La mia amica tedesca Anette Rietz, una delle persone più esperte in assoluto riguardo il turismo e in particolare quello che riguarda il nostro Paese, sarà finalmente soddisfatta nel leggere questo mio articolo. Anette infatti mi rimprovera sempre quando faccio annotazioni negative sulla Germania (più che altro riguardanti aspetti di politica economica). Semplicemente metto in evidenza alcuni casi, a mio modo di vedere non molto esemplari, di una nazione che nel suo complesso ha tutti i motivi per essere considerata leader a livello europeo e forse mondiale.

Proprio però perché mi ritengo una persona che cerca di essere obiettiva, questa volta devo criticare la mia di nazione, e con tutte le ragioni del caso. Era infatti più di un anno che non facevo ritorno nel Belpaese, e all’inizio di agosto, dopo un lungo periodo di lavoro, ho accolto più che volentieri l’invito del collega Leopoldo Innocenti a recarmi con lui in Trentino Alto Adige, una delle mete turistiche preferite anche dai tedeschi. Leopoldo, ospite squisito, mi aveva riservato una stanza in un hotel a conduzione familiare proprio nel centro del piccolo paesino di Castello, nella bellissima val di Fiemme. La gentilezza della proprietaria dell’hotel, Ester Corradini, e la piacevolezza dell’ambiente mi aveva fin da subito messo di buon umore.

Ma si sa, le cose belle in genere durano poco, e in questo caso il mio buon umore è venuto meno all’ora di andare a dormire. È stato in quel momento che ho realizzato che il soggiorno non sarebbe stato facile. Infatti, esattamente quando stavo per prendere sonno, i rintocchi fortissimi delle campane della chiesa del paese mi ricordarono che siamo tutti dei peccatori e che la cura dell’anima passa anche per una visita in parrocchia, oltre che attraverso la vista di splendidi paesaggi (salvo il fatto che io sono ateo). Il simpatico parroco aveva ben pensato di richiamare l’attenzione dei fedeli anche durante la notte, facendo risuonare per tutta la valle il “meraviglioso” suono ogni 15 minuti. L’apice lo si toccò alle 23 e 45, ovviamente, con una scampanata di undici rintocchi più marcati e tre più leggeri. Il tripudio degli angeli scese in quel momento dal cielo, forse chiamati a gran voce anche dal sottoscritto che non riusciva a prendere sonno. Il mattino seguente, con un cerchio alla testa che mi ricordava il perché le colpe vadano espiate con dolore, mi lamentai con la signora Ester del concerto notturno. “Purtroppo lo abbiamo fatto presente, ma senza ottenere nulla. Io ho speso oltre 20mila euro per cambiare tutti gli infissi e mettere quelli che insonorizzano le stanze. Non so più cos’altro fare”, mi rispose sconsolata. Sì, gli infissi erano effettivamente contro i rumori, ma visto che fuori c’arano 30 gradi anche di notte non si poteva di certo stare con le finestre chiuse.

Siccome sono abituato oramai alla Germania, dove un diritto (in genere) viene fatto rispettare, armato di carta e penna, come un novello Lutero, attaccai sul portone del campanile 2 fogli pieni di sentenze giuridiche che sono state emesse nel corso degli anni sull’argomento, invitando il parroco a mantenere l’usanza del richiamo dei fedeli soltanto in orari diurni. Questo anche perché nel sottoscritto il sospetto che i fedeli decidessero di disertare i paraggi della chiesa alle 2 di notte era molto forte. Siccome, però, la notte successiva i suggerimenti non avevano sortito effetto alcuno, non perdendomi affatto d’animo, mi recai dal sindaco, Marco Larger, ex tutore dell’ordine, al quale feci presente che la legge vale per tutti, parroci e cittadini comuni, ivi compresa quella che prevede l’uso delle campane delle chiese. “Posti come Castello basano la propria economia anche sul turismo, e dubito fortemente che un turista che non possa riposare durante la notte tornerà nuovamente l’anno venturo”, ho chiosato lasciando l’ufficio del primo cittadino. Ero sicuro che la mia visita non avrebbe sortito effetto alcuno, e in effetti così fu per le notti successive prima della mia partenza.

Secondo capitolo, che riempirà il cuore di gioia di Anette, è quello del treno che mi ha condotto da Bolzano alla Capitale: il magnifico “Freccia argento” delle Ferrovie dello Stato. In pratica 91 euro di biglietto per fare una sauna durata 5 ore, ritardo incluso. Già, perché come ci ha spiegato il capotreno “con il caldo che fa le macchine vanno in blocco e forse riesco a farle ripartire quando entreremo in galleria”. E noi lì tutti a sperare che quelli delle Ferrovie nel frattempo avessero costruito un’enorme galleria fra il Trentino Alto Adige e il Lazio. Siamo rimasti delusi nel constatare che così non fosse, e quando sono arrivato “bollito” a Roma un mio caro pensiero è andato alle buonuscite milionarie dei vari amministratori delegati delle nostre Ferrovie, Cimoli prima e Moretti dopo, e all’operato di quello attuale, Renato Mazzoncini. Siccome però la doccia non era completa mi ha aiutato in tal senso l’uso del mezzo pubblico, l’autobus che mi ha portato a casa di mia madre, provvisto di un’aria condizionata “invisibile”, o meglio impercettibile. Anche in questo caso il mio pensiero è andato alle varie gestioni dell’Atac, l’azienda di trasporto pubblico della Capitale con un buco di bilancio di oltre 1miliardo e 600milioni di euro. Speriamo che il nuovo Direttore generale Bruno Rota (ex della milanese Atm), di fresca nomina, riesca a portare un po’ di questa freschezza anche dentro gli autobus di Roma.

Per concludere l’elenco delle note negative di questo mio viaggio estivo ci voglio aggiungere quella inerente Soriano nel Cimino, piccolo paesino a 15 chilometri da Viterbo, dove ho accompagnato mia madre per le sue vacanze estive. Il paesino, di cui parla già Tito Livio nella sua “Ab Urbe condita”, ha la fortuna di avere uno splendido castello fatto costruire da Papa Niccolò III, della famiglia degli Orsini, oltre che “Palazzo Chigi-Albani” e la monumentale fontana di “Papacqua”, voluti da Cristoforo Madruccio, vescovo di Trento e Bressanone (guarda caso torna di nuovo il legame con il Trentino). Ebbene i due edifici, oggi abbandonati e praticamente inutilizzati, sono stati messi in vendita per rimpinguare le esangui casse comunali. Il fatto strano, però, è che sia la precedente amministrazione di centro sinistra che quella attuale di centro destra non hanno mai accolto le richieste di acquisto fatte nel corso del tempo. Non ultima quella di un ricco uomo scozzese, proprietario di una delle più importanti biblioteche britanniche, che si era offerto di acquistare il Palazzo per la bella cifra di 4milioni di euro, restaurarlo e farci un centro di studi internazionali, che sicuramente avrebbe portato una ventata d’ossigeno per l’economia di tutta la zona, attirando studiosi da tutto il mondo. All’incontro per la proposta di acquisto non si è presentato nessuno delle autorità, prefetto di Viterbo in testa. Sono sicuro che saranno stati tutti molto occupati nelle faccende di propria competenza, tanto da dover mandare in fumo un’occasione del genere.

Sì, sono certo che la mia amica Anette sarà contenta di me questa volta. Non ho parlato male della Germania.

P.S.: mi è stato comunicato da Leopoldo che il parroco di Castello ha promesso per l’anno prossimo di far suonare le campane dalle 7 del mattino fino alle 22.

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Soriano nel Cimino

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