Paese che vai usanze che trovi, dicevano una volta. Ma quello era il passato. Ora, uno sport sta in modo organizzato prendendo d’assalto il mondo, e lo fa autogestendosi.

Il Rollerderby è una disciplina non olimpica nata negli Stati Uniti negli anni ‘30 con l’invenzione del pattino a rotelle, l’oggetto del desiderio che consente ad ogni vera giocatrice di Rollerderby, appunto “sfida su rotelle”, di confrontarsi con le proprie avversarie.

È uno sport a squadre che vede cinque giocatrici sfidarsi, su una pista ovale, contro un pari numero di avversarie.

WFTDA_logoDopo aver conosciuto grande popolarità fino agli anni 60 (ricordiamo il film Rollerball (1975) di cui fu fatto un remake nel 2002) ha incontrato l’oblio mediatico fino agli anni 2000, quando viene fondata la WFTDA (Women’s Flat Track Derby Association o organizzazione femminile per il derby su circuito in piano, ed è meglio specificare, ne esiste una variante in salita). Sottolineiamo per un istante femminile: in questo sport “molto” fisico sono le ragazze a farla da padrone, con una federazione maschile in crescita, ma ancora inferiore per numeri. Non esiste ancora un campionato misto, ma i giovanotti possono sempre candidarsi come arbitri. E non vi venga in mente che sia un ruolo di secondo piano, visto che in campo ve ne sono sette: le regole, per stessa ammissione delle interessate, sono lievemente complesse, ma non confusionarie.

Le squadre girano in senso orario, e ognuna designa un corridore (jammer) che ha il compito di sorpassare (overtake) più avversarie possibili in un tempo prestabilito, ottenendo così punti. Il resto della squadra, ora denominate blockers (bloccatrici) deve appunto impedire al pattinatore jammer avversario di svolgere il proprio compito.

Si tratta di uno spettacolo piuttosto emozionante, a volte ruvido: le contusioni sono frequenti, ma non aspettatevi necessariamente un Fight Club su rotelle, perché agonismo a parte, questo sport è interamente autogestito e le ragazze mantengono un’alta autodisciplina, cosa questa di cui vanno orgogliose. Del resto, provate voi ad allenarvi quattro volte a settimana, poi vedremo quanta voglia avrete di fare gli spiritosi.

Roller Derby  © Bear City Roller Derby / Michael Wittig, Berlin 2015

Roller Derby
© Bear City Roller Derby / Michael Wittig, Berlin 2015

Grande è lo spirito di corpo tra le giocatrici, e ciò che in Italia viene chiamato rugbysticamente il terzo tempo, qui è la norma, e tutti, giocatrici ed arbitri, puliscono insieme l’arena a fine partita.

Per chi cerca uno sport pulito, qui trova pane per i propri denti. Per chi cerca uno sport leggero, qui il primo passo è comprarsi un paradenti. Ogni giocatrice indossa protezioni, pattini (non in linea), caschetto e maglia della propria squadra, sui cui compare numero e nome: non quello di battesimo, ma di battaglia. In uno sport internazionale dove l’inglese dà sapore al tutto, vedrete nicknames come Dirty Fight, FoXy Führer, Evil Redhead, Kata Pulta.

Tifoserie e le pattinatrici sono legate a consolidate culture punk e metal che fanno di Berlino un terreno ideale di coltura e forniscono un buon bacino di crescita e sponsor.

148861_113467538804924_702765911_nIl Bear City Roller Derby è la league (collettivo) berlinese. Nato nel 2008, nel 2013 ha conquistato il gradino più alto del podio, divenendo campione nazionale della 1.Budesliga. Il campionato tedesco è diviso in tre fasce. Infatti le Berlin Bombshells. (palle di cannone di Berlino) sono la squadra di prima fascia o A-Team, dopodiché vengono le Inglorious Bombshells (palle di cannone senza gloria) e il C-Team, più il gruppo arbitrale, che fa parte in tutto e per tutto della squadra con tanto di nicknames propri, pur vestendo una più formale divisa bianca e nera. Tutto il Bear City Roller Derby fa parte dello Sport-Club Lurich 02 e.V. di Kreuzberg (noto quartiere di Berlino).

Kreuzberg è difatti l’usuale base delle operazioni della squadra; quando ci siamo recati a vedere l’incontro contro l’Amburgo (Harbour Girls, punteggio finale 296 a 71 per Berlino) i supporter berlinesi si sono portati una grancassa da batteria. L’effetto in uno stadio indoor è, diciamo, coinvolgente.

