Julieta Aranda Ghost-Nets © David Díaz Medina
Julieta Aranda Ghost-Nets © David Díaz Medina
Natasha Ginwala © Mara Zatti per "il Deutsch-Italia"

Natasha Ginwala © Mara Zatti per “il Deutsch-Italia”

And Berlin will always need you”: di chi abbia bisogno Berlino, Natasha Ginwala, la co-curatrice della mostra al Martin-Gropius-Bau insieme a Julie Lorz, non ha dubbi. Di tutti. Dell’artista, che sappia mettere la storia e le contraddizioni della città in un’opera d’arte, ma anche di chi lo sappia esprimere a parole, come l’autrice della frase che dà il titolo alla mostra, Dorothy Iannone. Ma anche di tutti gli altri, nuovi cittadini di questa città unica.

Che Natasha Ginwala abbia scelto proprio la frase di un’artista per esemplificare il concetto della mostra non è un caso, vista la profonda connessione della curatrice con le parole e con la scrittura. Noi de “il Deutsch-Italia” l’abbiamo incontrata e le abbiamo posto alcune domande.

«Ho studiato giornalismo televisivo in passato ed è un aspetto che determina sicuramente il mio ruolo di mediatrice. Per me scrivere è cruciale e definisce moltissimo anche il modo di rapportarmi alla preparazione di una mostra: come abbozzare un concetto, un’idea, come comunicare con gli artisti e saper spiegare loro l’essenza del progetto. L’altra parte della mia passione per la comunicazione si esprime nell’essere una moderatrice, nell’essere protagonista in ruoli pubblici. Una capacità che si dimostra molto utile nella preparazione e nella presentazione delle mostre. Le migliori conversazioni avvengono infatti negli studi degli artisti, ma come trasportare le stesse sensazioni e la stessa creatività poi a un vasto pubblico? Ecco, questo è il mio compito», afferma.

 Nevin Aladag "Social Fabric" © Wentrup Berlin VG-Bild-Kunst Bonn


Nevin Aladag “Social Fabric” © Wentrup Berlin VG-Bild-Kunst Bonn

Perché questi artisti e non altri? Qual è il filo rosso che li accomuna?
Una caratteristica molto distintiva è sicuramente, come dice il titolo della mostra, quello dell’opera d’arte legata a forme di artigianato. Un’artista come Nevin Aladağ, ad esempio, usa le forme del tappeto, dell’arazzo, per dare una lettura nuova di come queste forme siano migrate attraverso l’impero ottomano, a quello persiano, islamico, ad una forma più occidentale.

La filatura è anche presente, sebbene in modo più sottile, nelle opere di Willem de Rooij, che ha fatto tessere le sue tele su un telaio vecchio 300 anni. Questi autori formano con altri un gruppo tematico. Non sono stati messi insieme per non rendere il concetto troppo ovvio. Una vista attenta nella mostra farà capire infatti dopo un po’ come poi questo ed altri temi entrino in risonanza tra loro.

Theo Eshetu The Phi-Phenomenon © Theo-Eshetu and MEG

Theo Eshetu The Phi-Phenomenon © Theo-Eshetu and MEG

Questi artisti hanno un linguaggio proprio, che si esprime anche al di là delle loro opere. Un esempio concreto è la video-installazione di Theo Eshetu.

Sono presenti nel video artefatti africani provenienti da collezioni museali che ci pongono davanti a una domanda: come comunicano con noi questi artefatti, in passato oggetti di culto e ora chiusi in un museo? Qual è il loro ruolo? Cosa raccontano ora della spiritualità che una volta li permeava? Tolti dal loro contesto culturale sono ora morti e muti?

Le installazioni sono da collocare in un determinato contesto politico?
La mostra fornisce diverse prospettive e gli artefatti, trovandosi nel Gropius-Bau, istituzione che si rivolge al grande pubblico, vogliono dare voce a più correnti. Sarebbe contrario ai nostri interessi rivolgersi a una cerchia ristretta di persone e di interessi, ma si vuole sicuramente dare una voce politica e sociale a questo specifico tema dell’artigianato in senso allargato e dell’arte.

Alice Creischer e Andreas Siekmann - Brukman Suits © Fotoarchiv Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia Courtesy die Künstler-innen & VG Bild-Kunst Bonn

Alice Creischer e Andreas Siekmann – Brukman Suits © Fotoarchiv Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia Courtesy die Künstler-innen & VG Bild-Kunst Bonn

Alcuni oggetti sono più politici di altri, almeno a prima vista: abbiamo i completi di Alice Creischer e Andreas Siekmann, che raccontano del dramma dello sfruttamento delle sarte nella fabbrica di Brukman, in Argentina, ad esempio.

Ma perché non pensare anche a un’artista come Dorothy Iannone, che ci parla del matriarcato, del desiderio femminile, tutti temi che le femministe di oggi dovrebbero prendere in considerazione tenendo presente una protagonista come lei, che ne ha parlato per anni, sottolineando la funzione erotica femminile come forza produttiva.

Un’opera che non è così politicamente ovvia a prima vista è l’installazione di Haegue Yang: qui sentiamo registrato il canto degli uccelli, che rimandano a un incontro molto speciale tra due leader coreani avvenuto in un giardino, lontano dagli occhi della stampa, (qui, in inglese, la spiegazione, ndr). È una nota politica sonora, ma c’è.

Antje Majewski Les Cache Sexes © die Künstlerin & VG Bild-Kunst Bonn

Antje Majewski Les Cache Sexes © die Künstlerin & VG Bild-Kunst Bonn

E in tutto questo, qual è il ruolo di Berlino?
È già nel titolo: And Berlin will always need you. Questo “te” a cui ci si rivolge potrebbe essere l’artista, ma essere anche una qualsiasi altra persona che ci vive, con ogni tipo di background. E allora qual è il messaggio? Questa persona è benvenuta? Questa è, a mio avviso, la domanda più importante che ci si deve porre al momento, qui: chi viene respinto, chi viene accolto a braccia aperte? E un’istituzione pubblica deve trovare un modo per abbracciare le traiettorie che partono da tutte queste origini. Perciò è stato importante fare una mostra che trattasse di forme di artigianato e di arte, di artisti locali: gli oggetti artigianali portano sempre con sé le proprie origini, il proprio vocabolario culturale. Questa mostra vuole quindi diventare un momento per sottolineare come gli artisti di Berlino siano profondamente radicati nella trama di in questo dibattito. Trattandosi non solo di “artisti”, ma anche di attivisti, scrittori, educatori, essi interpretano una funzione multipla e per questo sentiamo che il dibattito del nostro tempo è plasmato da loro. Questa mostra è il nostro contributo per dare un palcoscenico al presente di questa città.

Dove: Martin-Gropius-Bau

Quando: 22 marzo-16  giugno

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