Posts tagged Dieselgate


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Il crepuscolo del diesel

Al vertice sul diesel svoltosi a Berlino circa un mese fa i rappresentati del Governo e dell’industria tedesca, accusata di aver agito negli ultimi vent’anni all’ombra di un potente cartello, invece di essere messi di fronte alle loro responsabilità hanno avuto via libera per modifiche di basso costo al software dei motori diesel truccati, là dove sarebbero stati necessari interventi sostanziali. Fautori e avversari del diesel si troveranno però ben presto di fronte al problema dei primi divieti di circolazione nelle grandi città tedesche. Nel clima d’incertezze e d’incognite sugli sviluppi dell’auto, che non risparmia nessuno, industria, economia, politica e utenti, in fatto di motorizzazione nulla d’ora in poi sarà come prima del dieselgate. Decisive saranno soprattutto le reazioni del mercato alle possibilità offerte dall’auto elettrica, al cui futuro credono in particolare i cinesi.

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Volkswagen, il cerchio si stringe

Sinora s’è parlato del dieselgate prevalentemente come di un problema degli Usa, dove nelle ultime settimane è andato in porto un accettabile compromesso. D’ora in poi l’ondata dello scandalo si riverserà sull’Europa con 8,5 milioni di automobilisti danneggiati dalle auto manipolate del gruppo Volkswagen. Commissione Ue e avvocati di grido daranno ancora per molto tempo parecchio filo da torcere al gruppo di Wolfsburg.

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2017: un anno veramente difficile

Anche l’Unione Europea (Ue) si è finalmente decisa a denunciare il Governo tedesco e il suo Ufficio federale per la Motorizzazione (Kraftfahrt Bundesamt) per aver omologato nell’arco di una decina d’anni una serie di auto diesel Volkswagen, senza accertarsi se i dati delle emissioni dei loro gas di scarico fossero truccati. La “mala-amministrazione” del Governo tedesco e il pressapochissimo giuridico della Commissione Ue sono un altro aspetto dello scandalo dieselgate, che si può spiegare soltanto con l’esistenza di una potente lobby tedesca dell’auto. In un qualche modo il gruppo Volkswagen sapeva di non correre il pericolo di essere scoperto fino a quando, nell’estate del 2015, le autorità americane per la difesa dell’Ambiente denunciarono la colossale truffa.

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Per chi suona la campana

Le pressioni esercitate dagli ambientalisti per eliminare dal traffico le auto diesel, almeno da quello che si svolge nell’area delle grandi città, non sono una novità. Però dallo scorso anno, dopo lo scandalo del dieselgate VW, le richieste sono divenute ovunque più incalzanti. Senonchè la politica europea, e soprattutto quella tedesca, continua in considerazione del forte significato econonico del motore diesel a chiudere gli occhi davanti ai molti e sottili sotterfugi tattici dell’industria automobilistisca, interessata a mantenere in vita il più a lungo possibile il motore diesel. Un tipo di locomozione che si avvale sì di una tecnologia altamente affidabile, ma di un’energia che non potrà mai divenire pulita. Quest’ultimo alla fine si è rivelato il fattore decisivo.

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Europei, clienti di second’ordine

La Volkswagen offre agli Usa e ai suoi automobilisti un risarcimento di 15 miliardi di dollari. Le autorità americane hanno tempo fino al 26 luglio per decidere di accettare o di rifiutare l’offerta. Se le leggi europee sulla difesa dell’Ambiente fossero severe come quelle americane, il grande gruppo automobilistico di Wolfsburg dovrebbe portare già oggi i suoi libri in tribunale.
Il processo alla VW avrebbe infatti fornito la prova della complicità della Bosch, fornitrice del software usato per la manipolazione dei dati di emissione dei motori diesel. Sinora la Bosch lo ha negato, ma alcuni avvocati americani avrebbero ora individuato le prove esaminando lo scambio della corrispodenza tra la casa di Wolfsburg e il marchio di Stoccarda.

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