Metti una giornata di fine estate, le spiagge deserte, le prime foglie che cadono, malaise. Metti un attico romano, i mobili griffati, la libreria sempre aggiornata, “Il Capitale” mai aperto, ma ben in vista sullo scaffale. Metti due intellettuali di lotta dura e pura contro il regime fascio-leghista che, come tutti sanno, sta preparando i campi di concentramento. Metti uno slogan perfetto per dei rivoluzionari in pantofole: Ribelliamoci, perché nessuno possa dire: non avete fatto niente.

Nel “covo”, due campioni dell’intellighenzia-resistencia italiana; Michela Murgia + un vignettista che fa da damigella muta, e un terzo, lo scrittore Edoardo Albinati, presente in spirito perché troppo occupato a scrivere il su vigoroso pamphlet in difesa della coraggiosissima frase di lotta antirazzista pronunciata d’estate sotto l’ombrellone: «Mi auguro che sulla nave Aquarius muoia qualche profugo così da mettere in difficoltà questo governo». Le dichiarazioni di infinita intelligenza antifascista sono raccolte da un intervistatore adorante, inviato dell’house organ degli immigrazionisti globalisti, l’Espresso, che annota febbrilmente perle del tipo: «Forse il problema è che si sono perse le distinzioni tra fascismo e democrazia, così come quella tra essere popolari e populisti». Chiosa la scrittrice engagé Michela Murgia (a propos Murgia, was ist denn passiert? Die Frau sieht so aus als hätte Sie einen vollgepackten Kühlschrank runtergeschluckt). E aggiunge, convinta di dire qualcosa di molto intelligente: «Sei popolare quando ti riconosci nel popolo, quando gli appartieni, sei populista quando costruisci un feticcio in cui il popolo possa riconoscersi». Riferendo a sé stessa, in un attacco di egomania assolutamente proporzionale alla sua silhouette, il senso positivo del termine popolare (= di ampia diffusione o notevole successo di simpatia o favore) e oscurando il significato positivo del termine populista (= vicinanza al popolo e ai suoi valori). Insomma, il solito glossario à la carte dei provinciali senza bidet.

E poi, naturalmente, il gran finale sui migranti tanto atteso dallo scribacchino in ginocchio: «Facciamo una contro-narrazione vera: prendiamoceli (i migranti) a casa nostra. Se lo facessero gli ultimi venti premi Strega, tapperebbero la bocca a tutti. Ci dicono con dileggio “prendeteli a casa vostra”? E noi potremmo rispondere che lo abbiamo fatto, mettendo il nostro privilegio a disposizione di chi è in difficoltà».

Bravi, bravissimi, eroi! Ora però basta parlare, ora date l’esempio al popolo e prendeteveli una buona volta! Però non tutti. In Lussemburgo c’è un altro splendido accogliente col culo degli altri, un Ministro addirittura, che ne vuole un po’. Si chiama Asselborn, lo hanno filmato qui mentre dava un saggio della sua raffinata eleganza antirazzista. Orsù, non fate gli egoisti e mandategliene qualche barcone ben carico che magari, in segno di riconoscenza, il Ministro ci ritorna i fondi neri depositati nelle banche lussemburghesi dai trafficanti di carne umana. Eroi!

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