La parola magica è unverbindlich, non vincolante. I media tedeschi sbandierano la volontarietà, nonché l’assoluta bontà, del Global Migration Pact votato dal Bundestag con maggioranza a filo. Il grande accordo mondiale sulla migrazione voluto dall’Onu si firmerà a Marrakech il prossimo dicembre, e vuole essere un punto di svolta in materia: con esso si stabilisce il diritto a migrare come un diritto fondamentale dell’essere umano. Però, dicono i tedeschi che lo hanno appena approvato, sarebbe unverbindlich; poco più di una dichiarazione di buoni propositi insomma. Also alles gut? Per nulla. Prendiamo questi due punti che suonano un po’ come le righe scritte in piccolo sotto i contratti assicurativi:

Punto 41: “Ci impegniamo (i firmatari) a realizzare gli obiettivi del patto in armonia con la nostra visione e i nostri valori e, a tale scopo, ci impegniamo ad attivarci a tutti i livelli per garantire flussi migratori sicuri e regolari.” Ci impegniamo vuol dire unverbindlich?

Punto 44: “Attueremo il patto globale in collaborazione e in partenariato con i migranti, la società civili, le organizzazioni religiose, le autorità e le comunità locali, il settore privato (Ong), i sindacati, le associazioni per i diritti umani, la Croce Rossa Internazionale, i media e altri interessati.” Attueremo il patto; il che vuole dire che l’Onu, una volta che il patto sarà sottoscritto dalle nazioni, potrà renderlo operativo direttamente con i partner locali, organizzando i flussi con le autorità territoriali indicate al punto 44, bypassando così i governi nazionali.

Ma tutto il Global Pact, scaricabile per intero in tedesco qui, è pieno di piccole sorprese. Come il punto 4 nel preambolo ad esempio, che abolisce la differenza tra profugo e migrante economico, estendendo a tutti il diritto di entrare in un Paese senza documenti o visto. Oppure il punto 9 che istruisce i media: “Le migrazioni sono un fatto positivo. Dobbiamo informare i nostri concittadini e concittadine in modo chiaro e preciso sui vantaggi portati dalle migrazioni e al tempo stesso contrastare le narrative che tendono a metterle in cattiva luce al fine di screditare i migranti”.

Non c’è da meravigliarsi se Usa, Australia, Slovacchia, Ungheria e Austria si sono già sfilati. Altri seguiranno.

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