© CC BY-SA 2.0 leacciaierie.org

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Secondo la direttiva europea 2012/19/EU, denominata WEEE (Waste Electrical and Electronic Equipment), occorre riciclare i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche considerate nocive per l’ambiente. Tale direttiva è stata recepita in modo differente dai diversi Paesi dell’Unione. Da noi in Italia, ad esempio, i cittadini possono portare i propri rifiuti alle isole ecologiche. Dal 18 giugno 2010 è inoltre possibile riconsegnare gratuitamente il rifiuto direttamente al rivenditore, all’atto dell’acquisto di un’apparecchiatura della medesima tipologia, tale procedura è definita “uno contro uno”, ed è regolamentata dal D.M.65 dell’8 marzo 2010. I distributori (ovvero i soggetti che vendono i prodotti nuovi agli utenti finali) sono tenuti all’obbligo del ritiro dell’apparecchio da buttare al momento dell’acquisto di un nuovo apparecchio equivalente.

Tuttavia si sa che “tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare”, e un po’ per completa ignoranza del riferimento legislativo in questione, un po’ per una consuetudine adottata dai negozianti di far pagare non il ritiro dell’apparecchio vecchio, quanto piuttosto il suo trasporto, molti rinunciano a dare indietro il vecchio dove si è acquistato il nuovo, magari abbandonando in strada l’oggetto o, nei casi migliori, buttandolo nei secchioni della spazzatura.

© CC BY-SA 2.0 Rich Anderson

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In Germania la normativa che regola lo smaltimento di tali rifiuti è stata approvata lo scorso ottobre. Erano previsti 9 mesi di transizione per la sua completa attuazione e, dunque, a fine luglio entrerà pienamente in vigore. Tutti i rivenditori con una metratura superiore ai 400mq avranno dunque l’obbligo di ottemperare al ritiro per lo smaltimento delle apparecchiature obsolete. Anche di quelle che non sono loro consegnate a fronte di un acquisto di un equivalente nuovo, purché sia di una misura inferiore ai 25 cm. In pratica avranno l’obbligo di ritirare piccoli elettrodomestici da chiunque glieli consegni.

Non sono molti i rivenditori in grado di avere spazi sufficientemente grandi, tranne le grandi catene rivenditrici di apparecchiature elettroniche come Saturn o Mediamarkt. La metratura richiesta come requisito deve infatti essere completamente adibita alla vendita di apparecchiature elettroniche, quindi grandi magazzini che hanno anche un reparto di quel tipo difficilmente raggiungono spazi, a queste ultime dedicati, di quelle proporzioni.

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Comunque un elenco completo dei negozi adibiti lo si può trovare sul sito della Stiftung Elektroaltgeräte, ovvero la Fondazione che raccoglie tutti i rivenditori di apparecchiature elettroniche obsolete (dove occorre essere registrati per legge, in caso di possesso dei requisiti di cui sopra). In Italia le informazioni più precise al riguardo le si possono ottenere su questo sito che fa capo al Ministero dell’Ambiente.

Fin qui tutto bene. L’unico problema che si presenta, però, è proprio dalle diverse attuazione della normativa europea nei diversi Paesi. Come ci si deve comportare, infatti, per quanto riguarda gli acquisti effettuati online? A quale legislazione bisogna fare riferimento? A quella del Paese dell’acquirente o a quella dove risiede il produttore dell’apparecchiatura? Un venditore di prodotti elettronici deve adeguarsi pertanto alle diverse normative vigenti, con evidenti problemi connessi. Alcuni di essi, come ad esempio la Apple, consentono ai propri clienti di riportare indietro gli apparecchi obsoleti presso i propri punti vendita oppure, attraverso un’apposita etichetta, di rimandare con corriere espresso l’apparecchio alla casa produttrice, ovviamente senza costi aggiuntivi. Anche altre aziende hanno iniziato ad adottare tale sistema, ma non tutti già lo fanno.

Una cosa è sicura: l’Europa emana le leggi, ma la loro attuazione non è ancora sinonimo di unità reale. Parafrasando padre Dante, verrebbe da dire: “Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?”.

Come funziona un’isola ecologica in Italia

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