© Detlef-Bradel

© Detlef-Bradel

Ora che avete a grandi linee ricevuto una sana iniezione di spirito indipendente e pattinatore, veniamo alle ragazze che fanno parte di questa squadra che dal 2009 ha giocato in Irlanda, Regno Unito, Belgio, Svezia, Francia, Austria, Canada e Stati Uniti. Nel club giocano quasi 120 giocatrici, le quali svolgono tutte in media un anno di pratica prima di esordire in squadra.

Noi del Deutsch Italia abbiamo parlato con due delle italiane in squadra: Federica Calbini (Sixxi Blitz #23) e Aurora Facciola, (Ouch Capone #96) co-allenatrice della squadra A, le Bombshells, e proprietaria del locale Facciola, in Forsterstrasse 5. Vedremo come anche questo fa parte del gioco.

Federica, come ti sei avvicinata al Rollerderby?

Federica Facciola © Michael Wittig / Berlin Bombshells

Aurora Facciola © Michael Wittig / Berlin Bombshells

Avevo co-fondato le Bloody Wheels di Torino e, dopo essermi laureata, non volevo attendere troppo perché il Rollerderby diventasse importante; alla fine del mondiale, a Dallas, mi sono trasferita a Berlino a gennaio 2015 e da due mesi sono nell’A-Team.

Come si diventa giocatrice?
Abbiamo tre Team, all’inizio si è Freshmeat e si passa sei mesi ad imparare le basi di gioco e pattinaggio. É uno sport di contatto e prima di partecipare a qualunque gara ufficiale, o ufficiosa che sia, si passa un esame teorico e pratico detto Minimum Skills. Ora sono Coach delle Freshmeat e insegno le basi.

Dove e come giocate?
Alla Trepotwer Arena nelle partite di grande affluenza o internazionali; altrimenti a Kreuzberg (Wrangelstraße 134, N.d.a.)

Parlaci della filosofia di questo sport. Come funziona?
La filosofia di questo sport è la totale autogestione: “For the skaters by the skaters” è il nostro motto. Anche le regole vengono proposte, redatte e testate dalle stesse squadre con un sistema di votazione. Queste poi vengono corrette circa due volte all’anno. Abbiamo un comitato sponsoring, PR, allenatori, eventi, e uno apposito che segue le news a livello federale.

Mi vuoi parlare dei nicknames?
Nomi e numeri ce li scegliamo noi. Fino a dicembre questi potevano essere alfanumerici, ma per venire incontro alle culture prive delle nostre lettere (ad esempio l’alfabeto arabo o cinese) saranno solo numerici.

Quanti arbitri avete?
L’Head-Ref, un arbitro per Pack (gruppo di giocatrici) e quattro ausiliari. Abbiamo inoltre diversi allenatori, che ruotano a seconda degli impegni di gioco e non.

Avete un torneo europeo?
Sia il team A che il team B sono travel team, e ospitiamo diversi squadroni esteri, non solo europei. L’anno scorso, ad esempio, sono andata fino a Tenerife…. Il team A è quello che di solito va in America. Il tutto autofinanziato.

Come vi finanziate?
Le partite, il bootcamp (l’addestramento per reclute), attraverso iniziative parallele e merchandising.

Adesso abbiamo anche una sezione sperimentale juniores fino ai 17 anni, e sta andando bene. È una attitudine intrinseca allo sport. Organizzi “tutto” in collaborazione, anche con le squadre: si è avversarie solo in pista.

E il Team Italy?
Ha bisogno di crescere: i mondiali sono stati entusiasmanti ed allucinanti; un vero banco di prova generale. C’è molta curiosità e molte nuove leve perché, sia in Italia che qui, il retroterra culturale è decisamente Punk e molte persone sono anche attratte da questo aspetto e dalla nostra filosofia del gruppo. Sta diventando sempre più sportivo-agonistico.

© Detlef-Bradel

© Detlef-Bradel

Aurora, invece tu come ti sei interessata a questo sport?
Sono in Germania da nove anni ed un giorno un’amica mi chiese di guardare con lei una partita: sono andata a comprare i pattini subito dopo ed ho iniziato. In Italia lo sport è noto da circa tre anni. Io sono entrata in squadra a Berlino nel 2011.

E hai fatto parte della prima nazionale italiana di Rollerderby mai esistita. Com’è stato organizzare il mondiale?
La squadra di Milano, le Harpies, fece un bootcamp in nord Italia e lì fu presa la decisione su come selezionare la squadra. Fu stressante. In quattro selezionatrici abbiamo organizzato tutto: Minimum Skills, le tryout, il regolamento; tutto cercando di coordinarci con le altre giocatrici che erano a Copenaghen o Londra, senza accettare candidati residenti all’estero che non potessero allenarsi insieme a noi, in modo da creare un gruppo più compatto.

