Fondazione Teatro La Fenice Werther © Michele Crosera
Fondazione Teatro La Fenice Werther © Michele Crosera
© 2 Teatro La Fenice Werther

© 2 Teatro La Fenice Werther

Ho raccolto con cura quanto ho potuto rintracciare della storia del povero Werther, e qui ve lo presento, sicuro che me ne sarete riconoscenti. Non potrete negare ammirazione e amore al suo spirito e al suo carattere, né lagrime al suo destino.

E tu, anima buona che provi quel suo stesso affanno, attingi consolazione dai suoi dolori; fa’ che questo libriccino ti diventi amico, se per tua sorte o colpa non ne puoi trovare uno più fido”.

Questa dedica al lettore introduce una delle opere più importanti della letteratura tedesca ed internazionale, “I dolori del giovane Werther”.

Pubblicato nel 1774, quando Goethe appena venticinquenne era ancora un giurista praticante, questo breve romanzo epistolare narra del disperato amore di un nobile e colto giovane, Werther, per una ragazza, Lotte, dotata di particolare bellezza, grazia ed intelligenza, ma purtroppo già promessa in moglie ad un altro uomo, Albert.

Fondazione Teatro La Fenice Werther © Michele Crosera

Fondazione Teatro La Fenice Werther © Michele Crosera

I dolori di Werther accrebbero la fama di Goethe in tutta Europa, soprattutto tra i giovani tedeschi, i quali però colsero il solo ideale romantico, immedesimandosi a tal punto nel personaggio da emularlo financo nel suicidio per amore. Risultò sgradito all’autore che non fossero stati compresi i temi salienti del suo scritto: il nichilismo dell’Amore, che trascende e distrugge la stessa vita (come simbolo delle giovanili speranze che l’autore confesserà di aver ucciso con il suicidio del suo protagonista, ma anche come atto di ribellione verso l’austera società tedesca a cui ogni artista era severamente sottoposto), la surreale coscienza indivisa di Werther, così combattuto tra le esigenze sociali e quelle sentimentali da suicidarsi, l’ossimoro tra Amore e Morte, tra Eros e Thanatos.

Se da un canto Werther diviene il simbolo letterario dello “Sturm und Drang” (il movimento culturale tedesco post illuministico), dall’altro Goethe usa “Lotte” come metafora dell’inconciliabilità tra Werther e il mondo circostante, anticipando nell’angosciato ragazzo i tratti del “super-Io” del Faust: l’uomo in lotta contro le convenzioni sociali, il destino e la volontà divina, pur nella piena consapevolezza della sconfitta morale che lo attende.

© Teatro La Fenice Werther

© Teatro La Fenice Werther

Dalle lettere scritte all’amico Wilhelm per mezzo della penna di Goethe, Werther si è materializzato molto volte sul palcoscenico di un teatro e in diverse versioni, tra cui quella del compositore francese Jules Massenet, che si era lasciato commuovere dalla lettura di “Die Leiden des jungen Werther”, offertagli in edizione francese dal suo editore Geroges Hartmann, nel 1886 circa, al tavolo di una birreria locale di Wetzlar, proprio il luogo dove Goethe aveva ambientato la storia (il luogo viene chiamato “Wahlheim” nel libro). Dalla tappa a Wetzlar, rientrato a Parigi, trascorsero diversi anni prima che il Werther di Massenet potesse vedere alzarsi le tende del sipario. Ciò accadde il 16 febbraio del 1892, quando la prima mondiale, cantata in lingua tedesca, ebbe luogo alla Hofoper di Vienna, con libretto di Édouard Blau, Paul Milliet e Georges Hartmann, i quali apportarono molte modifiche alla trama, a cominciare dall’importanza che viene data all’infanzia di Werther e Lotte, e al desiderio del giovane di ritornare bambino, quando la vita gli sembrava essere stata più generosa.

La revisione del canovaccio dell’opera da parte dei librettisti vide la stessa spogliarsi di quella disperata solitudine ed introspezione con cui Goethe caratterizzò il personaggio e la sua morte, e che, nonostante il libretto, ispirò Massenet nella composizione musicale.

Fondazione Teatro La Fenice Werther © Michele Crosera

Fondazione Teatro La Fenice Werther © Michele Crosera

Il pathos dell’eroe goethiano è tornato a recitare accompagnato dalle note di Jules Massenet, per la prima volta dopo lungo tempo, nella splendida cornice del Teatro “La Fenice” di Venezia, nell’ambito della Stagione Lirica e del Balletto 2018-2019.

Il dramma in quattro atti viene recitato in lingua originale con sottotitoli in inglese e in italiano, con la regia di Rosetta Cucchi, le scene di Tiziano Santi, i costumi di Claudia Pernigotti e le luci di Daniele Naldi, come realizzato nel 2016 per il Teatro Comunale di Bologna. L’Orchestra e il Coro del Teatro La Fenice – maestro del Coro Claudio Marino Moretti – sono diretti da Guillaume Tourniaire, i ruoli vocali dei protagonisti principali sono interpretati dal tenore Pietro Pretti (sostituito per motivi di salute da Jean-François Borras per la prima del 25 gennaio), e dal mezzosoprano Sonia Ganassi.

Allo spettacolo del 25 gennaio 2019 – trasmesso in diretta radiofonica su Rai Radio3– faranno seguito quattro repliche: il 27, 29 e 31 gennaio e il 2 febbraio 2019.

.

La stagione 2018 – 2019 alla Fenice di Venezia

© Youtube Teatro La Fenice

Concetta De Mauro
Nata a Taranto, vive e studia a Roma. Laureanda in Giurisprudenza presso l'Università "La Sapienza" di Roma, ama il mare e il rispetto dell'ambiente. Le sue passioni: arte, letteratura, teatro e cinema.

    Con i pantaloni abbassati Mit heruntergelassener Hose

    Articolo precedente

    Se questo è un uomo

    Articolo successivo

    Ti potrebbe piacere anche

    Commenti

    Lascia una risposta

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *