Il fenotipo del Boldrino si è diffuso nell’Europa contemporanea a partire dal nuovo millennio spodestando il suo predecessore, il sessantottino sempiterno, ormai alla canna del gas ma con le palle certamente meno mosce. Il Boldrino dal canto suo è il classico “sensibile ipocrita omologato”, quello che ad esempio, sempre timoroso di essere accusato di sessismo, quando passa una bella donna abbassa lo sguardo come un verginello impaurito, salvo poi girarsi appena è sicuro di non essere visto. O quello che, volendosi mostrare più femminista delle femministe, se qualcuno fa un commento ironico su #Meetoo subito accusa, con voce che sale di un’ottava, di complicità con gli stupratori.

Il Boldrino si sente in colpa per un crimine compiuto da un oscuro colonialista portoghese nel XV secolo, si carica quel crimine sulle esili spalle come un peccato originale di seconda mano e lo espia imponendo agli altri migrazioni illimitate di africani. Così finalmente i conti tornano. Purtroppo, il suo amore universale per i migranti finisce dove inizia la sua proprietà. Il Boldrino infatti, diventa feroce come un criceto nella gabbietta sporca se qualcuno avanza delle pretese sul suo patrimonio. Non spartisce nemmeno con i fratelli, figuriamoci con quelli di colore.

Nonostante sia convinto di rappresentare la parte migliore del Paese, nel curriculum del Boldrino non v’è traccia di fatti reali che possano confermare tale pretesa. La sua esistenza da Hikikomori si consuma davanti a una tastiera in una stanzetta arieggiata male, da dove il Boldrino chiama fascio-razzista il governo italiano e fascio razzisti gli elettori che lo hanno votato. Poi però capita che a tirare uova in faccia a una ragazza di colore sia un Boldrino in erba figlio di un consigliere del PD, e allora il terribile atto razzista svanisce d’incanto ed è tutto un «dai che so’ ragazzi, e che sarà mai un po’ di goliardia, e dai che non s’è fatta niente, e che voi non le avete mai fatte ste cose, brutti fascio-razzisti che non siete altro?».

Il Boldrino è convinto che il multiculturalismo sia un party perpetuo a Berlin Mitte, con tante belle pilloline della felicità che d’incanto fanno diventare tutti uguali. Ma se a Gesundbrunnen incrocia un Türkoman che esce da un Spielcasino con un rotolo di Euro in mano per salire sulla sua fettes Mercedes e sgommare via, il Boldrino s’impaura, non si sente più tanto a Berlin e pensa tra sé e sé «vabbè, ma cosa aspettano a deportarli questi scimmioni?».

Per il Boldrino, chiunque abbia un minimo di determinazione rappresenta una minaccia a cui dare nomi sempre diversi, di cui però fatica a capire il significato: sovranismo, populismo, complottismo ecc. Le persone sicure lo intimidiscono a meno che non si tratti di migranti in evidente stato di inferiorità sociale. L’immigrato emancipato, socialmente affermato e sicuro di sé invece, per il Boldrino è un pericoloso fascista che ha tradito la sua cultura di origine, perché si è integrato invece di salire sulle barricate insieme a lui e lottare contro il sistema. Che poi a fine riot il Boldrino sarebbe tornato, esausto, ma felice, alla sua preziosa dimora in tempo per l’aperitivo, mentre il migrante avrebbe trovato ad accoglierlo la sua fetente favela.

Incapace di emanciparsi dalle sue paturnie pre-adolescenziali, essendo privo di consistenza interiore e possedendo a malapena il coraggio sufficiente per commentare su Facebook, per affermarsi socialmente il Boldrino aspira al controllo del discorso etico, usando i ricatti morali più laidi. Esattamente come i preti o gli imàm, da cui il Boldrino è irresistibilmente attratto, soprattutto se radicali, pur non capendo una beata mazza di ciò che dicono. Naturalmente il Boldrino è il campione di una sinistra grottesca ormai allo stadio terminale, ma tale e tanta è la sua confusione mentale che per evitare che faccia altri casini gli hanno incollato un pilu sulla manica sinistra in modo che al momento della bisogna non si possa sbagliare: cu pilu e senza u pilu, voto.

Ma, quando finalmente viene sera, il Boldrino si stende sul divano di casetta e ripensa alle incredibili battaglie e agli accorati appelli antifascisti- antirazzisti che ha lanciato sui social. E allora sogna, songa di sterminati Gulag nei quali schiantare i nemici della morale: prima andremo a prendere i fascio-razzisti, poi i parenti dei fascio razzisti, poi gli amici dei fascio-razzisti, poi gli amici degli amici dei fascio-razzisti, e poi anche solo chi ha incontrato per strada un fascio razzista, e finalmente ci sarà un mondo puro a misura di Boldrino e dei suoi migranti…

«Il teatro è uno spazio controllato nel quale rappresentare e dar sfogo alle tensioni e alle forze in collisione di una società parzialmente corrotta. Ma se sei così stupido da portare quelle tensioni sulla strada, quindi direttamente dentro la vita delle persone, condanni la società al disastro totale».

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