Dal “Rapporto Svimez 2018” (Associazione per lo Sviluppo del Mezzogiorno), punto 9, nuovo dualismo demografico.

Negli ultimi 16 anni hanno lasciato il Mezzogiorno 1milione e 883mila residenti: la metà giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni, quasi un quinto laureati, il 16 per cento dei quali si è trasferito all’estero. Quasi 800mila non sono tornati. Come se fosse sparita tutta Napoli.

La polpa della popolazione, quelli che avrebbero potuto/dovuto riscattare un Paese, quelli che avrebbero potuto/dovuto invertire la rotta per cambiare il futuro già scritto, è volata via come le rondini d’autunno, probabilmente per non tornare più. Una devastazione i cui responsabili hanno nomi e cognomi: partiti politici simili a cosche camorriste, uomini d’affari criminali, imprenditori da codice penale, professori universitari con usi e costumi di capibastone ‘ndranghedista e un mondo culturale bolso, pusillanime, ipocrita, smorto, capace solo di difendere i propri piccoli privilegi e le etnie esotiche, a patto che stiano alla larga dai loro eccitanti quartieri e soprattutto dai loro portafogli. Questa mota asfissiante si è depositata come materiale radioattivo sulla società decennio dopo decennio. Qualcuno, con fatica e tanto olio di gomito, l’ha sfangata a testimonianza che l’energia e il coraggio del singolo contano ancora qualcosa, ma la maggioranza c’è rimasta sotto.

In compenso negli ultimi quattro anni sono arrivati 650.000 desesperados semianalfabeti in cerca di fortuna, che non sanno nulla del Paese in cui si sono spiaggiati, della sua cultura e delle sue tradizioni, ma che portano in dono quintali di mota dai loro Paesi falliti. Il saldo rimane passivo, ma vuoi mettere l’arricchimento culturale per una civiltà millenaria che ha plasmato l’identità culturale occidentale?

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