Molti di noi hanno una lista dei luoghi del cuore da visitare. Uno di questi, per chi è un lettore accanito di Tiziano Terzani, potrebbe essere l’Orsigna, piccolissima comunità montana dell’Appennino pistoiese e luogo speciale per il grande giornalista e scrittore fiorentino. Dopo avervi trascorso le estati dell’infanzia e della giovinezza, Terzani vi costruì con la moglie tedesca Angela Staude una casa, che divenne il suo rifugio ad ogni rientro in Italia dai periodi di corrispondente dall’estero (per Der Spiegel, poi anche per la Repubblica, l’Espresso e Il Corriere della Sera). Più tardi la scelse, ormai malato di cancro, come meta finale del suo viaggio.

Orsigna “Pensa che tutti i posti all’Orsigna hanno una storia, ogni anfratto, ogni valle, ogni forra, ogni torrente ha una sua storia magica (…). Qui c’erano le streghe, qui c’erano gli orchi, qui c’era un’umanità che viveva non di televisione, ma di fantasia, che passava le serate a veglia raccontando storie che venivano chissà da dove, dai nonni, dai bisnonni” (Tiziano Terzani, La fine è il mio inizio, Longanesi, p. 370). Incastonata in una valle e attraversata dal torrente da cui prende il nome, Orsigna si trova all’estremità del territorio della Toscana, vicinissima al confine con l’Emilia Romagna. È raggiungibile in macchina o con l’autobus da Pracchia. La valle è rimasta relativamente chiusa e poco affollata dai turisti. Il motivo è intuibile già all’arrivo: una curva stretta in pendenza costituisce l’imbocco dell’ultimo tratto di strada, dall’asfalto un po’ dissestato. Subito si avverte un cambiamento: la natura esplode e diventa l’elemento preponderante, mentre cala il silenzio, interrotto solo dal canto degli uccellini. Il paese è abitato da una sessantina di persone, molte delle quali hanno conosciuto Terzani e possono raccontare aneddoti. I periodi migliori per visitare la valle, secondo gli stessi residenti, sono maggio e poi ottobre, quando i boschi si accendono di colori autunnali. Il telefono prende poco e male: approfittatene per staccare dalla quotidianità frenetica e ricaricare le batterie spirituali.

Cosa fare: escursioni in montagna “Bastava uscire e c’erano i sentieri, le montagne, le grandi gite di notte a vedere la levata del sole” (Tiziano Terzani, cit., p. 368). Non c’è bisogno di essere scalatori provetti per godersi le magnifiche passeggiate nei boschi circostanti. Un bel sentiero CAI (Club Alpino Italiano) conduce sino al rifugio di Portafranca. Si cammina tra faggi, abeti e funghi, lungo una via antica, dove un tempo si passava anche a cavallo: lì, infatti, si trovava il confine del Gran Ducato di Toscana e, ancora oggi, si può vedere la piccola dogana. Il percorso prosegue sino a Monte Gennaio, a 1814 m, cima che offre una vista mozzafiato sia sul versante pistoiese sia su quello bolognese. Dirimpetto si trova il poggio delle Ignude, a 1735 m, dove è stata girata la scena del lancio delle ceneri di Terzani nel film La fine è il mio inizio, tratto dall’omonimo libro. Equipaggiarsi con scarponcini da montagna, k-way, tanta acqua e felpa pesante: quando si alza il vento, l’aria diventa molto fredda.

Il sentiero di Tiziano e l’Albero con gli occhi Da Case Cucciani inizia un sentiero intitolato a Terzani, che conduce ad una piccola radura nel bosco. Lì si trova l’Albero con gli occhi, adornato con bandierine tibetane della preghiera “lung ta“, messaggi, ricordi del pellegrinaggio laico. Lo scrittore, infatti, aveva appuntato un paio di occhi indiani sul tronco di un albero per insegnare a suo nipote che anche in esso c’è vita e, perciò, va rispettato. In realtà, non è lo stesso scelto da lui (quello “originale” si trova nel giardino della sua casa, che è proprietà privata). Ciò che conta, però, è il senso del messaggio. Assaporate la quiete, seguendo il flusso dei vostri pensieri, e lasciate vagare lo sguardo sul panorama.

Dove alloggiare e mangiare Chi scrive ha alloggiato alla Selva, albergo e ristorante molto confortevole, affacciato sulla valle. Su una parete sono custodite foto inedite dello scrittore, ritagli di giornali, nonché libri su e di Terzani. Da provare i tortelli e la torta di mele: squisiti. Il proprietario Aldo è anche una guida provetta per le escursioni. In paese si trova, invece, il ristorante Molino di Berto. Per un pasto più sprint, rivolgetevi al negozio di alimentari in centro. Il panino al prosciutto dolce e caprino è delizioso. Come dessert, crostate, zuccherini (dolci tipici) e altre prelibatezze fatte in casa. Per gustarvi il pranzo al sacco, scendete all’antico Molino di Giamba, restaurato di recente e dove tutt’oggi viene prodotta la farina di castagne. Per raggiungerlo, si passa sopra un ponticello staccabile e rimontabile, costruito sul modello progettato da Leonardo da Vinci.

Chi giunge all’Orsigna sulle orme di Terzani è avvisato: potrà trovare, oltre ad esse, risvolti inaspettati, in base alla propria sensibilità. Può capitare persino di darsi appuntamento con altri lettori di età e percorsi diversi e stringere nuove amicizie grazie alla comune passione ed ammirazione per il giornalista, come è capitato a chi scrive. Da lì prendono vita e si diramano tante altre storie. Chissà se lui stesso se lo sarebbe mai immaginato. È probabile che, da viaggiatore abituato a lasciarsi ispirare dagli esploratori che lo avevano preceduto, gli sarebbe piaciuto.

Un ringraziamento particolare va ad Àlen Loreti, curatore delle opere di Tiziano Terzani, per le informazioni condivise. Per aggiornamenti sulle novità, visitate la pagina facebook Tiziano Terzani, L’unica Fan Page ufficiale.

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L’ultima intervista a Terzani su Orsigna

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