Sport fortemente autonomo e in evoluzione. Senza una federazione alle spalle è tutto più complicato?
Da ex-calciatrice ricordo una federazione femminile italiana, pur organizzata sotto l’ala della FIGC, senza soldi né interesse, molto complessa. Soffre, e deve lamentarsi ad ogni occasione. Noi nel nostro piccolo viaggiamo, abbiamo i nostri sponsor che ci sostengono, sia finanziariamente che moralmente, e cresciamo anche se abbiamo le stesse difficoltà delle squadre italiane; e tali difficoltà aumentano con l’ampliarsi degli obbiettivi che ci diamo. Ad esempio dove giocare. Adesso abbiamo un contratto con la Treptower Arena, ma non è così facile trovare un posto nuovo in caso di bisogno. Io non curo la base contrattuale, ma so che ci muoviamo attivamente anche in questo senso.

Registration for EROC 2015

Registration for EROC 2015

Come hai visto evolversi la squadra? Come la confronteresti con l’Italia?
Risultati e obbiettivi sono aumentati, abbiamo avuto una stagione di transito per gestire meglio le due squadre top: l’anno scorso siamo stati ambasciatori del movimento a livello europeo. Grazie al nostro impegno in Florida abbiamo contribuito a migliorare il ranking generale. Berlino inoltre organizza la EROC Roller Derby Konferenz e questo ha aiutato a far aumentare d’importanza la squadra.

In Italia si fondano squadre, ma a volte non hanno abbastanza giocatrici. Tuttavia è da ammirare la nostra compattezza rispetto ad altre nazioni, dove ci sono state scissioni e divisioni a livello anche organizzativo.

Come si diventa giocatrici e come affronti il tuo ruolo di allenatrice (di turno)?
MSTIl minimum skills certifica le capacità e, specificatamente, il riuscire a non farsi male e a non far male ad altri. Per questo, con un allenamento costante di almeno una volta alla settimana, bastano sei mesi. Per giocare, altri sei mesi. Le regole sono complesse, ma la conoscenza di queste è fondamentale per trovare strategie offensive e difensive, anche se come allenatrice sono predisposta più al lato motivazionale.

In questo sport entrano persone con un’età media sui trent’anni, magari senza passato sportivo. Io sono abituata alla tipica maniera italiana dove urli dietro al giocatore se sbaglia qualcosa, cosa questa qui in Germania, forse, non così usuale. Infatti quando ero appena arrivata continuavo a prendere un sacco di timeout, perché “rispondevo” agli arbitri; poi ho capito. Trovo scandaloso l’approccio al calcio italiano e soprattutto l’atteggiamento dei genitori, che interferiscono costantemente col lavoro dell’allenatore e creano un ambientaccio per i giovani, sia in allenamento che in partita. L’atmosfera qui nello sport è molto più rilassata, inoltre da tempo gioco anche come arbitro, col nome “Scream Ouch Loud”. (nomen omen)

Siamo una delle squadre più competitive in Europa ed abbiamo una struttura completamente orizzontale, inclusiva. Offriamo il miglior derby possibile, escludendo Paesi come la Svezia dove la gente proviene da sport come hockey su ghiaccio e simili. Quando abbiamo vinto il campionato nel 2013 eravamo noi stesse il nostro avversario, era fondamentale non calare di rendimento. Inoltre ora riusciamo a far giocare la seconda squadra per delle porzioni del gioco.

Mi dicono facciate quindici ore a settimana di allenamento. É vero? Che tipo di allenamento fate?
Tra allenamenti liberi e regolari sì. Addominali, fianchi, bacino e schiena sono le aree principali, ma in realtà quasi tutti gli arti vengono interessati. Da calciatrice lo noto, pattinare allunga la muscolatura.

Esiste il doping nel Rollerderby?
Solo la (poca) birra ed il vino che offro nel mio locale, il Facciola appunto, dopo le partite. Ci vuole un po’ di italianità. Ho vietato Apfelschoerle e Weissweinschoerle, così come la Diesel. Entrambe giochiamo in squadra e lavoriamo qui. Siamo anche sponsor: chi fa parte della lega ha automaticamente uno sconto, non importa che ruolo ricopra.

La prossima partita di Campionato sarà il 25 ottobre contro le RuhrPott Roller Girls, seguita da quella contro le Dresden Pioneers il 21 novembre. Se volete partecipare o siete interessate al movimento troverete tutte le informazioni su questo sito, anche per chi non parla ancora tedesco.Altrimenti passate a chiedere un bicchiere di vino la sera al Facciola.

© Detlef Bradel

© Detlef Bradel