici artisti internazionali Vincenzo Capezzuto e Adrien Boissonnet.

Le compagnie di danza tedesche che hanno omaggiato l’artista italiano sono state ben due: i primi ballerini del noto e risalente “Stuttgart Ballett, Alicia Amatriain e Friedemann Vogel (Étoile internazionale ospitato nelle compagnie di ballo di tutto il mondo, la cui immagine è stata usata per il manifesto pubblicitario dell’evento) hanno eseguito il passo a due tratto da “Kasimir’s Colours”. Elisa Carrillo Cabrera e Michael Banzhaf, rispettivamente prima ballerina e solista dello “Staatsballett Berlin (creato nel 2004 con l’accorpamento delle tre compagnie attive presso la “Deutsche Oper”) hanno interpretato due pas de duex del Tanzstuck “Caravaggio”, ideato da Bigonzetti nel 2008 per lo stesso Balletto di Stato tedesco.

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Abbiamo incontrato i due interpreti dello “Staatsballett” e gli abbiamo fatto qualche domanda.

Com’è nata la collaborazione con la “Milleluci entertainment”?
E.
– Attraverso Mauro Bigonzetti che sia io che Michael conosciamo da molti anni. Loro hanno pensato a noi per questo programma e ci hanno contattato.

M. – Io ed Elisa abbiamo già lavorato con Mauro, diversi anni fa, molte volte, e quando lavori con un coreografo, soprattutto se si tratta di una persona come Mauro, e fai una bella esperienza, si crea un bel rapporto e quindi è interessante lavorare con persone che riconoscono il suo talento.

In Italia la situazione per la danza ed in generale per la carriera nel mondo del teatro non è delle migliori. Come si lavora in Germania?
E.
– È fantastico lavorare in Germania! Si lavora benissimo perché ci sono tanti teatri, sia piccoli che grandi, moltissime compagnie di ballo. Vengono tantissimi danzatori da tutto il mondo per lavorare in Germania.

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Cosa pensa dell’ambiente italiano della danza? Quali sono gli aspetti che le piacciono di più e quali meno?
E.
– Non posso non dire quanto numerosi siano i talenti italiani. Nella nostra compagnia e in altre in Germania e in tutto il mondo ci sono ballerini italiani molto talentuosi.
Un aspetto non positivo è la mancanza di possibilità di lavoro perché ci sono poche compagnie, e molte stanno chiudendo. Mi hanno detto che nelle piccole città è difficile farsi conoscere. C’è molto potenziale in Italia, come lo stesso Mauro che ha lasciato la sua compagnia ed è diventato un coreografo famoso in tutto il mondo.
Qualche volta ho anche sentito dire dai miei colleghi italiani che anche il pubblico non è così interessato. Certamente va agli spettacoli, ma non così tanto come in Germania. In Germania andare a teatro, all’Opera, fa parte della cultura.

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Quali sono stati i maggiori sacrifici per arrivare ad un livello di eccellenza, di bellezza artistica e fisica come i vostri? E quali le più grandi soddisfazioni?
M.
– Parlo per me. La soddisfazione è molto più grande dei sacrifici. Sto avendo una carriera felice, sono stato molto fortunato. Per me danzare è una forma d’arte perché c’è un coinvolgimento a livello di recitazione, di lavoro fisico, nella ricerca del feeling con la partner di lavoro. Ci sono tanti aspetti bellissimi che per me fanno della danza pura felicità.
È dura perché ogni giorno della mia vita devo fare un grande lavoro su me stesso, cercare la concentrazione, mantenere la forma fisica, curare il mio aspetto. Non è un lavoro facile.

E. – Ha ragione Michael, ogni giorno combatti con lo specchio; la danza è come uno specchio di te stesso.
Per me il maggiore sacrificio è stato lasciare il mio Paese, il Messico, e la mia famiglia. È molto difficile essere lontani da chi si ama, andare in un posto diverso, con tradizioni, cultura e lingua diverse. Ma la danza è diventata la mia vita, non lo vedo come un lavoro. Come Michael, sono felice della mia carriera, mi sento fortunata perché non molti ballerini arrivano a questo livello.
Tutti facciamo dei sacrifici, per tutti è difficile. Sei consapevole del fatto che qualche volta devi soffrire, ma quando sei sul palco e vivi il momento, è bellissimo. Ti senti ripagata dai sacrifici, dalle fatiche, perché stai realizzando il tuo sogno.

Dalle parole dei ballerini traspare la conclamata passione per il proprio lavoro, ma anche una disarmante umiltà, qualità indispensabile per coinvolgere il pubblico in una forma di spettacolo come quella della danza.

La platea del Brancaccio ha percepito appieno tali qualità, a giudicare dai lunghi applausi per l’esibizione di Elisa e Michael, che con la musicalità dei corpi tesi al limite della gravità, l’esasperazione estrema delle canoniche figure della danza classica, l’intenso movimento di braccia e mani, sono riusciti a dipingere sul palco le due altalenanti anime di uomo e artista dell’inquieto Caravaggio, regalando agli spettatori un irripetibile momento d’arte.

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“Caravaggio”

 

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